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	<title>Viatico Art Magazine &#187; news</title>
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	<description>Blog d'Arte e Cultura contemporanea - Since 1996</description>
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		<title>Koka Ramishvili: Double V</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 08:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Alberto Mugnaini
Nel lavoro di Koka Ramishvili la sperimentazione di media differenti è funzionale a una inesausta volontà di affrontare i problemi relativi alla formazione delle immagini e alla loro pretesa aderenza alla realtà fenomenica. L’interrogazione sul percorso che intercorre “dal documento all’immagine”, in un incessante movimento di verifica, diventa per l’artista una parola d’ordine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3239" title="picture tea 2010_mail" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/07/picture-tea-2010_mail.jpg" alt="picture tea 2010_mail" width="447" height="345" /></p>
<p><strong>di Alberto Mugnaini<br />
</strong>Nel lavoro di Koka Ramishvili la sperimentazione di media differenti è funzionale a una inesausta volontà di affrontare i problemi relativi alla formazione delle immagini e alla loro pretesa aderenza alla realtà fenomenica. L’interrogazione sul percorso che intercorre “dal documento all’immagine”, in un incessante movimento di verifica, diventa per l’artista una parola d’ordine e una dichiarazione d’intenti che compendia il senso della sua procedura creativa.</p>
<p><span id="more-3238"></span>Egli parte da un’osservazione sul reale per interrogarsi sulla messa a punto dei modi della sua documentazione e comunicazione in termini visivi, investigandoli attraverso un filtraggio critico che ne evidenzia tutte le ambiguità ed aporie. Come ha scritto Viktor Misiano, “tutto il percorso dell’artista non è solo lavoro con le immagini, ma anche una conseguente e infaticabile ricerca su queste immagini in quanto fenomeni”. E il meccanismo di formazione delle immagini viene incessantemente decostruito, smascherando allo stesso tempo l’arbitrarietà delle convenzioni rappresentative e l’illusione di una percezione immediata<br />
e incontaminata della realtà.<br />
Così nel video Drawing Lessons, l’atto del disegnare viene preso nel vortice di una frenesia motoria, di una disturbante sequenza di scosse elettriche, come se dalla punta della matita partissero scariche capaci, nell’arco di frazioni di secondo, di delineare e cancellare il segno senza posa, lasciando balenare nella nostra retina nient’altro che la sua traccia incenerita.<br />
Fotografia e pittura, video e disegno sono legati da una continua simbiosi e nello stesso tempo separati da un’insanabile inaderenza. Se il documento si duplica nell’immagine, questa continua poi a sdoppiarsi per conto suo, in un movimento sempre imperfetto, o forse semplicemente inconcluso e inconcludibile, mettendo in evidenza, ogni volta, la sua alterità, la sua alterazione. Soggetti che in precedenti cicli erano stati indagati attraverso fotografie e video e recepiti in modo “documentario”, vengono ora tradotti e duplicati attraverso il medium pittorico, lasciando scoperti, in questi passaggio, avanzi di senso e pieghe d’incomprensione.<br />
Si tratta di soggetti volatili, gesti irrilevanti, falsi movimenti, atti mancati, bersagli falliti, tutta una sequenza di azioni che si rispecchiano in un’ottica bipolare e sghemba, e che inducono a riflettere sul mistero che separa la percezione dei fenomeni da una loro inattingibile realtà ontologica e sull’arbitrarietà delle rappresentazioni in cui questi vengono tradotti.<br />
Ramishvili, che, standosene all’interno del suo appartamento, aveva documentato in un memorabile video gli avvenimenti epocali che si svolsero nella capitale del suo paese all’epoca del collasso del regime comunista, trasporta ora queste atmosfere di sospensione e di insicurezza in un ambito più privato, avendo sempre di mira quelle che sono le sue tematiche ricorrenti: le crepe del nostro agire, le interruzioni e le disfunzioni nel flusso degli accadimenti, le crisi di identità, la relatività dei processi di percezione.<br />
L’atto del dipingere, lungi dal voler essere indagato come strumento espressivo e come linguaggio a sé stante, si limita a funzionare, per l’artista georgiano, come uno dei possibili dispositivi per anatomizzare le patologie della rappresentazione.<br />
Nel processo di sdoppiamento che coinvolge la ricezione di un’immagine è come se le nostre sicurezze risultassero repentinamente opacizzate, con punti di vista che saltano e mutano orientamento, volumi pieni che si svuotano di consistenza, porzioni di gesti che si liquefano nello spazio del loro agire, disfacendosi in vane campiture d’ombra colorata.<br />
La pittura sembra essere contagiata da una virale incompiutezza, e ne esce come assiderata e solarizzata, innescando una trama di rispecchiamenti devianti e impercettibili diffrazioni, in cui soggetto e oggetto della visione si giocano una posta che si sdefinisce senza posa nel suo stesso raddoppiarsi.</p>
<p><strong>Koka Ramishvili<br />
<em>Double V</em></strong><br />
<em>dal 20 settembre al 22 ottobre 2010<br />
</em><br />
ARTRA<br />
Via Burlamacchi, 1<br />
20135, Milano<br />
+ 39.02.5457373<br />
<a href="http://www.artragallery.com/">www.artragallery.com</a><br />
<a href="mailto:info@artragallery.com">info@artragallery.com</a></p>
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		<title>Guarda avanti, e tutto ciò che ami svanirà</title>
		<link>http://www.viatico.org/news/guarda-avanti-e-tutto-cio-che-ami-svanira/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 13:32:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[
a cura di Elio Grazioli
Laveronica arte contemporanea è lieta di presentare dal 7 Agosto al 3 Ottobre Guarda avanti, e tutto ciò che ami svanirà, mostra, personale di Francesco Lauretta.
