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	<title>Viatico Art Magazine &#187; spazi del contemporaneo</title>
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	<description>Blog d'Arte e Cultura contemporanea - Since 1996</description>
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		<title>Nozze di Piombo</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 15:07:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[spazi del contemporaneo]]></category>

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All’ interno del Programma evento Incontri di Frontiera, curato da Stefano Taccone e Pina Capobianco, Rosaria Iazzetta confrontandosi ancora con la realtà  struggente del quartiere di Scampia, decide di sottoporre  la propria persona, nel mostrare quanto assurdo è unirsi in matrimonio con chi appartiene al mondo criminale, in cui la vita è già segnata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/04/nozze-4.jpg" alt="nozze-4.jpg" /></p>
<p>All’ interno del Programma evento <em><strong>Incontri di Frontiera</strong></em>, curato da <strong>Stefano Taccone</strong> e <strong>Pina Capobianco</strong>, <strong>Rosaria Iazzetta</strong> confrontandosi ancora con la realtà  struggente del quartiere di Scampia, decide di sottoporre  la propria persona, nel mostrare quanto assurdo è unirsi in matrimonio con chi appartiene al mondo criminale, in cui la vita è già segnata da morte e disperazione. Le foto di un apparente e normale album fotografico, vengono realizzate nei luoghi simboli di Scampia, e potrebbero risultare normali se solo non fosse che lo sposo si presenta già privo di vita, all’ interno di scene che oscillano tra una vanità  principesca di origine &#8220;cafona&#8221; fatta di sfarzo criminale e una rassegnazione gioiosa che diventata abitudine,non si riconosce  più come dramma.<br />
<span id="more-1735"></span></p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/04/nozze-2.jpg" alt="nozze-2.jpg" /></p>
<p>Chi decide di amare e di unirsi in amore, di conseguenza ripudia l’ odio, e se questo concetto fosse ben chiaro a tutti quelli che decidono di unirsi in matrimonio, si avrebbe come risultato una minore coscienza criminale, perche senza saperlo avremmo convertito e ridimensionato i criminali che decidono di unirsi in matrimonio per rafforzare la politica criminale e aumentare il prestigio da classe di potere a <em>status simbol</em>.</p>
<p><a href="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/04/nozze-4.jpg" title="nozze-4.jpg"></a><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/04/nozze-4.jpg" alt="nozze-4.jpg" /></p>
<p><strong>Lead Wedding<br />
</strong>Inside of Programm “ Incontri di Frontiera”,curated from Stefano Taccone and Pina Capobianco, Iazzetta confronting with the reality of Scampia district. The artist  decides to submit the actual person,to show how much absurd is to unite itself in marriage with who belongs to the criminal world, in which the life already is marked from death and despair.  The photograph of an apparent and normal photographic album, come realized in the places symbols of Scampia area, and could result normal if alone not pits that the groom is presented already lacking life, inside of stages that fluctuate between a vanity  princely of origin &#8220;boor &#8220;done of criminal splendor and of a joyful resignation that become habit do not succeeds more to recognize itself like drama.  Who it decides lover and to unite itself in love,  means to repudiates the hatred, and if this concept was quite clear to all those that decide to unite itself in marriage, would have how resulted a smaller criminal conscience, because we would have converted it and reorganized the criminals that decide to unite itself in marriage to strengthen the criminal politics and to increase the prestige from power-class  to status simbol. </p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/04/nozze.jpg" alt="nozze.jpg" /> </p>
<p>&#8220;Nozze di Piombo&#8221;, il titolo del lavoro di Rosaria Iazzetta, nato all&#8217; interno della Programma evento “ Incontri di Frontiera”  curato da Stefano Taccone e Pina Capobianco<br />
Centro Alberto Hurtado, Viale della  Resistenza, polo artigianale Scampia, 80145 Napoli<br />
Dal 24 al 30 Aprile<br />
tel.:+39 329.7140758 tel.:+39 320.3560239 (lun.- sab. h 9.00-13.00 | 15.30-17.00)</p>
<p>“Incontri di frontiera”<br />
a cura di Pina Capobianco e Stefano Taccone<br />
Con Katia Alicante, Giacomo Faiella, Rosa Futuro, Rosaria Iazzetta, Salvatore Manzi, MaraM, Giuditta Nelli, Maria Vittoria Perrelli, Alessandro Ratti, Ur5o</p>
<p>Inaugurazione: venerdì 24 aprile dalle ore 18.30<br />
Centro Hurtado &#8211; Polo Artigianale<br />
