La Saggezza delle Streghe

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di Giudi Scotto Rosato 

Robert Kaplan, collezionista d’arte contemporanea virtuale, varca nuovamente la soglia del reale con l’allestimento della settima mostra: La saggezza delle streghe - John Giorno (23 settembre - 15 dicembre 2007, palazzo Spinelli - Napoli).

I Poem Prints del poeta italo-americano John Giorno animano e colorano le pareti della galleria, già pervasa dalle atmosfere della “Beat Generation” con la precedente esposizione su Bernard Heidsieck e Francoise Janicot. 

Semplice e complesso, visivo e sonoro scandiscono una emozionalità sincera, dissacrante, senza sovrastrutture ritondanti: John Giorno estende la dimensione della poesia.

Il motore di ricerca della sua esplorazione creativa è scrivere, registrare, trasmettere, recitare, disegnare poesia, mettendone in discussione il modello saldamente affermato nella tradizione (ossia un organizzazione testuale di tipo cronologico, simmetrico e orizzontale).

La demitizzazione dell’arte al servizio della forma scritta e la volontà di manifestare una nuova capacità ideativa e tecnica spingono John Giorno a recuperare supporti rimossi o inediti: dalla voce all’immagine, fino alle nuove tecnologie. La poesia diviene oggetto di fruizione più totale, in grado di mettere in gioco i diversi sensi dell’uomo.

La consapevolezza della stratificazione del segno verbale permette al poeta di liberare la propria esperienza artistica da una modellistica sedimentata e di scoprire spazi non ancora esperiti. Una esplorazione che induce John Giorno a lavorare empiricamente sulla dimensione iconica e acustica del testo poetico, stabilendone possibilità fin’ora ignote.

Il poeta sperimenta l’aspetto visuale e la traccia sonora della parola, ne studia le caratteristiche mettendole alla prova, spesso la riproduce “artificialmente” con strumenti elettronici e multimediali: persegue, insomma, una rinnovata dialettica tra ricerca sperimentale e comunicazione estetica. La riscoperta del corpo - sede del gesto vocale che veicola le parole - gli consente di maneggiare un materiale incontaminato, rispetto al quale i libri e le riviste gli appaiono insufficienti. È la performance poetry a costituire la vera poesia. Giorno rifiuta di imprigionare il testo in forme espressive statiche o contemplative poiché incapaci di cogliere la realtà nella sua molteplicità, nel suo movimento incessante. La parola parlata gli consente, invece, di immedesimarsi nell’oggetto estetico, di viverlo dal di dentro, di personificarne la forza, l’energia comunicativa.L’esplorazione di John nel regno delle dimensioni “altre” genera rinnovate situazioni ed opportunità di comunicazione, mettendo in contatto la poesia con un nuovo destinatario, il pubblico. Tutti i momenti di intrattenimento della vita comune diventano per il poeta occasioni possibili per l’arte: guardare la televisione, ascoltare la radio, i dischi, usare il telefono e andare a concerti rock.

La rottura delle abitudini percettive e intellettive perseguita dall’artista italo-americano è, pertanto, sostenuta dal tentativo di rendere acquisibili i nuovi schemi. L’arte non si richiude in se stessa, ma spalanca le proprie potenzialità creative nel tentativo di porsi come comunicante.

Il modus operandi della poetica di John è il Giorno Poetry System, un’organizzazione nata con l’intento di svincolare la poesia dal predominio dell’editoria e di arrivare al pubblico attraverso canali alternativi.

Dal 1965 - anno della fondazione - il Giorno Poetry System ha prodotto migliaia di CD e di film, di performance e di libri, oltre a mettere in moto un’iniziativa importantissima contro la diffusione dell’AIDS.

John Giorno non pone semplicemente in discussione il tradizionale modello poetico, enfatizzandone i limiti espressivi. Egli, avvertendo i cambiamenti culturali in atto, si rende conto che un sistema di rapporti formali - relativo a un contesto storico, sociale, culturale di altro genere - risulta inefficace per esprimere una visione del mondo rinnovata.  Giorno, riconoscendo la parola scritta come alienata, ne demistifica i presupposti con la consapevolezza di scegliere non solo un’inusuale forma estetica, ma anche un’altra situazione culturale e sociale di riferimento.  In quest’ottica egli realizza il Dial A Poem (una linea telefonica attraverso la quale poter ascoltare cinque minuti di poesia, pagando pochi centesimi), e il Dial-A-Poem Poets (duecentocinquanta poeti per quaranta cover di compilation).

Il Dial A Poem inaugura una nuova era nei sistemi di comunicazione. Per la prima volta le telecomunicazioni sono impiegate per trasmettere un messaggio culturale a un vasto pubblico.