Questo è lo stato dell’arte oggi, per Francesco Lauretta, che la pittura restituisce meglio di qualsiasi altro medium: stiamo per chiudere, a!rettatevi ad uscire! I visitatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3211" title="lauretta" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/07/lauretta-2.jpg" alt="lauretta" width="447" height="294" /></p>
<p><strong>a cura di Elio Grazioli</strong><br />
<strong>Laveronica arte contemporanea</strong> è lieta di presentare <em>dal 7 Agosto al 3 Ottobre</em> <strong><em>Guarda avanti, e tutto ciò che ami svanirà, mostra, </em></strong>personale di Francesco Lauretta.<br />
Questo è lo stato dell’arte oggi, per Francesco Lauretta, che la pittura restituisce meglio di qualsiasi altro medium: stiamo per chiudere, a!rettatevi ad uscire! I visitatori lo troveranno detto esplicitamente alla &#8220;ne della mostra, al neon: “Uscite, uscite, stiamo chiudendo!”. Intanto, a riceverli ci sarà una gabbia, vuota. <span id="more-3208"></span><img class="alignnone size-full wp-image-3212" title="Come una forma di pane, 2010 - olio su tela, cm 100x75" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/07/Come-una-forma-di-pane-2010-olio-su-tela-cm-100x75.jpg" alt="Come una forma di pane, 2010 - olio su tela, cm 100x75" width="450" height="331" /></p>
<p>Doveva contenere un gallo da combattimento, di quelli sgargianti nei colori delle sue penne e aggressivi, cresciuti per la lotta: bella metafora dell’artista e dell’uso della pittura. Ma ora dov’è? Il doppio senso del titolo aiuta a comprendere: Ex stasis, assenza e estasi insieme, stasi e movimento insieme. Eccolo infatti lì accanto, in pittura, il gallo assente, ma ormai trasformato in pollo arrosto, non senza gustoso contorno di patate al forno. Ah, la carne è debole e caduca, nello stesso tempo in cui è succulenta e invitante! Ah, la morte è sempre in agguato! L’estasi è solo dello spirito. La morte incombe in questa mostra, ma la tonalità dell’arte di Lauretta è insieme allusiva e seducente, triste e impavida, assertiva ma aperta, decisa ma malinconica, non forza lo spettatore ma lo interroga, poeticamente, avvolgendolo, quasi raccontandogli una<br />
storia. Il quadro centrale, il quadro grande della mostra è uno di quelli con una processione tipica delle feste religiose siciliane, come Lauretta ne ha già dipinte, ma questa volta il momento &#8220;ssato – fotogra&#8221;camente – è quello del cedimento, del crollo di alcuni portatori che rovinano sotto il peso del baldacchino che sta per cadergli addosso. Una festa che &#8220;nisce male, una caduta che è immagine dei nostri tempi. L’apocalisse, com’è noto, è anche rivelazione – apo-calipsis –, svelamento. È forse quello a cui allude il ritratto che costituisce l’altro quadro della stanza, una sorta di centro eccentrico dell’esposizione: grottesco ma lucente, dal titolo<br />
illuminante: Lo splendore portato come un mantello.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3213" title="Lo splendore portato come un mantello, 2010 - olio su tela cm 70x43,5" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/07/Lo-splendore-portato-come-un-mantello-2010-olio-su-tela-cm-70x435.jpg" alt="Lo splendore portato come un mantello, 2010 - olio su tela cm 70x43,5" width="450" height="286" /></p>
<p>Una visione di un cimitero di lapidi segnate con soli numeri chiude la mostra prima che la scritta al neon ci ingiunga di uscire al più presto. Si chiude dunque, ma che cosa veramente? La pittura, dicevamo, esprime meglio di qualsiasi altro medium questo stato delle cose, perché non lo rappresenta solamente ma lo è intrinsecamente.<br />