Viale della Resistenza &#8211; Scampia, Napoli</p>
<p>Il progetto “Incontri di frontiera”, a cura di Pina Capobianco e Stefano Taccone si caratterizza come una prosecuzione dell’esperienza del ciclo “Corrispondenze di frontiera” (Centro Hurtado, ottobre 2007 – maggio 2008), ma anche come un passo ulteriore. Nell’ambito di quest’ultimo otto artisti campani, tutti provvisti di una profonda esperienza della realtà del quartiere, sono stati invitati a tenere a turno un’esposizione personale che elevasse il contesto, identificato come “zona di frontiera”, a materia prima del loro lavoro. In questa occasione invece dieci artisti, non solo campani, ma anche provenienti da altre regioni d’Italia, sono chiamati non più ad un’elaborazione metaforica del contesto, ma all’interazione con esso in presa diretta, nel suo quotidiano divenire. Da qui la sostituzione del concetto di “corrispondenza” con quello di “incontro”, nonché il passaggio dagli spazi interni a quelli prettamente esterni del centro e a quelli ad esso limitrofi.<br />
Katia Alicante realizza, in collaborazione con i bambini di Scampia e dei loro genitori, un sito web far conoscere il quartiere e i suoi abitanti; Giacomo Faiella continua la sua decostruzione del sistema dell’economia traslando il motivo del parallelismo tra sistema monetario e sistema metrico decimale nello spazio da cui originariamente l’idea era scaturita; Rosa Futuro conduce la sua consueta satira sociale invitando gli spettatori ad unire i puntini di un ampio cartellone per scoprire la figura che vi si cela; Rosaria Iazzetta e MaraM inscenano una vera e propria doppia festa nuziale ritagliandosi la parte delle due spose, ma perdendo prematuramente i loro rispettivi sposi; Salvatore Manzi propone una sorta di punto di ascolto, una postazione in cui gli spettatori possono discutere dei propri problemi ed individuare soluzioni insieme all’artista; Giuditta Nelli insegna ai bambini di Scampia a costruire macchine fotografiche rudimentali con scatole di latta ed ad usarle per ritrarre quelli che loro considerano “luoghi impossibili”; Maria Vittoria Perrelli innesca un cortocircuito cerebrale tra la nobiltà dei toni della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e la consunzione delle poltrone che accolgono gli spettatori che la ascoltano recitata in cuffia; Alessandro Ratti pone nello spazio pubblico i suoi oggetti in plastica al fine di trasformarli in propulsori di socialità; Ur5o riflette su come la coatta e materialistica concretezza del nostro cammino conduca ad un distacco dai bisogni autentici, ma anche, una volta conseguito il picco più alto dell’alienazione,  ad un moto di ribellione radicale.<br />
Questa volta però gli incontri avvengono non solo sul piano degli interventi artistici, ma anche per mezzo momenti di dibattito a tema, ove alcuni degli artisti, ma anche intellettuali ed operatori di differente estrazione e formazione, rendono testimonianza della loro “esperienza di frontiera”, intendendo il concetto di “frontiera”, come già nell’evento del 2007-2008, in quanto limite che separa due ambiti distinti. Il 28, 29 ed il 30 aprile si svolgono così, dalle ore 18,30, i dibattiti incentrati rispettivamente sulla Frontiera africana, sulla Frontiera economica e sulla Frontiera mentale.<br />
L’iniziativa rientra nel progetto &#8220;Costruiamoci un orizzonte&#8221;, che ha come promotrice e finanziatrice la Fondazione Vodafone Italia congiuntamente alla Regione Campania, la Provincia di Napoli, il Comune di Napoli e la Compagnia di Gesù con il Centro Hurtado, centro di formazione per i giovani del quartiere, per la loro crescita culturale e l&#8217;avviamento al lavoro.<br />
&#8220;Costruiamoci un orizzonte&#8221;  mira a sperimentare un modello di sviluppo e di crescita per il territorio attraverso tre linee di azione: sostenere iniziative di educazione di strada destinate a ragazzi in dispersione e a rischio; offrire opportunità culturali, attraverso l&#8217;arte visiva, musicale e la lettura; attivare la formazione di professionalità, in particolare con la costituzione di un laboratorio di legatoria e di restauro del libro.</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/04/nozze-10.jpg" alt="nozze-10.jpg" /> </p>
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		<title>Orizzontaleverticale</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 10:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[spazi del contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[
La galleria A arte Studio Invernizzi inaugura venerdì 19 settembre 2008 la propria stagione espositiva con una mostra dedicata all’artista Nelio Sonego che per l’occasione presenta una recente serie di opere dal ciclo Orizzontaleverticale.