Nel 1970, presso il “Museum of Modern Art” di New York, viene dato l’avvio all’industria del Dia-A-Qualcosa: dal Dial-A-Joke al Dial-A-Sport, al Dial-A-Horoscope, fino al Phone Sex, ai famosi numeri 999.

In virtù di questa rinnovata “gestione” della significazione, i poemi di John - taglienti lamine di testi, slogan, luoghi comuni - denunciano le contraddizioni di una società, tristemente coperta dal velo dell’ipocrisia: frammenti di frase illuminano riflessioni provocatoriamente inattese, eppure evidenti.

Negli ultimi anni, brevi sequenze di testi - talvolta estrapolati da poemi più estesi - sono adoperati da Giorno per realizzare i Poem Prints: l’esperienza dell’opera poetica non si risolve soltanto nella sonorità della performance, ma anche nell’immediatezza dissacrante di uno sguardo.

L’ordinata esplorazione dei caratteri grafici e tipografici e la meditata combinazione dei colori - tenui o aggressivi - determinano un armonico ed efficace percorso di significazione: la precisa coreografia tra gli universi linguistici e figurativi attualizza una chiara sintesi, massima concentrazione dell’energia comunicativa (logica dell’ottimizzazione).        

Giorno scevra ambiguità e oscurità, ottimizzando gli strumenti di accesso al senso: la confusione mistificatrice è soffocata da immagini folgoranti, dal sorprendente impatto comunicativo.

L’esposizione La saggezza delle streghe - curata da Nathalie Heidsieck, personificazione concreta del mondo virtuale di Kaplan - penetra l’attività visiva del poeta italo-americano non archiviandola, ma rimettendone in gioco le valenze creative e cognitive.

Serigrafie colorate e disegni a matita denudano e scarnificano una realtà incoerente, recuperata dai meandri più turpi: “Just say no to family”; “Life is killer”; “Voglio essere sporco e anonimo”.

Lo spazio allestito non si basa su una singola veduta specifica, ma risulta dalla sintesi di diversi punti di osservazione.

Ecco la rappresentazione verbo-visiva della saggezza delle streghe, ordinatamente raccolta in otto pannelli (screenprinted poem, 50×70 cm), suddivisi idealmente dall’utilizzo della lingua inglese e della lingua italiana. 

Stringhe colorate si susseguono in rapida successione, materializzando frammenti di frasi tese a smitizzare l’immaginario della strega cattiva. La significazione non è affidata al singolo elemento, bensì al blocco colorato della sequenza testuale, la cui struttura è data dall’insieme delle relazioni che trattengono tra di loro gli elementi.

Ecco la serie Welcoming the flowers (raccolta di diciotto screenprinted poem, 42×42 cm) configurare sulla parete opposta un mazzo di fiori.

Ciascun pannello è realizzato intorno al nome di un fiore, natura estraniata dall’irruenza di una realtà disillusa, priva di false stigmatizzazioni: dai valori della famiglia alla religione, dalla droga all’alcool.     

La traccia verbale acquista tanta più rilevanza, proprio perché emerge da uno sfondo uniforme e sconfinato; la sua potenza espressiva emette energia e vitalità grazie a un’ampiezza emozionale che va oltre all’usuale enciclopedia di riferimento.

Ecco i frammenti di slogan in italiano animare la parete interrotta dallo scavo delle finestre: “È peggio di quanto pensassi”; “Meno hai più hai”; “Voglio essere sporco e anonimo”.

Si tratta di disegni a matita: i segni verbali svaniscono nel candore dello sfondo oppure, anneriti, vi sovrastano. L’uso della matita graffia il fondo e contribuisce alla resa delle ombre e dei volumi, che conferiscono ancora più incisività alla immediatezza demistificante della frase.

Spiritualità - che ha le sue radici nel Buddismo, la religione di John - e provocazione, denuncia corrosiva ed emozione patteggiano un complesso ed inteso orizzonte di commensurabilità.

Così Giorno incrementa e promuove la sua esperienza creativa, forgiata da importanti collaborazioni: il sodalizio artistico e sentimentale con Andy Warhol, l’amicizia e i progetti artistici realizzati con alcuni dei maggiori artisti e poeti del secolo, da Jasper Johns a John Cage, da Robert Mapplethorpe a Brion Gysin, oltre, naturalmente, l’esperienza poetica della “Beat Generation”, condivisa con autori come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, con il quale ha realizzato centinaia di performance e ha costruito un profonda amicizia.

John continua a cercare l’impulso necessario per creare altro, per progredire nel suo percorso artistico, evitando il ripiegamento su se stesso.

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