Archivi per la categoria ‘approfondimenti’

William Kentridge e Milano

domenica, 22 maggio 2011

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di Fabrizio Tramontano
In occasione dei numerosi eventi che la città di Milano ha dedicato all’artista nel marzo 2011 – “William Kentridge & Milano. Arte, musica, teatro”, a cura di Francesca Pasini (Palazzo Reale 16 marzo – 3 aprile; 15 e 19 marzo, concerto-performance, con musiche di Philip Miller, pianisti Philip Miller, Idith Meshulan e Vincenzo Pasquariello); mostra personale, inaugurata il 19 marzo dalla conferenza performance: “I Am Not Me the Horse Is Not Mine”, ed in corso fino a metà maggio presso la galleria Lia Rumma; esposizione dell’opera “What Will Come (has Already Come”)

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INNOCENTE

martedì, 9 novembre 2010

di Achille Bonito Oliva
L’arte e la critica partecipano alla produzione materiale del pensiero. L’arte mediante una sua messa in opera, visiva quanto lampante, la critica attraverso la traduzione in pensiero riflesso, mediato dalla scrittura. Ma sia l’arte sia la critica elaborano una visione che non punta più sulla totalità, bensì sul frammento e sulla deriva. Consapevoli che ogni totalità, ogni aspirazione di conoscenza totale significa pur sempre fondazione di un sistema totalitario del pensiero che esclude l’irruzione della realtà, che spesso non si lascia guardare ma ci assale e ci sale da dietro le spalle.

 

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William Kentridge: Strade della città

giovedì, 15 luglio 2010

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di Fabrizio Tramontano (Scroll down for English text)
Il progetto concepito per il salone degli arazzi d’Avalos nel Museo di Capodimonte di Napoli, è frutto di un lungo lavoro di preparazione in stretta collaborazione tra l’artista, l’atelier di tessitura diretto da Margareth Stephens in Sudafrica, la galleria Lia Rumma, la “Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli” ed, infine, l’Electa che ha edito il catalogo della mostra (al quale si rimanda per informazioni più dettagliate sulla mostra).

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L’Arte Islamica

mercoledì, 30 dicembre 2009

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di Davide Auricchio
Nella varietà degli spunti che in questi anni l’appuntamento “Arte e Metafisica. Tracce di un percorso nella memoria” ha proposto ai lettori nelle pagine di Viatico, un itinerario tanto audace quanto avventuroso, non poteva mancare un piccolo contributo all’Arte Islamica.
Pur nella complessità che tale argomento pone, non ultime le vicissitudine della politica nazionale e internazione con le connesse questioni di ordine culturale e sociale che infervorano il dibattito da una parte e dall’altra, la scelta trova una sua più semplice e concreta giustificazione nella natura stessa dell’Arte Islamica, nel concetto che, salvo qualche rara eccezione, sempre sottende alle straordinarie manifestazioni di questa civiltà.

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Collaudi. Omaggio a F.T.Marinetti

venerdì, 23 ottobre 2009

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Marco Cingolani, Immacolata Concezione, 2009, olio su tela/Oil on canvas, cm 250×300, credito fotografico Paolo Vandrasch, courtesy Box Art Gallery, Verona

di Davide Auricchio
A parte le polemiche tendenziose o le provocazioni a mezzo stampa di Luca Beatrice, curatore della mostra insieme a Beatrice Buscaroli, intelligenti e a quanto pare perfettamente riuscite – ad oggi il numero di visitatori è da record – il Padiglione Italia quest’anno offre una panoramica piuttosto ampia e variegata sull’attualità dell’arte italiana.
Basti pensare che, a differenza dell’ultima edizione dove figuravano soltanto Penone e Vezzoli – per carità nessuno vuole mettere in discussione la qualità dell’opera di un Giuseppe Penone – questa volta abbiamo una più nutrita compagine di artisti italiani – sono venti – con un’ età media che oscilla dai quaranta a quarantacinque anni, a dimostrazione del fatto che l’arte italiana non gode di cattiva salute e che la pittura italiana mantiene una qualità elevata e peculiarità perfettamente riconoscibili in un contesto internazionale fortemente globalizzato.
In più, c’è un filo rosso che lega i lavori di questi artisti italiani, come vedremo meglio più avanti, ossia il centenario del Manifesto Futurista di cui non si celebrano nostalgicamente i fasti trascorsi ma l’assoluta attualità di questo movimento il cui impatto sulle teorie e le pratiche dell’arte è ancora lontano dall’esaurirsi.