“Orizzontaleverticale” segna un’importante fase nel ciclo pittorico di Sonego in cui emerge un forte desiderio di spazialità. Nelle tele non denuncia neppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/06/sonego.jpg" alt="sonego.jpg" /></p>
<p>La galleria <strong>A arte Studio Invernizzi</strong> inaugura venerdì 19 settembre 2008 la propria stagione espositiva con una mostra dedicata all’artista <strong>Nelio Sonego</strong> che per l’occasione presenta una recente serie di opere dal ciclo <strong><em>Orizzontaleverticale</em></strong>.<br />
“Orizzontaleverticale” segna un’importante fase nel ciclo pittorico di Sonego in cui emerge un forte desiderio di spazialità. Nelle tele non denuncia neppure come univoca la direzionalità del loro collocamento sulla parete, ma questa è concepita per adattarsi in maniera sempre rinnovabile al luogo in cui si andranno ad inserire e con cui si troveranno a dialogare.<span id="more-485"></span> <br />
Così è imprescindibile trovare nuove dimensioni di senso che legano le sue opere agli ambienti nei quali, di volta in volta, si inseriscono e che ne esplorano e contemplano le inattese specificità.<br />
Privata di una direzionalità sicura e forzatamente limitante, l’opera di Sonego si rende possibile artefice del suo divenire continuo e mutabile, relazionabile all’immutabile cangiante del divenire della Natura e delle sue manifestazioni.<br />
I rettangoli colorati, segni intervento del pensare riflessivo dell’artista, in questi recenti lavori diventano una pulsione ancor più intermittente. Sono vibrazioni vitalmente energetiche che tendono a concentrarsi sul limite tra tela e parete, tra finito e infinito. Il pulsare quasi nervoso dei colori di Sonego diventa il concitato anelito al germinante vigore della vita; il suo segno è un segno cosmico che esplora tutte le forme del divenire della e nella Natura. È una pittura attenta e che attende ai fenomeni contingenti di cui il pensare dell’uomo deve essere interprete, anzi ne è parte assolutamente inscindibile.<br />
In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue contenente la riproduzione delle opere in mostra, un saggio di Klaus Wolbert, una poesia di Carlo Invernizzi e un apparato bio-bibliografico.</p>
<p><strong>NELIO SONEGO<br />
<em>Orizzontaleverticale<br />
</em>Inaugurazione<br />
venerdì 19 settembre 2008  ore 18.30<br />
sabato 20 settembre 2008 ore 11-22<br />
domenica 21 settembre 2008 ore 11-19<br />
A ARTE STUDIO INVERNIZZI<br />
Via D. Scarlatti 12<br />
20124 Milano  Italy<br />
Tel. Fax  02  29402855<br />
</strong><a href="mailto:info@aarteinvernizzi.it"><strong>info@aarteinvernizzi.it</strong></a><br />
<a href="mailto:press@aarteinvernizzi.it"><strong>press@aarteinvernizzi.it</strong></a><br />
<a href="http://www.aarteinvernizzi.it/"><strong>www.aarteinvernizzi.it</strong></a></p>
<p><strong>Catalogo con saggio di Klaus Wolbert<br />
da lunedì a venerdì 10-13  15-19</strong><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
On Friday 19 September 2008 the gallery A arte Studio Invernizzi opens its exhibitory season with a show exhibition devoted to the artist Nelio Sonego who, on this occasion is presenting a recent series of works from his cycle “Orizzontaleverticale”.<br />
“Orizzontaleverticale” marks an important stage of Sonego’s pictorial cycle, in which a strong desire of spatiality emerges. He does not require his canvases to have a single directionality with regard to their placing on the wall, allowing this to be adapted on each occasion to the place where they are to be displayed, which they will have to engage in dialogue. Thus it is absolutely necessary to find new dimensions of meaning that can link his works to the various environments in which they are inserted, the unexpected features of which they explore and contemplate.<br />
