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	<title>Viatico Art Magazine &#187; redazionale</title>
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	<description>Blog d'Arte e Cultura contemporanea - Since 1996</description>
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		<title>Beni Culturali, apertura ai privati</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 11:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
di Davide Auricchio
“Colosseo, venditori ambulanti fuggono dai controlli e vengono investiti”, questo il titolo apparso lunedì scorso sul Messaggero. Sembrerebbe che i due ambulanti del Bangladesh stessero fuggendo dopo aver visto una pattuglia dei vigili: sarebbero sbucati all’improvviso su via Vibenna. Il conducente dell’auto, un 54enne, non sarebbe riuscito ad evitarli, il più grave è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4238" title="colosseo tris" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2012/02/colosseo-tris.jpg" alt="colosseo tris" width="450" height="320" /></p>
<p><strong>di Davide Auricchio</strong><br />
“Colosseo, venditori ambulanti fuggono dai controlli e vengono investiti”, questo il titolo apparso lunedì scorso sul Messaggero. Sembrerebbe che i due ambulanti del Bangladesh stessero fuggendo dopo aver visto una pattuglia dei vigili: sarebbero sbucati all’improvviso su via Vibenna. Il conducente dell’auto, un 54enne, non sarebbe riuscito ad evitarli, il più grave è stato trasportato in ospedale in codice rosso l’altro in codice giallo.<br />
Ma questa è solo l’ultima delle notizie che vede tristemente protagonista il Colosseo, oggetto, da mesi, di roventi polemiche. Appena lo scorso 17 gennaio la Uil Beni Culturali aveva ritirato l’esposto presentato a magistratura e Corte dei Conti sul contratto di sponsorizzazione dell’Anfiteatro Flavio firmato dal ministro dei Beni Culturali con il patron della Tod’s Diego Della Valle. Infatti, sul restauro è stata aperta un’inchiesta della Procura di Roma che ipotizza il reato di abuso d’ufficio. E anche dal Codacons è arrivato un passo indietro: l’associazione ha notificato al TAR un atto di motivi aggiunti con istanza di convocazione delle parti per un tentativo di conciliazione. Si metterebbe fine, dunque, ai ricorsi e controricorsi verso l’affidamento del restauro a Diego Della Valle.</p>
<p>Continua a leggere l&#8217;articolo su<span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #1f497d;"><a href="http://www.arslife.com/dettaglio2/2012/2/beni-culturali-apertura-ai-privati.htm"><br />
http://www.arslife.com/dettaglio2/2012/2/beni-culturali-apertura-ai-privati.htm</a></span></p>
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		<title>Arte in Campania, rinascita mancata</title>
		<link>http://www.viatico.org/redazionale/arte-in-campania-rinascita-mancata/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 10:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[redazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Davide Auricchio
Si è conclusa la mostra “Lo stato dell’Arte/Regione Campania”, iniziativa promossa dal Padiglione Italia della 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2011, allestita nel ex Tabacchificio Centola di Pontecagnano-Faiano. Esposizione che ha scatenato una lunga quanto meritata scia di polemiche.
In effetti, già l’ideatore e curatore Vittorio Sgarbi nella presentazione dell’evento “rifiutato” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Davide Auricchio</strong><br />
Si è conclusa la mostra “Lo stato dell’Arte/Regione Campania”, iniziativa promossa dal Padiglione Italia della 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2011, allestita nel ex Tabacchificio Centola di Pontecagnano-Faiano. Esposizione che ha scatenato una lunga quanto meritata scia di polemiche.<br />
In effetti, già l’ideatore e curatore Vittorio Sgarbi nella presentazione dell’evento “rifiutato” da Napoli, dopo aver affermato che “la presenza a Pontecagnano è equivalente a quella di Venezia e talvolta ha più motivato titolo per considerazioni estetiche che prescindono dalle indicazioni di uno scrittore, di un poeta, di un regista, di un filosofo, eletto a patrono, come accade a Venezia; una commissione, aperta anche con efficaci segnalazioni di provenienza regionale, ha proposto gli artisti che io ho osservato con grande interesse e selezionato, spero efficacemente e rispettosamente, per questa 54ª Edizione della Biennale di Venezia”, ha in seguito sottolineato che “varie presenze non rientravano” nella sua visione dell’arte buona ma “erano da considerarsi un superamento del personalismo nelle scelte”. Fatto, questo, a dir poco opinabile, anche se il critico intendeva non assumersi responsabilità che invero gli spettavano.</p>
<p>&#8230;continua la lettura dell&#8217;articolo su<span><a rel="nofollow nofollow" href="http://www.arslife.com/dettaglio2/2012/1/arte-in-campania-rinascita-mancata-.htm" target="_blank"><span><br />
http://www.arslife.com/</span><span>dettaglio2/2012/1/</span><span>arte-in-campania-rinascita-manc</span>ata-.htm</a></span></p>
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		<title>Il rumore dei  tuoi occhi larghi</title>
		<link>http://www.viatico.org/redazionale/il-rumore-dei-tuoi-occhi-larghi/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 08:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[redazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Il rumore dei tuoi occhi larghi è il primo romanzo di Francesco Bocciero, uno speaker radiofonico che si cimenta nella scrittura di racconti e poesie. IL registro di questo suo romanzo autobiografico è sicuramente poetico. Non c’è pagina del libro in cui non ci si sente accarezzati da una poesia, che a poco a poco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-3114" title="copertina BOCCIERO F" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/05/copertina-BOCCIERO-F.png" alt="copertina BOCCIERO F" width="450" height="683" /></em> </p>