<strong><br />
Francesco Lauretta</strong><br />
<em><strong>Guarda avanti, e tutto ciò che ami svanirà</strong></em><br />
a cura di Elio Grazioli<br />
dal 7 agosto al 3 ottobre 2010<br />
Inaugurazione: sabato 7 agosto ore 21.00<br />
Orario galleria: dal martedì alla domenica<br />
15:00 &#8211; 22:30. Fuori orario su appuntamento<br />
via Grimaldi 55 – Modica (RG)<br />
<a href="mailto:gallerialaveronica@gmail.com">gallerialaveronica@gmail.com</a><br />
cell. +39 3392429308<br />
U!cio Stampa:<br />
Rosa Carnevale<br />
<a href="mailto:rosacr@hotmail.it">rosacr@hotmail.it</a><br />
<a href="mailto:ros.carnevale@gmail.com">ros.carnevale@gmail.com</a><br />
+39 339 1746312</p>
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		<title>BYTESYSTEM: NBG &#8211; PMO</title>
		<link>http://www.viatico.org/news/bytesystem-nbg-pmo/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 06:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[
In concomitanza con l’esposizione annuale 2010 dell’Accademia di Belle Arti di Norimberga, gli artisti Lisa Saumweber, attualmente residente a Palermo, e Dominik Schmid, presentano il progetto BYTESYSTEM: NBG – PMO, una delicata interferenza tra lo spazio vissuto e quello percepito.
Un semplice programma di istant messaging e due piccole webcam, installate rispettivamente a Palermo e Norimberga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3206" title="zelle arte_bytesystem" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/07/zelle-arte_bytesystem.jpg" alt="zelle arte_bytesystem" width="450" height="315" /></p>
<p>In concomitanza con l’esposizione annuale 2010 dell’<strong>Accademia di Belle Arti di Norimberga</strong>, gli artisti <strong>Lisa Saumweber</strong>, attualmente residente a Palermo, e <strong>Dominik Schmid</strong>, presentano il progetto <strong>BYTESYSTEM: NBG – PMO</strong>, una delicata interferenza tra lo spazio vissuto e quello percepito.<br />
Un semplice programma di <em>istant messaging</em> e due <em>piccole webcam</em>, installate rispettivamente a Palermo e Norimberga in corrispondenza di due pareti assolutamente bianche, trasformano lo spazio in uno specchio riflettente capace di generare un’immagine alterata della realtà, rispedita in luoghi assolutamente distanti.</p>
<p><span id="more-3205"></span> E’ lo spettatore a decidere se interferire con il “sistema” divenendone parte o fuggire dall’angolo di ripresa.<br />
La parete bianca accoglie quindi un’identica parete bianca, registrata in tempo reale, proiettata e destinata a dissolversi al termine della connessione assecondando la natura effimera della vita, così come in molti dei progetti di Lisa e Dominik.</p>
<p>ZELLE ARTE CONTEMPORANEA<br />
Via Matteo Bonello n°19 / Via Fastuca n°2, 90134 Palermo.<br />
+39 3393691961 <a href="http://www.zelle.it/">www.zelle.it</a>  <a href="mailto:zelle@zelle.it">zelle@zelle.it</a> </p>
<p>LISA SAUMWEBER / DOMINIK SCHMID<br />
BYTESYSTEM: NBG – PMO</p>
<p>OPENING/ Sabato 17 luglio 2010 h.19.00</p>
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		<title>Ali Hassoun a Siena</title>
		<link>http://www.viatico.org/news/3160/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 11:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il 28 giugno si inaugura al Santa Maria della Scala di Siena la mostra dei Bozzetti del Palio di Luglio 2010 affidato al pittore Ali Hassoun. La mostra sara&#8217; aperta al pubblico sino all&#8217;18 luglio.