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William Kentridge, ombre e proiezioni

martedì, 10 marzo 2009

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photo: John Hodgkiss, courtesy the William Kentridge Studio

di Fabrizio Tramontano
Un uomo si sveglia una mattina senza il naso.
Le poche pagine del racconto di Gogol “Il Naso” del 1837, descrivono i tentativi dell’assessore di collegio Kovalèv di rintracciare e riappropriarsi del suo organo del senso (e dell’olfatto) e delle parallele solitarie avventure di questo per le vie di San Pietroburgo. In realtà è stato lo stesso naso a fuggire; quando Kovalev lo ritrova, il naso è in uniforme, indossa il cappello con le piume di consigliere di stato, e respinge il suo proprietario: «Vi sbagliate, egregio signore.

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UNO STALKER NELLE VELE

mercoledì, 18 febbraio 2009

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racconto inedito di Maurizio Braucci
Così, quando udimmo dalla casa in fiamme un canto melodioso, noi due, sotto il cielo stellato della notte, ci ridestammo dall’ammirare la rovina della periferia a nord della città. Era stato il mio compagno a condurmi laggiù, lo scrittore ubriaco di santità che in quei luoghi cercava, a suo dire, l’umano che perde l’anima mentre prega e bestemmia. Sei ore prima l’avevo incontrato nelle corti del palazzo Amendola, era sulle tracce di un antropologo americano che lì, tra i diseredati, aveva vissuto per tre anni.
Lo vidi che girava con il libro di quello infilato nella tasca del cappotto, le pagine zeppe di annotazioni a matita, una guida che egli consultava avidamente alla ricerca di una fontana rotta che risultò poi inesistente. “Se non conosci Thomas Belmonte” prese a spiegarmi nel suo meticoloso italiano “Non capirai mai perché New York si trova sul medesimo parallelo della tua città”. Ero stato attratto dal suo modo di pronunciare la parola “anima”, una sensualità innocente veniva fuori dalla lentezza con cui ne scandiva le sillabe, come se non fosse un suono ma un rimpianto. Il più della nostra conversazione era stato all’insegna della cordiale esultanza con cui siamo soliti intrattenere gli stranieri, la recita partenopea, il fingere che è dolore il dolore che davvero sentiamo, mi aveva posseduto di fronte al mio interlocutore. Egli ritenne di trovarsi con uno abbastanza stupido da ripetergli a memoria, senza invenzioni, il messaggio veritiero della comunità di cui faceva parte, forse per questo si intrattenne con me fino al calare della notte.

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Occhi che guardano & “cervelli che funzionano”

martedì, 18 novembre 2008

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Arte\Architettura\Città Contemporanea 16
di Fabrizio Tramontano
Il 3 ottobre si è inaugurata, frutto di una collaborazione tra un ente pubblico, la Provincia di Milano ed un soggetto privato, la Fondazione Hangar Bicocca, la grande mostra antologica di Alfredo Jaar per Milano, a cura di Gabi Scardi e Bartolomeo Pietromarchi.
Arricchisce la mostra un progetto di arte pubblica appositamente concepito dall’artista per il nostro paese intitolato Questions, Questions, un’azione\indagine che s’interroga sulla consapevolezza del ruolo ed il valore attribuito dalla gente e dalle istituzioni alla cultura. 
Il progetto si concluderà come la mostra a fine gennaio, con un incontro pubblico nel quale saranno discussi i risultati dell’opera in forma d’inchiesta. Oltre alle pareti e superfici urbane coperte di manifesti che pongono i quindici quesiti costituenti il progetto, alle fiancate di autobus e di tram, agli inserti di quotidiani e settimanali, e alle cartoline in distribuzione da imbucare con le risposte a tali interrogativi, sono due gli spazi espositivi coinvolti dalla mostra: lo Spazio Oberdan e l’Hangar Bicocca.
Il primo, lo spazio pubblico gestito dalla Provincia, completamente trasformato nelle sue problematiche gallerie espositive  con un nuovo allestimento temporaneo progettato dall’artista, propone opere di formato più piccolo. L’animazione digitale a monitor Embrace (1996) apre la mostra al termine di un breve cannocchiale prospettico costituito da pareti e pavimento neri. Seguono semplici stampe laser incorniciate come Untitled (Newsweek) del 1994, la presentazione delle diciassette copertine del settimanale americano dedicate prevalentemente alla telenovela di O. J. Simpson, corredate di note che segnano le tappe del contemporaneo ed ignorato genocidio in Ruanda;
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Clegg & Guttmann: Studiolo Nuovo