<p><strong><em>Il rumore dei tuoi occhi larghi</em></strong> è il primo romanzo di <strong>Francesco Bocciero</strong>, uno speaker radiofonico che si cimenta nella scrittura di racconti e poesie. IL registro di questo suo romanzo autobiografico è sicuramente poetico. Non c’è pagina del libro in cui non ci si sente accarezzati da una poesia, che a poco a poco ti prende l’anima, ti penetra dentro, ti conquista senza prepotenza, senza aggressione né tentativi di persuasione.</p>
<p><span id="more-3113"></span>Francesco Bocciero non vuole persuadere nessuno della validità delle sue scelte, dei suoi pensieri, delle sue azioni. Il suo è un mettersi a nudo senza riserve, probabilmente sapendo di sfidare pregiudizi, stereotipi, luoghi comuni. O forse non lo sa che dall’altro lato c’è un mondo che giudica il bene e il male attraverso un filtro di schemi precostituiti secondo i quali un ragazzo “sano” non può mai desiderare una persona che ha un problema fisico. Il romanzo di Francesco si potrebbe chiamare elogio dell’imperfezione in un mondo che ha fatto della perfezione un imperativo assoluto, di cui pochi riescono non solo a liberarsi ma a essere consapevoli, è un inno all’irresolutezza in un mondo in cui si cercano percorsi definiti, chiari, precisi, senza ripensamenti nè ambiguità. Nello stesso tempo è un mondo in cui si è immersi , “gettati” in un vortice di sollecitazioni seducenti, ognuna delle quali pretende di avere il crisma dell’unicità e della necessità, riuscendo ad ovattare la provvisorietà di qualunque decisione si prenda. Perché, in verità, qualunque verità a cui si perviene ha sempre un carattere di provvisorietà. Ma l’irresolutezza di Francesco Bocciero non è soltanto incapacità di scegliere ma è la conseguenza di un interrogarsi continuo, di uno scandagliare senza posa, in lungo e in largo la profondità o le profondità del suo cuore, dei suoi pensieri, perchè il cuore, come affermava Borges, ha molte stanze. E il cuore di Francesco ha tante stanze e la sua inquietudine gli deriva dal volerle attraversare tutte, una ad una senza risparmiarsi nulla nel tentativo di trovare definitivamente una chiarezza dentro di sé, che lui, da adolescente, immagina come traguardo definitivo. Ma è lui stesso a dissacrare quello che è il mito di tanti giovani, è lui stesso a descrivere l’amore che porta ad Iva pieno di tante zone d’ombra, di opacità, di improvvisi ripensamenti, di ritorni, di fughe, di addii. E’ lui stesso, in questo suo instancabile scavo interiore, a porgerci “naturalmente” la storia di un amore con la a minuscola, è lui stesso a capire che i rapporti idilliaci non esistono, perché i cosiddetti grandi amori in definitiva sono soltanto conseguenza di un abbaglio, di un’illusione, che si infrangono al primo urto contro la durezza della vita. La struttura del romanzo è quella dell’intreccio, della sovrapposizione di passato e presente che continuamente si rincorrono come se non fosse possibile lasciarsi alle spalle mai veramente niente. Il passato viene definito re Mida che trasforma in oro lucente tutte le memorie. La felicità, infatti, esiste soltanto nella memoria. Dal passato non si impara nulla, afferma Francesco. Perché quando gli eventi si allontanano da noi, vengono avvolti da un contorno di magia, di malinconia che li fa apparire più belli del presente. Il romanzo di Francesco Bocciero ci rinvia inevitabilmente alle modalità frettolose, superficiali, aggressive, con le quali i ragazzi oggi vivono il rapporto d’amore. Alla profondità dei suoi sentimenti, ai mille interrogativi che egli si pone e soprattutto alla capacità di attendere corrisponde nei nostri ragazzi un consumare freneticamente rapporti, esperienze, un avido accumulare di queste, tanto da essere sfiorati dal sospetto che siano affetti da una sorta di bulimia esistenziale, che li spinge a distruggere l’attesa, la riflessione, il ritornare su se stessi. Nel libro di Francesco si avverte, accanto all’inquietudine di non riuscire a definire in maniera chiara il suo rapporto con Iva, un piacere raffinato dell’attesa, la gioia oscura di chi sa che deve conquistare qualcosa che non è ovvio, la consapevolezza innocente che il non tutto e non subito ha un valore, il valore della costruzione lenta, faticosa, sapiente e soprattutto che non c’è conquista senza perdita, senza rinuncia, senza aver capito quanto sia importante saper rinviare la gratificazione. E che la difesa ferma delle proprie scelte deve a volte passare sotto le forche caudine di convinzioni “trite, ingurgitate ma mai digerite completamente”. E’ un invito sul nostro modo di rapportarci al diverso, che in realtà non ha mai fatto i conti con una pretesa da parte di chi è più forte, perché magari accettato, di assimilarlo nel proprio orizzonte di valori. E’ un invito a riflettere sulla retorica dell’accoglienza e dell’accettazione dell’altro, perché non esiste accoglienza e accettazione se prima non ci si è guardati dentro, se non ci siamo spiati a sorprenderci in atteggiamenti e comportamenti di puro egotismo, magari mascherati da una carità e una pietas di convenienza o semplicemente di facciata.</p>
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		<title>Viatico n.56</title>
		<link>http://www.viatico.org/redazionale/viatico-n-56-al-miart/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 08:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Continua Viaggio sulla terra ed Oltre alla ricerca del sé artistico individuale e collettivo. Bollettino di Viaggio n. 56 che verrà presentato al MiArt. 
