Archivio di Gennaio 2008

Public Improvisations

Mercoledì 30 Gennaio 2008

Il prossimo Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti si terrà durante il mese di luglio 2008 con Yona Friedman (Budapest, 1923), architetto e teorico francese.
Il Corso, diretto dal 1995 da Annie Ratti, è a cura di Anna Daneri, Luca Cerizza e Cesare Pietroiusti e si propone come un laboratorio di sperimentazione artistica e teorica, condotto da artisti di rilevanza internazionale.
La XIV edizione del CSAV si terrà a Como dal 1 al 23 luglio 2008 presso lo Spazio San Francesco.
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Obstructions

Mercoledì 30 Gennaio 2008

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a cura di Maurizio Bortolotti
Ali Kazma è attento ai processi di modernizzazione, ma anche agli scompensi che questi creano. In particolare, egli focalizza la sua attenzione sulle trasformazioni che avvengono all’interno di macrorealtà economiche come quella turca, oggi soggetta a grandi cambiamenti. (more…)

L’insostenibile leggerezza dell’Eros

Giovedì 24 Gennaio 2008

 di Monica Trigona
Secondo Ovidio (Metamorfosi, X, 243 - 297), Pigmalione, re di Cipro, scolpì una statua d’avorio che rappresentava una donna nuda dalle forme perfette, che chiamò Galatea (dal greco gala, galaktos, latte), e della quale si innamorò perdutamente, considerandola il proprio ideale femminile, superiore a qualunque donna.
L’abile re scultore ritoccava ogni giorno la sua “creatura” per renderla sempre più bella e arrivò al punto di dormirle a fianco, agognando che diventasse di carne e ossa. Un giorno finalmente egli si recò al tempio di Afrodite, dea protettrice di Cipro, e la supplicò affinché il suo desiderio si avverasse e potesse far di Galatea la sua sposa. La dea acconsentì facendo innalzare le fiamme dell’altare fino al cielo per tre volte. Pigmalione a quel punto si recò velocemente nella sua dimora dove, sotto i suoi occhi, Galatea si animò. I due si sposarono ed ebbero un figlio, Pafo. Mi piace iniziare con questa leggenda, un testo dedicato ad un argomento così delicato, troppo spesso vittima di semplificazioni e confusioni semantiche. (more…)

La verità del sacchetto sventrato

Mercoledì 23 Gennaio 2008

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di Massimo Aprile
“Tu puoi lasciare il sacchetto della spazzatura ovunque ti pare, ma il sacchetto della spazzatura non lascia te”. E’ una massima ambientalista, tristemente verificata nella esperienza di questi giorni per milioni di campani. Abbiamo letto cronache d’una attualità allucinante. Una mia parente mi ha raccontato in un lungo e desolato resoconto, delle peripezie per rientrare a casa, dovendo superare mille posti di blocco, mille cassonetti incendiati e la monnezza “spalmata sulla strada come fosse nutella”. Ai napoletani che, come hanno potuto, hanno cercato di vivere con senso civico la loro cittadinanza in questi anni, assale un senso di vergogna e di scoramento. (more…)

Fuoco e Fiamme

Mercoledì 16 Gennaio 2008

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di Davide Auricchio
Nello scenario apocalittico dell’emergenza rifiuti in Campania, un progetto artistico originale e al passo con i tempi,  accorato ma  lucido, e  non per questo privo di una grande forza espressiva.
Stiamo parlando di Eco-Balla, mega-installazione del giovane e promettente artista napoletano Pino Faiello, coadiuvato per la parte progettuale dall’architetto Vincenzo Maisto,  collocata in una delle piazza principali di Giugliano, comune della provincia martoriato dai rifiuti. (more…)

La metafisica del quotidiano

Venerdì 11 Gennaio 2008

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di Davide Auricchio
L’attualità dell’arte spesso ci costringe ad una visione del contemporaneo spettacolare e distorta, sensazionale e oscena, parossistica ed inquietante, delle volte addirittura ripugnante.
Spesso e volentieri il confine tra arte e comunicazione è inesistente e l’artista veste i panni del creativo, del politico, del giornalista, delle volte finanche del critico o del filosofo.
Nel gioco sempre più diffuso dell’essere prestati ad altre mansioni, gioco ad uso ed abuso delle strategie del marketing, la figura dell’artista si delinea piuttosto confusamente quasi a suggerire un eclettismo che immediatamente diventa sinonimo di qualità.