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3159" title="clip_image002" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/06/clip_image002.jpg" alt="clip_image002" width="450" height="635" /></p>
<p>Il <strong><em>28 giugno</em></strong> si inaugura al <strong>Santa Maria della Scala</strong> di <strong>Siena</strong> la mostra dei <strong>Bozzetti del Palio di Luglio 2010</strong> affidato al pittore <strong>Ali Hassoun</strong>. La mostra sara&#8217; aperta al pubblico sino all&#8217;<strong><em>18 luglio</em></strong>.</p>
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</p>]]></content:encoded>
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		<title>The Impressed</title>
		<link>http://www.viatico.org/news/the-impressed/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 09:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[
The Impressed è il titolo della prima mostra personale italiana dell’artista Chosil Kil presso la Galleria Enrico Astuni di Pietrasanta.
Il titolo The Impressed (l’impressionato/a) evoca una forma che si genera dopo l’incontro tra due diversi corpi, siano essi oggetti, elementi architettonici o materiali. The Impressed può riferirsi anche alla sensazione provocata da un’im magine che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3155" title="chosilkil" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/06/chosilkil.png" alt="chosilkil" width="444" height="296" /></p>
<p><strong><em>The Impressed</em></strong> è il titolo della prima mostra personale italiana dell’artista <strong>Chosil Ki</strong>l presso la <strong>Galleria Enrico Astuni</strong> di <strong>Pietrasanta</strong>.<br />
Il titolo The Impressed (l’impressionato/a) evoca una forma che si genera dopo l’incontro tra due diversi corpi, siano essi oggetti, elementi architettonici o materiali. The Impressed può riferirsi anche alla sensazione provocata da un’im magine che si imprime nella memoria dell’artista.<br />
<span id="more-3154"></span><br />
Ma al di là delle interpretazioni, l’avvicinamento ed il contatto, graduali o violenti, sono i presupposti per cui l’ “impressione” avvenga ed un frammento, un reperto od una nuova forma rimangano come testimonianza di questo incontro/scontro. Paradossalmente il titolo della mostra è stato pensato prima della visita di Chosil Kil a Pietrasanta e quindi precedentemente a quell’incontro che permettesse all’artista di sapere se e come queste impressioni sarebbero emerse. The Impressed è quindi stato scelto quasi come una dichiarazione di intenti ad esprimere il chiaro obiettivo di voler entrare in dialogo con il luogo ed il contesto senza la possibilità di poter fallire.</p>
<p>dal 26 giugno al 22 luglio 2010<br />
Pietrasanta 55045 P.zza Duomo, 37<br />
orari della mostra: tutti i giorni 10.30-13 / 17-20.30 / 21.30-24</p>
<p><strong>GALLERIA ENRICO ASTUNI</strong><br />
V ia Iacopo Barozzi, 3, 40126<strong> Bologna</strong><br />
Ph: +39 051 4211132 F: +39 051 4211242<br />
P.zza Duomo, 37, 55045 Pietrasanta<br />
Ph1 &amp; F: +39 0584 71760 Ph2: +39 0584 20623<br />
<a href="mailto:info@galleriaastuni.it">info@galleriaastuni.it</a> / <a href="http://www.galleriaastuni.com/">www.galleriaastuni.com</a></p>
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</p>]]></content:encoded>
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		<title>JÜRGEN DRESCHER</title>
		<link>http://www.viatico.org/news/jurgen-drescher/</link>
		<comments>http://www.viatico.org/news/jurgen-drescher/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 09:09:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il 22 giugno inaugurerà il secondo appuntamento della prima serie di mostre sintetiche dedicate ad artisti tedeschi con i quali Franz Paludetto ha collaborato negli ultimi vent’anni.