Per cominciare,  una Copertina impegnata di Isabella Pers, giovane artista italiana che ci parla con spirito concentrato ed elegante del suo lavoro. Lo Speciale, doveroso omaggio a Lorena Pedemonte Tarodo, con una personale postuma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2921" title="cop56bis" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/03/cop56bis.jpg" alt="cop56bis" width="450" height="631" /></p>
<p><em>Continua Viaggio sulla terra ed Oltre alla ricerca del sé artistico individuale e collettivo</em>. <strong>Bollettino di Viaggio n. 56</strong> che verrà presentato al <strong>MiArt</strong>. <br />
Per cominciare,  una <strong>Copertina</strong> impegnata di <strong>Isabella Pers</strong>, giovane artista italiana che ci parla con spirito concentrato ed elegante del suo lavoro. Lo <strong>Speciale</strong>, doveroso omaggio a <strong>Lorena Pedemonte Tarodo</strong>, con una personale postuma allo <strong>Studio Vanna Casati</strong> di Bergamo.  Il <strong>Paginone</strong> ospita tre opere inedite di <strong>Mimmo Di Dio</strong>, artista casertano che ci propone l’ultimo ciclo pittorico dal titolo significativo <strong><em>Terre di Confine</em></strong>: un invito a contemplare la diversità e al dialogo interculturale.</p>
<p><span id="more-2920"></span>Negli <strong>Approfondimenti</strong> l’ultima performance di <strong>Vanessa Beecroft</strong> al <strong>Mercato Ittico</strong> di Napoli, con documenti in esclusiva del <em>backstage</em> a corredare il testo, come sempre, puntuale e dettagliato a cura del vicedirettore <strong>Fabrizio Tramontano</strong>. Infine, in <strong>Quarta di Copertina</strong> una novità assoluta nel panorama della comunicazione artistica sul web, stiamo parlando dell’ultima trovata di <strong>Angelo de Falco</strong> ovvero <strong><em>Spirito Contemporaneo</em></strong>, inedito quanto originale portale del contemporaneo.</p>
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		<title>Ferrario Freres: O.A. Oscillazioni Armoniche</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 10:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[redazionale]]></category>

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di Luca Cordoni
Ferrario Freres è il nome di un gruppo di creativi formatosi a metà degli anni Novanta, che pone alla base della propria riflessione artistica il concetto di fluidità, intesa come superamento dei confini-limite quali ad esempio la materia e il corpo. La Basilica di Santa Maria Maggiore in Bergamo, giunta ormai alla sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-2487" title="ferrario Freres, Nuvola a X nella cupola della Basilica di Bergamo, 2009" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/01/ferrario-Freres-Nuvola-a-X-nella-cupola-della-Basilica-di-Bergamo-2009.jpg" alt="ferrario Freres, Nuvola a X nella cupola della Basilica di Bergamo, 2009" width="450" height="300" /></strong></p>
<p><strong>di Luca Cordoni<br />
Ferrario Freres</strong> è il nome di un gruppo di creativi formatosi a metà degli anni Novanta, che pone alla base della propria riflessione artistica il concetto di fluidità, intesa come superamento dei confini-limite quali ad esempio la materia e il corpo. La <strong>Basilica di Santa Maria Maggiore</strong> in <strong>Bergamo</strong>, giunta ormai alla sua terza fatica espositiva, ospita negli antichi spazi del matroneo e del sottotetto alcune piccole fotografie in bianco e nero di sapore allucinato o preraffaellita.</p>
<p><span id="more-2483"></span>Queste invitano il visitatore a chiedersi se il confine tra la realtà e la trascendenza sia rappresentato davvero da quel solco rassicurante che il metodo scientifico e l’approccio rinascimentale-umanistico hanno scritto nel grande libro della storia umana. Nella parte superiore delle foto, delle presenze di uomo e donna archetipali sembrano librarsi leggere nel cielo, che sembra essere diventato un’immagine ossessiva per l’artista. Nella parte inferiore si staglia la concretezza delle fotografie di paesaggio della provincia orobica. La riflessione sul senso altro delle cose nasce dalla perdita del padre da parte di uno degli artisti, a cui inizialmente questo non vuole arrendersi: particolarmente toccanti le sue parole durante l’intervista: “Gli ho messo una mano sul petto con l’obiettivo di attraversarlo”. L’impossibilità di ritornare in possesso del legame antico che il trapasso della carne aveva interrotto con tale durezza, porta l’artista a voler osservare le piccole oscillazioni di significato delle cose, per diventare egli stesso un’essenza fluida e panteistica. Ecco spiegato il senso del titolo della mostra: offrire delle immagini alterate dalla lente di Fresnel, che indaghino la storia occidentale secondo una prospettiva ribaltata: dalla O(omega) alla A(alfa). Il progetto della mostra si divide in tre parti coerentemente unite nel bellissimo spazio superiore della Basilica. Salendo i gradini, si giunge al primo piano di