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Trash Worship Napoletano

Martedì 8 Gennaio 2008

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di Davide Auricchio
“Un territorio che non esce dalla notte” scriveva Roberto Saviano qualche giorno fa su Repubblica. Una metafora tanto poetica quanto realistica quella dello scrittore campano, a descrivere una situazione davvero arrivata al culmine della sopportazione e della decenza.
A parte le polemiche, delle volte strumentali, altre volte più legittime e costruttive, resta da dire che le responsabilità di quanto avviene nella nostra regione da qualche settimana a questa parte non possono essere imputate esclusivamente alle amministrazioni di centro sinistra che gestiscono il territorio, andrebbero piuttosto equamente distribuite includendo rispettivamente le aziende che hanno fatto affari d’oro, i cosiddetti consorzi di  imprenditori spregiudicati, per usare un eufemismo, che hanno speculato sulla nostra pelle, e non ultime vanno sottolineate le mancanze di ciascuno di noi in qualità di cittadini, mi riferisco a un deficit di civiltà diffuso a tutti i livelli senza discriminazioni anagrafiche o di censo.
Che sia emersa una certa incapacità a livello istituzionale nella gestione dello smaltimento dei rifiuti (sono passati appena quattordici anni dal primo commissariamento) è fuori di dubbio, ma ciò non è sufficiente a spiegare la drammatica attualità dei nostri giorni, né a capire fino in fondo le proporzioni del problema.
Si, perché non stiamo semplicemente parlando di tonnellate di immondizia parcheggiate ad ogni angolo della nostra città, della nostra provincia e della nostra regione, o delle emissioni di diossina a seguito dei roghi divampati ovunque, piuttosto stiamo discutendo dei danni irreversibili inflitti al nostro territorio, del livello di inquinamento dei nostri terreni, delle nostre falde acquifere, dell’aria che respiriamo.
Sono queste le cause che hanno determinato, secondo gli ultimi dati dell’Oms, un vertiginosa impennata, circa del 14% rispetto alla media nazionale, delle incidenze di tumore al pancreas e ai polmoni, solo per citare qualche esempio. (more…)

Trash Worship

Giovedì 3 Gennaio 2008

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di Rolando Politi
Trash Worship è un modo di vivere. La pratica di questo “modus vivendi” è principalmente focalizzata sulla spazzatura di imballaggio dei beni di consumo.
Nella sua applicazione assoluta il Trash Worship tratta qualsiasi oggetto e materiale in stato di abbandono con una riverenza spirituale. La spiritualità si esprime in modo semplice ed animistico con gli spiriti del bene in perenne conflitto contro quelli del male.
In 7 anni di esistenza si è sviluppata una certa mitologia folcloristica raccolta in un non meglio denominato “libretto di preghiere”…the Prayer Book.
Gli adepti praticanti sono chiamati “Yanbukis”. La missione dei Yanbukis è quella di sensibilizzare la società non solo sul valore ecologico di riutilizzo di “Trash” ma anche sui valori mentali terapeutici che si ottengono con la sistematica pratica di separare, pulire e ricostruire oggetti di rifiuto.
Uno Yanbuki praticante acquisisce un forte senso di benessere fisico mentale nei confronti di un non praticante che troppo spesso rimane frastornato, frammentato e deluso dalla civiltà dei consumi.
La “Trash Worship Society” essendo una “situazione”, uno stato d’animo ed un potenziale movimento non può identificarsi esclusivamente con i segmenti artistici di “trash art”, “recycling art” e “found objects”, altrimenti correrebbe il rischio di alienare i settori sociali che più avrebbero bisogno di questo metodo di educazione spirituale: in definitiva gli strati sociali più bassi che praticamente vivono circondati da trash di ogni tipo!!!
Comunque, spesso Trash Worship può servire d’ispirazione per artisti operanti in quei segmenti.
I metodi di presentazione sono diversi, da teatro di strada (trash burattinaggio) a veri e propri riti, processioni e installazioni (santuarii pubblici)…etc.
Concludo con una opinione sul RECYCLING. Non mi oppongo in linea di massima al concetto del RECYCLING che è un perno universale di tutta la vita organica, ma alle pratiche del RECYCLING così come sono offerte dalla società.
In definitiva il RECYCLING disponibile per il cittadino non fà altro che restituire al sistema lo stesso materiale che ritorna ad imballare gli stessi insignificanti e scadenti beni di consumo.

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Soap Opera

Giovedì 3 Gennaio 2008

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Testo di James Putnam
La 41 artecontemporanea presenta la prima personale a Torino dell’artista francese Pierre Yves Le Duc che espone una serie di disegni del ciclo Soap Opera. Le carte ripercorrono l’evoluzione di un’onda e la sua dissoluzione nel tempo. L’immagine nasce dal movimento circolare di una spugna insaponata passata su una superficie nera specchiante; le tracce di schiuma, consumandosi, creano le varie fasi di saturazione dell’opera.
La serie di disegni che compone Soap opera si articola come una sequenza in cui ad ogni foglio l’artista introduce variazioni minime aprendo la ripetizione all’intenzione cinetica. La successione veloce delle immagini riporta alla visione mobile del cinematografo e alla dimensione ciclica dell’onda, ed il titolo, per ironica coincidenza, rimanda alla dimensione sociale e televisiva di infiniti programmi a puntate che si succedono nella ripetizione differente.
I segni bianchi e neri che strutturano l’immagine evocano tecniche grafiche come xilografia o linoleumgrafia, tecniche che utilizzano il colore puro e incisivo richiamando la grafica espressionista tedesca o austriaca nella portata  comunicativa, emozionale, a tratti violenta, dell’immagine. Allo stesso tempo bianco e nero accentuano la distanza dell’artista dal soggetto, riconducendolo a icona e oggetto simbolico di ricerca.

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