Jürgen Drescher, originario di Karlsruhe, nel corso degli anni Novanta ha realizzato alcune importanti esposizioni al Castello di Rivara – Centro d’Arte Contemporanea, dedicando costante attenzione alla composizione tridimensionale e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3152" title="invito mail drescherbis" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/06/invito-mail-drescherbis.jpg" alt="invito mail drescherbis" width="450" height="300" /></p>
<p>Il <em>22 giugno</em> inaugurerà il secondo appuntamento della prima serie di <em><strong>mostre sintetiche</strong></em> dedicate ad artisti tedeschi con i quali <strong>Franz Paludetto</strong> ha collaborato negli ultimi vent’anni.<br />
<span id="more-3151"></span><br />
Jürgen Drescher, originario di Karlsruhe, nel corso degli anni Novanta ha realizzato alcune importanti esposizioni al Castello di Rivara – Centro d’Arte Contemporanea, dedicando costante attenzione alla composizione tridimensionale e realizzando installazioni che intrecciano tra loro elementi diversi e creano relazioni semantiche inaspettate tra oggetti di uso comune ricontestualizzati, nella tradizione del post ready-made.<br />
Il lavoro proposto in quest’occasione e presentato a Documenta Kassel a metà del decennio scorso sintetizza attraverso pochi “gesti” le linee principali di quell’immaginario che Drescher sembra far proprio nel momento stesso in cui lo rende leggibile allo spettatore.</p>
<p>martedì 22 giugno 2010 ore 18:30<br />
22 giugno – 30 luglio, su appuntamento<br />
Franz Paludetto, Via degli Ausoni 18, 00185 Roma<br />
Simona Cresci +39 327 7570404<br />
<a href="http://www.franzpaludetto.com/">www.franzpaludetto.com</a><br />
<a href="mailto:info@franzpaludetto.com">info@franzpaludetto.com</a></p>
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</p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>PIERA CROVETTI: METAMERO forme di luce</title>
		<link>http://www.viatico.org/news/piera-crovetti-metamero-forme-di-luce/</link>
		<comments>http://www.viatico.org/news/piera-crovetti-metamero-forme-di-luce/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 08:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[
a cura di Rosanna Padrini
La Fondazione Comineli è lieta di ospitare negli spazi di Palazzo Cominelli questa mostra di Piera Crovetti che per l’occasione presenterà tre distinti gruppi di opere, alcune delle quali pensate appositamente per l’occasione.

Il fare di Piera Crovetti ed i suoi interventi sulle superfici in porcellana sono distinti da una semplicità apparente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3147" title="Piera Crovetti, vasi, 2010, photo Giorgio Colombo" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/06/Piera-Crovetti-vasi-2010-photo-Giorgio-Colombo.jpg" alt="Piera Crovetti, vasi, 2010, photo Giorgio Colombo" width="447" height="233" /></p>
<p><strong>a cura di Rosanna Padrini</strong><br />
La <strong>Fondazione Comineli</strong> è lieta di ospitare negli spazi di<strong> Palazzo Cominelli</strong> questa mostra di <strong>Piera Crovetti</strong> che per l’occasione presenterà tre distinti gruppi di opere, alcune delle quali pensate appositamente per l’occasione.<br />
<span id="more-3146"></span><br />
Il fare di Piera Crovetti ed i suoi interventi sulle superfici in porcellana sono distinti da una semplicità apparente che in realtà è a tutti gli effetti una complessità risolta. I suoi lavori sono pezzi unici ed irripetibili, spesso pensati per chi andrà a possederli e ne farà uso. Le tecniche impiegate, apprese da ragazza e negli anni ottimizzate ed affinate, si basano su saperi e su formule antichissime, tanto che alle volte può essere difficile reperire le materie prime delle quali si serve. Attraverso il pennino, il pennello o la spugna avviene l’intervento sulle candide pareti delle porcellane, bianche o di colore avorio, dalle fogge regolari e discrete, prevalentemente provenienti da Limoges.<br />
In mostra saranno compresi una serie di vasi dalle forme regolari, i cui titoli rimandano alla natura ed ai suoi elementi: Nuvola, Sabbia, Cielo, Notte, Luna, Aurora, Sole d’inverno, alcuni oggetti d’uso quali servizi di tazzine da te o da caffé, vassoi e contenitori ed un importante lavoro titolato Cento passi, costituito da un insieme ordinato di cinquanta paia di scarpine decorate e colorate. Tutte le opere proposte, pur nella loro diversità, sono accomunate da un intervento meditato e curato nei minimi dettagli che porta il colore, come l’artista spiega, a diventare un manto iridescente che accarezza la materia sublimandone i contorni con l’intenzione di farli appartenere al mondo puro e perfetto, senza pensare ad altro che alla bellezza della luce.<br />
La rassegna, curata da Rosanna Padrini, sarà accompagnata da un catalogo contenente le immagini di tutte le opere in mostra fotografate da Giorgio Colombo ed uno scritto di Federico Sardella.</p>
<p>Fondazione Cominelli, Cisano di San Felice<br />
inaugurazione sabato 12 giugno 2010, dalle ore 18.00<br />
La mostra sarà visitabile sino al 27 giugno</p>
<p>PALAZZO COMINELLI<br />
via Padre F. Santabona, 9<br />
Cisano di San Felice del Benaco<br />
25010 Brescia</p>