questo riuscito tentativo di elevazione dello spirito: il matroneo accoglie la proiezione del video, pensato come variazione semantica delle fotografie esposte nel sottotetto. Le figure umane restano fisse in un paesaggio che muta secondo il ritmo dell’alternanza del giorno e della notte. Nel sottotetto le fotografie, punto di partenza per il video, sono raccolte in senso circolare sulle pareti ed offrono un caleidoscopio di ambienti conosciuti e reali che accolgono dei corpi nudi simili per iconografia ad Adamo ed Eva. Anche alcuni simboli della cristianità sono presenti nelle foto, come il pellicano, il corallo e ad altri animali. Il percorso si conclude grandiosamente con l’istallazione nella cupola della Basilica: due fasci di luce disegnano con l’ausilio del vapore una grande croce che tocca i quattro lati del tiburio e che segna il confine tra ciò che è visibile è ciò che pare non esserlo.</p>
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		<title>Cuoghi Corsello: Mobile Pin-up</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 10:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[redazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Luca Cordoni
Il revisionismo del tris biblico pensiero, parola, azione, è stato da qualche anno finalmente sdoganato. Esso non è più appannaggio dei soli detrattori-benpensanti, che abbandonano la strada vecchia perché hanno visto la luce della verità in una nuova teoria politica, scientifica, storica o artistica. Lo sanno tutti ormai che l’arte di governare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2478" title="Mobile Pin-Up Cuoghi Corsello" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2010/01/Mobile-Pin-Up-Cuoghi-Corsello.jpg" alt="Mobile Pin-Up Cuoghi Corsello" width="450" height="649" /></p>
<p><strong>di Luca Cordoni</strong><br />
Il revisionismo del tris biblico pensiero, parola, azione, è stato da qualche anno finalmente sdoganato. Esso non è più appannaggio dei soli detrattori-benpensanti, che abbandonano la strada vecchia perché hanno visto la luce della verità in una nuova teoria politica, scientifica, storica o artistica. Lo sanno tutti ormai che l’arte di governare la società può risultare tremendamente didascalica.</p>
<p><span id="more-2476"></span>Perché io cittadino comune dovrei pormi domande, mettere in dubbio le mie incrollabili certezze, fare ciò che è giusto piuttosto che ciò che mi è utile?  Perché dovrei perseguire questa strada da santone indù, se chi mi rappresenta dice parole che in sé sono chiare, ma che nel giro di un’alternanza luna-sole cambiano di significato o addirittura pare che non siano neppure state mai pronunciate, in barba a chi di mestiere ascolta e scrive nero su bianco parole spesso vuote?<br />
Allora ecco che l’arte e gli artisti che hanno intenzione di essere “contemporanei” a cavallo tra il 2009 e il 2010, senza dimostrare velleità politiche, offrono a chi abbia voglia di capire, mettersi in discussione, aprirsi agli altri, delle chiavi di lettura per comprendere il presente, il passato e pensare con uno sguardo rivolto al futuro.<br />
La mostra si intitola Mobile Pin-Up, gli artisti sono Cuoghi Corsello, la città che ospita il tutto è Modena. La sala al primo piano della Galleria Betta Frigieri, accoglie nel mezzo una scultura di legno alta quasi due metri che dà il nome alla mostra. Rappresenta uno dei tanti gesti, il cui significato errato si è ormai sedimentato nella mente di molti. In questo caso in quella dei metallari, che oggi di lungo portano solo i capelli attaccati alla nuca. Immaginiamo una grande mano con aperti il mignolo, l’indice e il pollice. Questo simbolo ampiamente usato nei concerti di musica metallica, per dimostrare l’apprezzamento della performance e sentirsi inclusi in una comunità omogenea e compatta di “duri e crudi”, in realtà è copia di una posizione delle mani (i mudra), che nell’universo simbolico indiano significa “vi amo tutti”. Alterazioni di significato dunque, piccoli o immensi errori di valutazione. Questo è l’insegnamento che si potrebbe portare a casa dopo questa visita. Intorno alla Peace &amp; Love sculpture, sulle pareti, sono disposte delle fotografie di donne stampate su formelle di ceramica. Erotismo, voyeurismo, protagonismo? Non si sa. Certamente, l’idea-radice del pensiero di Monica Cuoghi è molto interessante ed apre scenari nuovi, soprattutto nell’ambito della net-art. Tutt’oggi, l’artista, aggiorna costantemente il suo profilo Facebook con foto tratte da un sito pornografico, poi rielaborate con il programma Illustrator, che le consente di costruire immagini vettoriali che diventano disegni, ai quali è stata tolta quella carica erotico-sessuale che sul web le sostanziava dal punto di vista ontologico. L’interesse dell’operazione, oltre che estetico è di carattere metodologico-operativo. Il web non è solo un enorme contenitore in cui l’utente opera un semplice input/output di dati e contenuti. Il duo artistico dimostra che dalla rete