lunedì, 6 ottobre 2008

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Arte\Architettura\Città Contemporanea 15
di Fabrizio Tramontano

Nel suo “Trattato di Architettura” in forma dialogica che descrive il progetto di una città ideale dedicata a Francesco Sforza (1460), il Filarete “acciò che ognuno possa intendere a edificare sue abitazioni”, disegna un alloggio “tipo”  per “ciascheduna facultà di persone”.
Attribuendo alle case delle diverse ”qualità d’uomini” – piccolo, mezzano, grande – le proporzioni degli ordini classici per il disegno delle piante, degli elevati e delle aperture degli edifici, lo scultore\architetto fiorentino estende anche al mondo degli uomini l’applicazione la relazione analogica riservata da Vitruvio al rapporto tra il carattere delle divinità e la forma del tempio appropriata a ciascun carattere.
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Arte e Metafisica XII

lunedì, 4 agosto 2008

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di Davide Auricchio
In questo ennesimo episodio di Arte e Metafisica – Tracce di un percorso nella memoria procederemo ad analizzare più specificamente i tre principali iconotipi di Cristo che caratterizzano l’arte del IV e V secolo.
L’individuazione di questa tripartizione tipologica segue piuttosto fedelmente le indicazioni fornite dallo stesso studioso americano e rappresentano le fondamenta di tutta l’impalcatura teorica di Mathews.
Tale organizzazione della ricerca permette altresì di procedere secondo una classificazione tipologica che favorisce le comparazioni tra momenti e luoghi diversi della cristianità del IV e V secolo.

1. Cristo filosofo
Come abbiamo già anticipato nel capitolo introduttivo, i cristiani del IV secolo erano impegnati ad ampliare il loro repertorio di immagini “succinte e slegate”, sicché a fianco di queste fanno la loro prima comparsa immagini più ambiziose ed articolate, composte di gruppi più ampi di figure con precisi riferimenti ai luoghi teatro degli eventi narrati.
Abbiamo anche visto come  tra i nuovi soggetti introdotti in questo periodo spiccano l’Ingresso di Cristo a Gerusalemme, l’Adorazione dei Magi, il Cristo in un’aureola di gloria e come, nell’ambito dell’interpretazione imperiale, queste immagini costituiscano argomenti probatori di grande rilevanza.
In particolare, a proposito dell’Ingresso a Gerusalemme, molti storici dell’arte hanno sostenuto le più significative connessioni con l’arte e l’immaginario imperiale, interpretando questa scena come adventus imperiale, ovvero come la cerimonia di presentazione pubblica dell’imperatore ai suoi sudditi nelle grandi città del suo impero.
Tuttavia, Mathews presenta questa analogia come superficiale offrendo una serie di considerazioni molto dettagliate: innanzitutto il fatto che “a qualsiasi cittadino importante poteva essere riservata un’accoglienza d’onore al momento di entrare in una città; non si tratta di un avvenimento specificamente imperiale” .
A questo proposito lo studioso americano cita un episodio di cui è protagonista Catone  il Giovane, il quale con grande stupore si imbatte, fuori le mura di Antiochia, nella folla festante per l’adventus riservato a un liberto di Pompeo, di nome Demetrio.
A dire che nella tarda antichità l’accoglienza del nobile che rientrava nelle sue proprietà era molto diffusa  sicché appare avventato interpretare il fatto che Cristo fosse ricevuto con qualche cerimonia come giustificazione della lettura imperiale di questo tema.
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