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		<title>Guendalina Salini: Attraverso</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 08:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
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a cura di Anna Cestelli Guidi
La mostra Attraverso di Guendalina Salini è costruita come un gioco con delle regole ed istruzioni precise attorno a un dispositivo affettivo sorprendente nella sua banalità: la carta colorata delle caramelle.  La cartina è il filtro colorato &#8211; giallo, rosso, verde, blu – utilizzato dall’artista nelle fotografie esposte e allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3144" title="dispositivo" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/06/dispositivo.jpg" alt="dispositivo" width="450" height="338" /><br />
<strong><br />
a cura di Anna Cestelli Guidi</strong><br />
La mostra <strong><em>Attraverso</em></strong> di <strong>Guendalina Salini</strong> è costruita come un gioco con delle regole ed istruzioni precise attorno a un dispositivo affettivo sorprendente nella sua banalità: la carta colorata delle caramelle.  La cartina è il filtro colorato &#8211; giallo, rosso, verde, blu – utilizzato dall’artista nelle fotografie esposte e allo stesso tempo è l’elemento centrale del multiplo in edizione limitata Kit per la sopravvivenza della visione, pensato e realizzato dall’artista insieme a Nero bublishing.<span id="more-3143"></span></p>
<p>Usate come filtri, le cartine colorate creano degli effetti cromatici e di messa a fuoco che trasformano le scene e i momenti del quotidiano in immagini permeate da un’atmosfere sospesa, rarefatta, che ricorda la sperimentazione fotografica del passato. Il forte carattere onirico che ne deriva è enfatizzato dallo sguardo selettivo con cui l’artista cattura la realtà: momenti di abbandono, di oblio di sé &#8211; la siesta sotto l’albero, il salto nel vuoto -  momenti in cui la soglia del controllo razionale viene meno e si entra in una diversa dimensione percettiva del reale. Il piccolo filtro colorato diventa così il congegno infantile e giocoso attraverso cui rivelare un altro, possibile, aspetto del quotidiano, seguendo il pensiero presocratico per cui “la natura delle cose ama nascondersi”.<br />
La cartina della caramella funziona allora come il pozzo in cui cade Alice: è il dispositivo attraverso cui Guendalina Salini opera uno slittamento di senso, uno spaesamento del mondo conosciuto che è proprio del perturbante, ma che è anche dello sguardo dell’artista; la capacità di vedere oltre l’opacità del mondo il lato nascosto delle cose, le pieghe invisibili della supposta “realtà”.<br />
Uno sguardo indiretto il suo, interrotto dal filtro che cattura l’immagine. La visione indiretta, come ci dice Calvino quando ci racconta di Perseo con la testa di Medusa, non è il rifiuto del mondo in cui viviamo quanto piuttosto atto di resistenza, di forza: la distanza necessaria per uno sguardo creativo e poetico sulla realtà.<br />
E l’artista è colei che riesce con un piccolo gesto, leggero e preciso, a trasformare una cosa quasi invisibile del nostro quotidiano, la cartina colorata della caramella appunto, in un dispositivo poetico della visione, attraverso cui suscitare quel senso di meraviglia nel guardare il mondo che è proprio dello sguardo trasognato e magico dell’infanzia.</p>
<p>La poetica del piccolo gesto semplice, del gioco e del superfluo che ispira questo lavoro ci riporta al pensiero Fluxus di un’arte che, come il lavoro di Guendalina, sia “semplice, divertente, non pretenziosa, che si occupi di cose insignificanti, che non richieda alcuna disposizione particolare, che non abbia alcuna comodità o valore commerciale”.<br />
Allo stesso modo, il libro/scatola “Kit per la sopravvivenza della visione” ricorda i Fluxkit, quei multipli-scatole ripiene di proposte formali semplici, immediate e giocose inventate dagli artisti per stimolare la partecipazione attraverso l’esperienza.<br />
Il Kit funziona come un gioco che ricorda formalmente anche le antiche scatole dei giochi divise in vari scomparti in cui trovano posto le piccole fotografie ordinate secondo il colore del filtro utilizzato, giallo, rosso, verde e blu, le cartine di caramella unite come le carte di colore di un Pantone – dispositivo da usare per il gioco -, e infine le istruzioni per produrre le proprie fotografie.</p>
<p>Il pieghevole di istruzioni per l’uso, un diagramma con diverse parole e indicazioni per giocare a inventare visioni, riassume, credo, il senso di questo lavoro “sui generis” di Guendalina, e cioè la fiducia nella potenzialità del gioco per stimolare la percezione e provocare un altro sguardo sul mondo, ritrovandone la poesia e la magia oltre l’apparente banalità del quotidiano, a patto di giocare, cioè partecipare e condividere, insieme il gioco dell’arte.</p>
<p>Guendalina Salini ha studiato e vissuto a Londra ed attualmente risiede a Roma. Ha esposto il suo lavoro in Inghilterra ed in Italia, partecipando a mostre collettive e personali. In Italia negli ultimissimi anni ha preso parte al progetto ’Artist’s Corner’ (Auditorium Parco della Musica, Roma), al Festival del Cinema di Locarno, al Festival del Cinema di Roma, alla Fondazione Isola di San Servolo (Venezia), alla Fondazione Baruchello ed alla Fondazione Fendi.</p>