si possono estrapolare dati ai quali vengono conferite tante vite e sfaccettature di senso sempre diverse. Quindi Internet si può usare come un immenso bacino di meaning-way, piuttosto che come asettico contenitore di dati da condividere. Nelle immagini delle Pin-Up, si è passati dall’inconsistenza di immagini virtuali che forse non avrebbero vissuto molto a lungo, poiché eteree e simili a molte altre, a crearne delle nuove che vivono su un supporto longevo come la ceramica e che dimostrano un’attenta riflessione compiuta sui materiali. Al piano inferiore termina la visita alle nuove opere del duo artistico bolognese. Si tratta di un’istallazione al neon che traduce l’intelligenza e il forte connubio che vita e arte rappresentano per la coppia. Lei, Monica, pratica la filosofia yoga ad un livello piuttosto alto ed è quindi in grado di meditare al punto da focalizzare il “terzo occhio” in mezzo alla fronte. Questa capacità di passare “meta ta fusicà” (oltre le cose fisiche), le consente in seguito di percepire concretamente un gusto sul palato. Da qui la nascita dell’installazione luminosa, che forse si chiamerà “Lingua”, non è ancora sicuro. L’installazione iniziale, prima che si rompesse, era più figurativa di quella attualmente presente in mostra. Ricordava i primi lavori degli artisti, poiché era più simile ad un graffito trasformato in un neon. L’opera rappresenta un&#8217;altra evoluzione artistica verso l’immateriale: essa ritrae due occhi che accolgono il visitatore in uno spazio buio, spiazzandolo. Di fatto, questi occhi osservano chi è sceso al piano inferiore proprio per guardare l’opera e si fanno vettori del significato trascendentale del sapore che da questi cade sulla lingua.</p>
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		<title>Auguri ad Arte</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 20:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Ann Veronica Janssens &#8211; Rose 2007
Buon Natale e Felice Anno Nuovo
Merry Christmas and Happy New Year
La galleria Alfonso Artiaco chiude dal 25 Dicembre 2009 al 4 Gennaio 2010
The Alfonso Artiaco gallery is closed from December 25th, 2009 to January 4th 2010
P.za dei Martiri 58 &#8211; I-80121 Napoli &#8211; T.: + 39 081 4976072 &#8211; F.: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2367" title="Ann Veronica Janssens2" src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/12/Ann-Veronica-Janssens2.jpg" alt="Ann Veronica Janssens2" width="450" height="472" /><br />
<em>Ann Veronica Janssens &#8211; Rose 2007</em></p>
<p><em><strong>Buon Natale e Felice Anno Nuovo<br />
</strong>Merry Christmas and Happy New Year</em></p>
<p><span id="more-2366"></span>La galleria <strong>Alfonso Artiaco</strong> chiude dal 25 Dicembre 2009 al 4 Gennaio 2010<br />
<em>The Alfonso Artiaco gallery is closed from December 25th, 2009 to January 4th 2010</em><br />
P.za dei Martiri 58 &#8211; I-80121 Napoli &#8211; T.: + 39 081 4976072 &#8211; F.: + 39 081 19360164 -<br />
<a href="http://www.alfonsoartiaco.com/">www.alfonsoartiaco.com</a> &#8211; <a href="mailto:info@alfonsoartiaco.com">info@alfonsoartiaco.com</a></p>
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		<title>Ezio Tribbia: Pane di domani</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 08:46:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[redazionale]]></category>

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a cura di Luca Cordoni
Comprare un operaio non costa nulla, basta far balenare alla nobiltà del suo cuore un riconoscimento di nobiltà: è buon figlio, è buon padre e vuole, disperato, anche lui essere spirito, far parte lui dei festini di chi non vive di solo pane. Pasolini, dal film La rabbia, 1963
La coraggiosa vicenda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/08/p1020105.JPG" alt="p1020105.JPG" /></p>
<p><strong>a cura di Luca Cordoni</strong><br />
<em>Comprare un operaio non costa nulla, basta far balenare alla nobiltà del suo cuore un riconoscimento di nobiltà: è buon figlio, è buon padre e vuole, disperato, anche lui essere spirito, far parte lui dei festini di chi non vive di solo pane.</em> Pasolini, dal film La rabbia, 1963</p>
<p>La coraggiosa vicenda degli operai dell’ultima fabbrica rimasta all’interno di Milano città, decisi a continuare a dare un futuro alla propria professione e alle loro famiglie, è salita a buon diritto alle cronache dell’informazione nazionale, accompagnando i caldi giorni pre-ferragostani di chi un lavoro ce l’ha o ce l’aveva. Si è da poco concluso presso la Basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo, negli spazi del matroneo e del sottotetto, l’allestimento della mostra Pane di domani, dedicata dal curatori Mauro e Giuliano Zanchi all’artista bergamasco Ezio Tribbia, un eccentrico panettiere classe 1960, che da una quindicina d’anni ha intrapreso la strada della creazione artistica, parallelamente al suo attuale lavoro in pizzeria.<br />
<span id="more-2065"></span><br />
