
BOOTH B 20
GRAND PALAIS, PARIS
23 – 26 OCTOBER 2007

L’artista olandese trae ispirazione per le proprie opere da eventi e periodi storici e ricostruisce in studio, ricorrendo a differenti tipologie di materiale cartaceo, ambienti, situazioni e personaggi attraverso l’utilizzo di modellini in scala o di set e attori a grandezza naturale, per poi fotografarli e, in alcuni casi, procedere alla loro manipolazione digitale.
Il risultato è la creazione di un universo narrativo decontestualizzato e indipendente dalla realtà storica da cui trae la sua origine.
(continua…)

di Luca Cordoni
La disarmante semplicità di questa professione di fede e rispetto verso il divenire temporale nella ricerca della resa dell’esistente, ben si concilia con lo spirito di essenzialità che anima i non pochi estimatori della fotografia stenopeica.
Chi parla è chi espone i propri lavori intrisi di tempo e di mistero: il fotografo bergamasco Danilo Pedruzzi, che ha presentato una selezione dei suoi scatti stenopeici degli ultimi cinque anni al Caffè Letterario di Bergamo, ormai acclarato motore di ricerca e di promozione delle più vivaci tendenze celebrali bergamasche.
La mostra si divide in due sezioni in bianco e nero, distinte per soggetto e diversità dell’approccio fotografico. Sulla parete di destra, antistante il bar, è in scena la ricerca accuratissima fatta in studio, della resa del chiaro e scuro dei fiori, ottenuta con tempi di esposizione biblici: 55 secondi, quanto necessita il materiale foto sensibile, in questo caso una lastra “tipo polaroid”, ad impressionarsi e a restituire nella stampa a contatto un effetto vintage ed impolverato dal tempo che ha lasciato il peso ineluttabile del suo passaggio.
di Ascanio Celestini
Dietro al ricciolo teso, nella controra di questo calcio senza spettacolo riconsegna il sudore e la fatica al silenzio che meritano. E questo abbassamento di volume è un atto politico e perciò anche umano e sportivo. Lo stadio torna a essere solo un campo da calcio come quello delle partitelle dei ragazzini dove non ci stanno spettatori. In quei prati con le porte fatte da due zeppi o un paio di giacche che segnano i pali non ci sta manco l’arbitro, perché tutti vogliono soltanto giocare. E spesso tutti stanno in attacco. Se qualcuno si avvicina viene tirato dentro come Giorgio, Giannetto, Carlo, il Moro che al Trullo cinquant’anni fa chiamavano Pasolini «Fermete, a Pa’, dà du’ carci co’ nnoi!» e in mezzo ai venticinquenni un po’ stempiati e con qualche annetto di galera c’erano i fratelli minori di primo pelo a giocare tra i lotti della borgata. Giorgio pareva Carlo Levi, Giannetto era Moravia e il Moro sembrava Elsa Morante quando s’arrabbia. E in mezzo alla polvere e alle pallonate ci poteva stare pure qualche silenzioso spettatore, magari un po’ scucchione e greve con la bocca amara e chiusa o aperta e piena di denti come gli spettatori di Cicarè.

The booming business of Terracycle Corporation ($8mills this year, $15 mills next year), does not hold up to our ethical standards of local enterprise building by and for the locals.
According to an article written about Terracycle (WSJ July 1,2008) this company has set up a network of well meaning volunteers to collect for them “wrappers” and “pouches” at the miserable price of two cents per piece!!!!
trash collecting brigades they call them.

Diego Canato, Promenade, Installazione, video, sonoro dimensioni ambiente, 2008, Courtesy Troubenbach Galerie
TORINOver 08 – Everywhere you come from
a cura di Elisa Lenhard
Palafuksas, 09-28 ottobre 2008
Viatico media partner dell’evento.

Apostles of the visual disobedience, Shepard Fairey (aka. Obey) and D-face, are now amongst the most talented and famous artists in street art. As D-face claims “I want to encourage people to not just see , but to look at what surrounds them and their lives, re-thinking and reworking cultural figures and genres to comment on our ethos of conspicuous consumption”. Shepard Fairey adds that in his art, his aim “is to reawaken a sense of wonder about one s environment, to stimulate curiosity and bring people to their relationship with their surroundings”.

Arte\Architettura\Città Contemporanea 15
di Fabrizio Tramontano
Nel suo “Trattato di Architettura” in forma dialogica che descrive il progetto di una città ideale dedicata a Francesco Sforza (1460), il Filarete “acciò che ognuno possa intendere a edificare sue abitazioni”, disegna un alloggio “tipo” per “ciascheduna facultà di persone”.
Attribuendo alle case delle diverse ”qualità d’uomini” – piccolo, mezzano, grande – le proporzioni degli ordini classici per il disegno delle piante, degli elevati e delle aperture degli edifici, lo scultore\architetto fiorentino estende anche al mondo degli uomini l’applicazione la relazione analogica riservata da Vitruvio al rapporto tra il carattere delle divinità e la forma del tempio appropriata a ciascun carattere.
(continua…)