<p>Il lavoro di Guendalina Salini si muove tra ironia e meraviglia. Le sue installazioni, collage e video si nutrono del linguaggio dell’arte e si misurano con la transitorietà e l’impermanenza, ponendo sempre come strumenti prioritari del suo linguaggio espressivo la mobilità e la leggerezza attraverso i quali è possibile aprire nuovi spazi poetici. Le sue opere giocano con l’effimero e la sospensione: si tratta di immagini che sembrano sul punto di sparire, collage di coriandoli, disegni eseguiti sul muro con tanti piccoli fori, parole scritte su un lenzuolo e poi lavate via, girandole di carta colorata, ombre che si inseguono su una parete…</p>
<p><strong>Guendalina Salini</strong><br />
<strong><em>Attraverso</em></strong><br />
<em>kit per la sopravvivenza della visione</em><br />
a cura di <strong>Anna Cestelli Guidi<br />
</strong><em>fino al 19 giugno 2010<br />
</em>dal martedì al sabato 10:30-20:00</p>
<p><strong>s.t. foto libreria galleria</strong><br />
via degli ombrellari, 25<br />
<strong>Roma</strong> 00193<br />
tel/fax +39 06 64760105<br />
<a href="mailto:info@stsenzatitolo.it">info@stsenzatitolo.it</a><br />
<a href="http://www.stsenzatitolo.it/">www.stsenzatitolo.it</a></p>
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		<title>Bahman Jalali: Photography in Iran 1966 – 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 13:50:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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Iran&#8217;s Revolution (Tehran, 1978-1979) 

Bahman Jalali è stato uno dei principali protagonisti della fotografia iraniana contemporanea. Nato a Teheran nel 1944, iniziò gli studi di economia e scienza politica prima di dedicarsi, ancora studente, alla fotografia.
Bahman Jalali lavorò come fotografo secondo la propria missione; nel corso degli anni, le sue fotografie in bianco e nero hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3139" title="jalalibis" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/06/jalalibis.jpg" alt="jalalibis" width="442" height="263" /><br />
<em>Iran&#8217;s Revolution (Tehran, 1978-1979) <br />
</em><br />
<strong>Bahman Jalali</strong> è stato uno dei principali protagonisti della fotografia iraniana contemporanea. Nato a Teheran nel 1944, iniziò gli studi di economia e scienza politica prima di dedicarsi, ancora studente, alla fotografia.<br />
Bahman Jalali lavorò come fotografo secondo la propria missione; nel corso degli anni, le sue fotografie in bianco e nero hanno documentato i profondi sconvolgimenti dell’Iran contemporaneo – la rivoluzione del 1978/79, la guerra Iran / Irak del 1980-88 – così come le trasformazioni della vita urbana e la tradizionale architettura nel deserto. Fino a pochi anni fa, l’opera di Bahman Jalali era poco conosciuta al di fuori dei confini iraniani. Nel 1997, Catherine David gli ha dedicato una grande mostra personale presso la Fondazione Antoni Tàpies di Barcellona; il lavoro del fotografo sarà presentato l’anno prossimo nello Sprengel-Museum di Hannover, in occasione del conferimento a Jalali del premio Spectrum per la fotografia.<br />
<span id="more-3138"></span>Nell’estate di quest’anno, Jalali avrebbe dovuto trascorrere due mesi, in qualità di artista ospite, a Villa Romana, su suggerimento dell’artista iraniana residente a Rotterdam Nasrin Tabatabai. Purtroppo Bahman Jalali è improvvisamente deceduto il 15 gennaio 2010; riuscì ad effettuare la selezione delle fotografie per la mostra fiorentina prima di questa data. Oltre ad aver creato uno straordinario documento fotografico della storia iraniana, Bahman Jalali è stato attivo in Iran come collezionista, storico, ricercatore e docente di fotografia. È stato uno dei fondatori del primo museo di fotografia iraniano, ha creato una cattedra universitaria di fotografia e insieme alla moglie Rana Javadi ha curato la pubblicazione della rivista di fotografia “Aksnameh”. Rana Javadi sarà presente all’inaugurazione della mostra e nelle settimane successive realizzerà un proprio progetto fotografico a Firenze. In un’intervista raccolta da Catherine David, Bahman Jalali ha parlato delle due forze che danno vita alla fotografia, il realismo e il tempo. “Con lo sviluppo del linguaggio fotografico ci siamo imbattuti per la prima volta visivamente nella nostra storia: la storia della nostra gente, dei nostri mendicanti, dei ricchi e tutto il resto”. La mostra di Villa Romana presenterà fotografie appartenenti ai cicli “Rivoluzione iraniana” (Teheran, 1978-1979), “Architettura del deserto” (1977 – 1991) e le immagini urbane del ciclo “Teheran” (2007).</p>
<p><strong>Bahman Jalali<br />
</strong><em>Photography in Iran 1966 – 2010</em><br />
<strong>Villa Romana<br />
</strong><em>23.06. – 29.08.2010<br />
</em><br />
Il nostro sentito ringraziamento va a Rana Javadi per la sua generosa collaborazione.</p>
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		<title>TAMARA FERIOLI: MEKÁNEMA</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 05:08:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[
“Shadowless”, 2010,  90&#215;120 cm, matite e capelli su carta giapponese intelaiata

Lo Studio d’Arte Cannaviello prosegue il percorso dedicato al gruppo “Anni ’10” presentando Mekánema, la mostra personale di Tamara Ferioli.