Farina, acqua, sale, lievito e olio sono stati gli strumenti del lavoro che per decenni, ha condensato nel gesto notturno della panificazione della famiglia di Ezio, la grandezza di una tradizione che si perde nella notte dei tempi, ma di cui si avrà forse sempre bisogno. Un mestiere semplice ma faticoso, che si fa quando molti lavoratori vanno a dormire, consci che il ciclo di produzione del pane non si fermerà e la mattina successiva sarà fresco come sempre. I curatori hanno per la seconda volta reso disponibili i suggestivi spazi superiori della Basilica ad un artista che proviene dal mondo del lavoro manuale. Ezio è infatti un panificatore da quattro generazioni che si è reso conto che il limite tra vita e arte è spesso labile. Il pane è per lui strumento di lavoro ed anche mezzo di ispirazione: non per nulla la religione cristiana lo ha elevato a rappresentare la corporeità di Cristo; esso è quindi fonte di nutrimento fisico e spirituale, segno del dono e della condivisione.<br />
Visitando la mostra, si è accompagnati da un profumo di pane tostato e liquirizia, che proviene dai teli di cotone che l’artista ha utilizzato per fare lievitare le palline di pane e che ha poi stirato e modificato nei colori e nelle forme. Al piano terra, di fronte ad affreschi del 1370, un grande telo della lunghezza di circa otto metri, conduce lo sguardo a superare l’attigua scala a chiocciola. Pare essere un asse cosmico ricoperto di macchie profumate, che unisce idealmente la terra al cielo. Passando attraverso una scala stretta che conduce al matroneo, ecco manifestarsi una serie di teli giallastri disposti verticalmente a ferro di cavallo. Il loro susseguirsi in modo ripetitivo e circolare permette di concentrare lo sguardo sull’insieme piuttosto che sul singolo pezzo. Le piccole differenze tra questi sono date dalle sfumature delle muffe prodotte dal vapore acqueo, dalle stropicciature e dalla fuliggine lasciata dall’olio durante la cottura delle palline di pane. La bellezza dei teli, simili a dei sudari, sta soprattutto nell’indicare l’importanza di ciò che non c’è, sono quindi i negativi di un processo seriale che ha in sé qualcosa di sacro. L’intelligente, nonché preparato curatore Mauro Zanchi, ha condiviso insieme all’artista ciò che ci può essere dietro al piacere del fare e all’odore del pane, individuando nel film-documentario La Rabbia di Pasolini del 1963, una fonte di ispirazione e riflessione interessante. Il grande osservatore emiliano dell’Italia degli anni Settanta, passando in rassegna i fatti di Ungheria del 1956, del Congo del 1961, di Cuba del 1960-61, le vicende della classe operaia e molto altro ancora, legge come negativi i mutamenti a cui il Mondo sta cedendo il passo. Pier Paolo crede che lo spirito sia il retaggio del mondo contadino e artigianale e che la tradizione vada salvaguardata nella sapienza dei gesti antichi, proprio come quelli che ispirano le mani del buon Ezio. Nell’agile catalogo della mostra, il curatore Mauro Zanchi ricorda che il pane è più antico della scrittura: “Nasce dalla pietra e dalla cenere ed è intimamente legato all’uomo, come in un rito di legatura archetipale”. La mostra dotata di un alfabeto semantico minimale, parla dunque piano agli occhi e agli olfatti dei visitatori, nel solco di un neo-pasolinismo che “si augura un ritorno all’antica innocenza, per contrastare le certezze a buon mercato e la volgarità piccolo-borghese, poiché non avvenga l’annullamento dell’identità personale a favore dell’identificazione con la maggioranza” (Mauro Zanchi, catalogo mostra di Ezio Tribbia, Pane di domani, Lubrina Editore, 2009).</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/08/p1020130.JPG" alt="p1020130.JPG" /></p>
<p>BASILICA SANTA MARIA MAGGIORE<br />
Ezio Tribbia &#8211; Pane di domani<br />
Bergamo<br />
Piazza Duomo (24129)</p>
<p>Curatori: Mauro Zanchi, Giuliano Zanchi<br />
email: <a href="mailto:maurozanchi@yahoo.it">maurozanchi@yahoo.it</a><br />
editore: Lubrina</p>
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		<title>Otolab</title>
		<link>http://www.viatico.org/redazionale/otolab/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 08:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[redazionale]]></category>

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a cura di Luca Cordoni
Hanno varcato l’oceano più volte per proporre una creatività fatta d’immagini e suoni che si sciolgono, che avvolgono e guidano senza clamore lo spettatore a guardare l’interiorità, che per un uomo forse è tutto. Obiettivo la ricerca di atmosfere minimal che faccia luce proprio nel lato nascosto dell’animo, lì dove si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/07/otolab_op7_tunnel_4_2006_digital_print_on_glossy_paper_and_dibond.jpg" alt="otolab_op7_tunnel_4_2006_digital_print_on_glossy_paper_and_dibond.jpg" /></p>
<p><strong>a cura di Luca Cordoni<br />
