William Kentridge: Strade della città

WK_10bis

di Fabrizio Tramontano (Scroll down for English text)
Il progetto concepito per il salone degli arazzi d’Avalos nel Museo di Capodimonte di Napoli, è frutto di un lungo lavoro di preparazione in stretta collaborazione tra l’artista, l’atelier di tessitura diretto da Margareth Stephens in Sudafrica, la galleria Lia Rumma, la “Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli” ed, infine, l’Electa che ha edito il catalogo della mostra (al quale si rimanda per informazioni più dettagliate sulla mostra).


Chi scrive è stato incaricato nel novembre 2007 da Lia Rumma di svolgere un lavoro di ricerca preliminare di selezione e reperimento della cartografia – orientato principalmente sulla produzione del prestigioso istituto cartografico del Regno di Napoli, il primo ad essere fondato in Italia e tra i primi nel mondo – da sottoporre all’artista in originale ed in riproduzione, e da questi poi impiegata come supporto o come sfondo nel ciclo di opere dedicato alla città.

WK_5bis

Così al termine di questo processo di andata e ritorno delle immagini, figure disegnate o in silhouette di viaggiatori erranti, di globi e megafoni che si muovono sulle “zampe posteriori” e di nasi gogoliani “in cerca di una terra promessa” percorrono in groppa a più o meno scheletrici o eroici cavalli, o campeggiano immobili, insieme a chiassose o dolenti processioni di ombre e a immagini di muse picassiane e di sirene ieratiche (quanto ironiche) i luoghi della geografia biblica, i territori montuosi e marini del Regno di Napoli, il suo mitico golfo e i campi flegrei, le strade reali o reinventate delle piante della città di Napoli e di Mosca, ed inoltre, le pagine di un “Trattato di Commercio e di Navigazione tra sua Maestà il Re delle due Sicilie e la Imperatrice di tutte le Russie” (del 1785), nonché i “Modelli per la Formazione, dei Registri degli Atti dello Stato Civile” promulgati a Napoli con i “Regali Decreti -Titoli del Codice Napoleone”, a firma di Giuseppe Napoleone nel 1807.
In un viaggio attraverso la geografia e la storia dei luoghi, Kentridge intesse una serie di relazioni (casuali, inventate o documentate) tra la Napoli greca e illuminista, giacobina e napoleonica – oggetto a più riprese di restaurazioni cruente – e, infine, “Porta dell’Impero Fascista”, e la Russia imperiale e poi staliniana, intrecciando nei luoghi la parabola del passaggio repentino dall’affermazione dell’Utopia della ragione al trionfo dell’assurdo e della disillusione. “Follia” è scritto in caratteri cirillici sul cavallo rampante sovrapposto al collage della pianta anni trenta di Mosca (che presenta in alto anche uno dei progetti di concorso per il palazzo dei Soviet). La scritta: “L’incidente è chiuso”, frammento del testo lasciato da Majakowsky prima di suicidarsi, è posta invece su un dettaglio ingrandito di una magnifica carta manoscritta del Regno, custodita nella Biblioteca Nazionale di Napoli, e divenuta arazzo duecento anni dopo la sua prima redazione, senza mai essere divenuta incisione.

WK_3bis

L’allestimento della mostra, così come la composizione del catalogo, sono anche questi frutto di un processo d’interazione e confronto con l’artista. Una serie di schemi di disposizione degli espositori per i documenti e delle sculture, che teneva conto, tra le altre cose, delle norme sulla sicurezza dei luoghi pubblici che impongono il rispetto di distanze fissate tra gli oggetti nel percorso di visita, sono stati fusi insieme sul luogo da Kentridge, introducendo degli elementi di varietà – cambi di direzione e di accento, pause, rotture dell’ordine geometrico – tendenti ad istituire delle relazioni privilegiate tra le cose, e leciti solo all’artista che presenta la propria opera.
Disallestita, infine, la mostra il tre maggio, dopo due non pubblicizzate estensioni di durata, l’epopea tessile del naso di Gogol, che fa un pò casualmente il verso a quella di Don Chisciotte (concepita proprio a Napoli dal Vanvitelli per le stanze della Reggia di Caserta, ed ora al Quirinale), lascerà nuovamente il posto – si spera in un’atmosfera meno cupa – all’epopea affatto giocosa di Carlo V e del suo viceré di Napoli nella battaglia di Pavia (1525), costata al solo esercito francese più di diecimila morti.