La ricerca dell’artista, nata a Legnano nel 1982, comprende il disegno a matita su carta giapponese, le boule de neige, realizzate con vecchi giocattoli e objet [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3130" title="shadowless" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/06/shadowless.png" alt="shadowless" width="441" height="306" /><br />
<em>“Shadowless”, 2010,  90&#215;120 cm, matite e capelli su carta giapponese intelaiata<br />
</em><br />
Lo <strong>Studio d’Arte Cannaviello</strong> prosegue il percorso dedicato al gruppo “Anni ’10” presentando <strong><em>Mekánema</em></strong>, la mostra personale di <strong>Tamara Ferioli</strong>.<br />
<span id="more-3129"></span><br />
La ricerca dell’artista, nata a Legnano nel 1982, comprende il disegno a matita su carta giapponese, le boule de neige, realizzate con vecchi giocattoli e objet trouvé e le installazioni ambientali, in cui altalene e castelli remoti, tanto incantati quando inaccessibili, si fanno simbolo diretto della perenne instabilità della condizione umana.<br />
Il corpo principale del suo lavoro è costituito dai disegni che, con un segno vibrante, asciutto e inconfondibile, raccontano successi e sconfitte dell’artista, protagonista di ogni opera. La libertà del tratto e l’equilibrio classico delle composizioni coinvolgono lo spettatore nella narrazione, per poi spiazzarlo con un contenuto a volte amaro. Ad accomunare tutti i disegni è l’estrema originalità del processo artistico, della scelta di materiali e dei supporti, sempre funzionali alla narrazione. Le carte giapponesi lavorate a mano danno movimento all’opera grazie a increspature naturali, ora sottili, ora marcate, mentre i capelli sono l’essenza del lavoro, in quanto rappresentano il DNA, l’intimo dell’artista, celato e protetto sul retro della composizione.<br />
L’esposizione presenta una varietà di disegni su carta intelaiata e un’installazione ambientale sonorizzata da Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò. Nella nuova serie, l’artista indaga il “peso” delle scelte che ognuno compie nell’arco della vita. Le opere si ispirano ai Mekánema, immaginati dal filosofo italiano Carlo Michelstaedter, macchine volanti che aiutano ad abbandonare il peso del mondo e giungere all’Assoluto, e ne valutano l’effettiva necessità. In settembre la mostra si trasferirà a Barcellona, presso lo spazio Private Space Gallery e, infine, a Parigi alla Galerie Placido.</p>
<p>Catalogo disponibile in Galleria con testo critico di Silvia Criara.</p>
<p>TAMARA FERIOLI<br />
MEKÁNEMA<br />
Dal 10 giugno al 11 settembre 2010<br />
Inaugurazione 10 giugno 2010 ore 18:00</p>
<p>STUDIO D’ARTE CANNAVIELLO<br />
Via Stoppani, 15 20129 Milano<br />
t. +39.02.20240428<br />
f. +39.02.20404645<br />
<a href="http://www.cannaviello.net/">www.cannaviello.net</a><br />
<a href="mailto:info@cannaviello.net">info@cannaviello.net</a></p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.viatico.org/?p=3129&amp;akst_action=share-this"  title="E-mail this, post to del.icio.us, etc." id="akst_link_3129" class="akst_share_link" rel="nofollow">Share This</a>
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