</strong>Hanno varcato l’oceano più volte per proporre una creatività fatta d’immagini e suoni che si sciolgono, che avvolgono e guidano senza clamore lo spettatore a guardare l’interiorità, che per un uomo forse è tutto. Obiettivo la ricerca di atmosfere minimal che faccia luce proprio nel lato nascosto dell’animo, lì dove si annidano parole mai dette, speranze pervicacemente agognate, sogni a volte neri.<br />
<span id="more-1948"></span><br />
Una sorta di ricerca zen, fatta sì d’intimismo e concentrazione, ma che vede nella forza della <em>performance live</em> un’esperienza sinestetica unica e gioiosa.<br />
Protagonista è il collettivo Otolab, un gruppo di una quindicina di creativi che nel 2001 nella tentacolare ma a volte miope Milano, ha scelto di unirsi artisticamente per condividere e far circolare saperi diversi: musica suonata e mixata, elettronica, video-arte, regia filmica, web design, architettura, grafica.<br />
Dopo i successi internazionali di Elektra &#8216;09, Montreal; Cinesthesy &#8216;08, Parigi; Dissonanze &#8216;06 &amp; &#8216;08, Roma; Clubtransmediale &#8216;05, Berlino; Arte Nuevo Interactiva, &#8216;05 Bienal Internacional de Merida, Mexico; Istanbul Contemporary Art Museum, Turkey; Gallery Noass, Art and Culture Project Noass, Riga, Lettonia; Netmage ’04 Bologna, il collettivo milanese di optical art tra i più affermati in Italia, porta alla Traffic Gallery di Bergamo il suo ultimo lavoro: “giardini neri”.</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/07/gierdini_neri_performance.jpg" alt="gierdini_neri_performance.jpg" /></p>
<p><!--more-->Il progetto ispirato all’idea del giardino, rappresenta una svolta figurativa nella produzione della visual-band, da sempre affezionata al tema optical e ipnotic per eccellenza. In galleria sono esposte ventitré stampe su alluminio, ricavate dagli stills della performance tenutasi a Parigi nel 2008. L’idea del progetto nasce in Messico, dice Massi, il mentore del gruppo, pensando a delle stanze in cui sound e design parlassero la lingua persuasiva dei sogni. Il live proiettato su un doppio schermo si risolve in un susseguirsi di stati d’animo diversi. Il giardino, viene vissuto quando nessuno lo vive: di notte, quando la coscienza ha tempo per fermarsi e sentire il suo peso. Questa la sequenza narrativa esposta in senso orario sulle pareti della Traffic: il pulsare delle luci anticipa delle immagini dei boschi, che poi diventano sentieri e poi campi di cotone, in seguito inondati dall’acqua che, con il riflesso di una luce bluastra, sembra porre fine alle ansie e ai dubbi e mettere un punto d’arrivo al viaggio onirico. I fermo immagine degli ultimi dieci minuti non ci sono, ma raccontano la fine di questo peregrinare notturno dell’anima: l’acqua, prima elemento rassicurante, si trasforma in un liquido denso e scuro che lascia percepire solo la linea dell’orizzonte e crea un approdo difficoltoso alla trascendenza. Le ultime immagini, inquadrate dall’alto secondo una diagonale prospettica, abbandonano l’iniziale radice figurativa per approdare a un finale molto noise. Il video esposto in Galleria è la ripresa della performance parigina e ne restituisce un senso claustrofobico accompagnato da suoni etno-elettrici. La seconda sala della Galleria ospita un progetto qui in precedenza ospitato: “OP7”. Si tratta di un lavoro del 2006, commissionato dal festival di sperimentazione digitale Mixed Media, intorno all’installazione permanente di Anselm Kiefer: “Sette Palazzi Celesti”, che inaugurò nel 2004 gli spazi immensi dell’Hangar Bicocca di Milano. Le stampe fotografiche tratte da stills del materiale video originale, restituiscono bene l’idea della rilettura del tema del tunnel come metafora del viaggio e indagine sulla percezione audiovisiva. Il video è visionabile su <a href="http://www.vimeo.com/694087">http://www.vimeo.com/694087</a>. Il cammino d’iniziazione spirituale proposto dall’artista tedesco avviene attraverso i sette palazzi celesti che rappresentano i diversi livelli di partecipazione dell’uomo al divino. Otolab sembra riuscire a eludere la sorveglianza degli angeli, che secondo l’antica leggenda custodirebbero le torri, creando geometrie tridimensionali illusorie e facendo precipitare l’occhio dello spettatore nelle cavità dei tunnel, costituiti dall’alternarsi di fotogrammi stroboscopici alternati in sequenza binaria bianco e nero. Il passaggio da un livello di conoscenza al successivo è reso possibile da un momento di pausa, che prepara chi guarda a entrare in un altro tunnel. L’unica ancora di certezza nel vuoto di suoni e forme creato dal gruppo è la linea dell’orizzonte. L’approdo e la visione della trascendenza si risolvono in quella dell’unità finale di forme e suono.</p>
<p><a href="http://www.otolab.net/">www.otolab.net</a></p>
<p><strong>Otolab<br />
<em>giardini neri<br />
</em></strong><em>23 giugno – 25 luglio 2009</em><br />
giardini neri<br />
<em><strong>Traffic Gallery Contemporary Art</strong></em> Bergamo<br />
Via San Tomaso 92 (24121)<br />
Tel. 0039 035 0602882.<br />