Streets of the city
The project designed for the d’Avalos Tapestry Room in the Museum of Capodimonte in Naples, is the result of long and painstaking preparatory work. The work was undertaken in collaboration with the artist, the weaving atelier run by Margaret Stephens in South Africa, the Lia Rumma Gallery, the “Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli” and lastly the Electa publishing house which published the exhibition catalogue (and which can be consulted for more detailed information on the exhibition). 
I was commissioned by Lia Rumma in November 2007 to carry out preliminary research work designed to find and select old maps – either originals or reproductions – to show to the artist. The research focusing mainly on the production of the prestigious cartographic institute of the Kingdom of Naples, the first to be founded in Italy and one of the first such institutes in the world. These maps were then used by the artist as the support or background for a cycle of works devoted to the city of Naples.
At the end of this process of going back and forth between images, drawn or silhouette figures of wandering travellers, globes and megaphones moving on their “hind legs” and Gogol-like noses “in search of the promised land” ride almost skeletal or heroic horses, or stand out in their stillness, together with raucous or grief-filled processions of shadows and images of Picassoesque muses and solemn (and ironic) sirens. They inhabit the places of Biblical geography, the mountainous and coastal landscapes of the Kingdom of Naples, its legendary bay and the Phlegrean Fields, and real or reinvented roads from the maps of Naples and Moscow. They are also to be found in the pages of a “Treaty of Commerce and Navigation between His Majesty the King of the Two Sicilies and the Empress of all Russias” (dated1785), as well as on the “Models for Records of the Civil Register” issued in Naples with the “Royal Decrees – Deeds of the Napoleonic Code”, signed by Joseph Bonaparte in 1807.
In a journey through the geography and history of these places, Kentridge has created a series of links (random, invented or documented) between the Greek, Illuminist, Jacobin and Napoleonic city -  the subject of repeated cruel restorations – and lastly “Porta dell’Impero Fascista” (Gateway of the Fascist Empire), and Imperial and subsequently Stalinist Russia; Kentridge incorporates these places into the parable of the sudden transition from the affirmation of the Utopia of reason to the triumph of the absurd and disillusionment. “Follia” (Madness) is written in Cyrillic characters on a rearing horse superimposed on the collage of a thirties map of Moscow (in the upper part of which there is one of the projects for the competition for the Soviet building). The words: “L’incidente è chiuso” (The incident is closed), a fragment of the text left by Majakowsky before committing suicide, is placed on an enlarged detail of a magnificent manuscript map of the Kingdom of the Two Sicilies from the National Library of Naples, which, two hundred years after being drawn, has become a tapestry without ever becoming an engraving.
The preparation of the exhibition, like the creation of the catalogue, are also the result of a process of interaction and discussion with the artist. A series of schemes for the display  of the vitrines  for the  documents and the sculptures, which took account, among other things, of the safety regulations of public places that require respect for the distances between the objects in the itinerary of the exhibition, were combined by Kentridge in situ. The artist introduced elements of variation – changes in direction or emphasis, pauses or breaks in geometric order – which tended to create privileged relations between things and are only legitimate for the artist who presents his own work.
The exhibition was finally dismantled on 3rd May after two unpublicised extensions. The woven epic of Gogol’s nose almost accidentally pokes fun at the epic story of Don Quixote (which had been designed at Naples by Vanvitelli for the rooms of the Palace of Caserta, and now in the Quirinal); now it will once again give way – hopefully with a slightly less gloomy atmosphere – to the extremely serious epic of Charles V and his viceroy in Naples at the battle of Pavia (1525), which costed the French army alone over ten thousand lives.

Lascia un Commento