<a href="http://www.traffic/">www.trafficgallery.org</a><br />
<a href="mailto:info@trafficgallery.org">info@trafficgallery.org</a></p>
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		<title>Dalla serialità agli unicum</title>
		<link>http://www.viatico.org/redazionale/dalla-serialita-agli-unicum/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 21:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[redazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[
a cura di Luca Cordoni
Si è da poco conclusa alla Galleria Elleni di Bergamo la doppia personale di Francesco Lussana e Giovanni Minelli, due creativi che si ispirano al mondo della produzione seriale per giungere poi ad esiti artistici unici. Lussana, coetaneo dell’arte concettuale, leva 1958, rappresenta uno spaccato del delicato periodo storico degli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/06/p1020085.JPG" alt="p1020085.JPG" /></p>
<p><strong>a cura di Luca Cordoni</strong><br />
Si è da poco conclusa alla Galleria Elleni di Bergamo la doppia personale di Francesco Lussana e Giovanni Minelli, due creativi che si ispirano al mondo della produzione seriale per giungere poi ad esiti artistici unici. Lussana, coetaneo dell’arte concettuale, leva 1958, rappresenta uno spaccato del delicato periodo storico degli anni Settanta-Ottanta, in cui l’industria era affamata di lavoratori.</p>
<p><span id="more-1912"></span>Entrato in fabbrica a quindici anni, Francesco ha la possibilità di specializzarsi nella tecnica della trasformazione della lamiera e poi di diventare il responsabile del progetto S.M.E.D. nella ditta Minifaber. La sigla sta per Single Minute Exchange of Die (cambio stampo al minuto) e rappresenta un processo, brevettato da Toyota volto a razionalizzare il lavoro, riducendo i tempi di cambio dello stampo e consentendo all’addetto di sporcarsi e faticare meno. Come operaio addetto alla produzione standardizzata, ha inizialmente imparato sul campo la necessaria relazione uomo-macchina, che anche per mansioni di controllo, richiede al primo un’attenzione notevole e gli impone la reiterazione del gesto e il suo rumore chiassoso scandito solo dalle pause. I colori delle sue installazioni di arte tecnologica registrano il cambio di colore delle macchine vissute in fabbrica: ora verde, ora rosso, giallo o bianco: quegli stessi colori che, riferisce Lussana, dopo anni di lavoro ricorrono nei sogni degli addetti alla produzione. Parallelamente coltiva buone letture e frequentazioni che lo portano a decontestualizzare i prodotti metallici, fermandone la produzione a un dato momento. In mostra sono presenti opere frutto di un’interruzione voluta, che impediscono a chi le guarda di capire cosa sarebbero diventate se il processo industriale avesse fatto il suo corso; questo è il caso del blocco cilindrico di metallo da cui è stata ottenuta una struttura verticale con i punzoni che poi sarebbero serviti per costruire forcelle di biciclette da bambino. Due lastre circolari forate, poste su dei pannelli gialli e appese al soffitto con dei fili resistenti, rappresentano invece l’aspetto più ludico e ed estetizzante della produzione dell’artista. La vera novità dell’esposizione è però rappresentata dall’installazione “Campionatura per piastra di cablaggio”, una serie di 18 lamiere tagliate al laser con dei quadrati concentrici e poste su pannelli bianchi, che rappresentano una successione crescente di forme regolari e pulite. Lussana espone i suoi lavori bidimensionali a parete, lasciando il piano alle fascinose opere di art design del giovane ed intraprendente Giovanni Minelli, laureatosi a Brera con un tesi sulla storia e l’evoluzione del design. Ben si inseriscono le sue poltrone metalliche nel progetto della mostra, perché nella sua ricerca lo studio della tecnologia dei materiali è strettamente legato alle sue conoscenze artistiche. Per Minelli è importante seguire il processo di lavorazione dei suoi mobili-sculture dalla fase di progettazione a quella di esecuzione, che richiede tempo e pazienza infinita nella minuzia delle saldature, pensate e commissionate nei suoi viaggi in Indonesia, dove l’artista possiede uno studio e può forse ridurre i costi di produzione. Le sue poltrone in filo di metallo bianco rappresentano opere destinate forse ad un pubblico di selezionati amatori del genere, ma tradiscono in alcuni casi anche un potenziale utilizzo nella comodità della seduta. Indubbio e accattivante il forte impatto estetico.</p>
<p>Francesco Lussana\Giovanni Minelli<br />
Bergamo<br />
ELLENI GALLERIA D’ARTE<br />
Via Broseta 41 (24121)<br />
+39 035243667 , +39 035243667 (fax), +39 3477164147<br />
<a href="http://www.galleriaelleni.it/">http://www.galleriaelleni.it/</a></p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.viatico.org/?p=1912&amp;akst_action=share-this"  title="E-mail this, post to del.icio.us, etc." id="akst_link_1912" class="akst_share_link" rel="nofollow">Share This</a>
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