Deprived of a certain and necessarily limiting directionality, Sonego’s work becomes the possible creator of its own continuous and mutable coming into being and its manifestations.<br />
In these recent works, the coloured rectangles &#8211; signs that are the intervention of the artist’s reflective thought &#8211; become an even more intermittent pulsation. They are vitally energetic vibrations tending to concentrate at the point where the canvas meets the wall, between the finite and the infinite. The almost nervous throbbing of Sonego’s colours becomes an excited longing for the germinative vigour of life; his sign is a cosmic one that explores all the forms of becoming that belong to nature and are present in it. This is attentive painting that attends to the contingent phenomena human thought must interpret &#8211; or rather, it is an absolutely inseparable part of them.<br />
On the occasion of the exhibition a bilingual catalogue including photographs of the works on display in the exhibition, an essay by Klaus Wolbert, a poem by Carlo Invernizzi and bio-bibliographical notes will be published.</p>
<p>On the occasion of start the gallery will be opened on Saturday 20 September from 11 a.m. to 10 p.m. and on Sunday 21 September from 11 a.m. to 7 p.m.</p>
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		<title>Stelle!</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 22:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[spazi del contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Edoardo Di Mauro
“Stelle!” è  una eclettica visione d’insieme della situazione in atto nella scena contemporanea italiana che riunisce in una mostra itinerante artisti appartenenti a diversi ambiti generazionali apparentati da evidenti affinità elettive.
Il titolo intende essere efficace metafora di uno stato d’animo che sta insorgendo con gradualità e di cui gli osservatori più attenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/06/stelle-copertina-copia.jpg" alt="stelle-copertina-copia.jpg" /></p>
<p><strong>di Edoardo Di Mauro</strong><br />
“Stelle!” è  una eclettica visione d’insieme della situazione in atto nella scena contemporanea italiana che riunisce in una mostra itinerante artisti appartenenti a diversi ambiti generazionali apparentati da evidenti affinità elettive.<span id="more-447"></span><br />
Il titolo intende essere efficace metafora di uno stato d’animo che sta insorgendo con gradualità e di cui gli osservatori più attenti e sensibili non possono non cogliere gli indizi. Dal punto di vista teorico, preciso che questa mostra è frutto di una riflessione non mia isolata ma collettiva, rinvengo numerose analogie con una rassegna da me ordinata nella primavera 2006 alla Fusion Art Gallery di Torino intitolata “L’immagine reincantata”. In quel caso il mio sguardo si volgeva verso ambiti relativi alle nuove tecnologie quindi fotografia, video ed immagine digitale. Nella circostanza, pur in presenza di una nutrita rappresentanza in tale senso orientata, il raggio dell’indagine si estende anche ad ambiti quali l’oggettualismo e la pittura, ma questo quasi nulla toglie all’omologia teorica tra queste due occasioni espositive. <br />
È stata proprio l’osservazione delle prove della più recente generazione artistica italiana, esaminata nella sua specificità poetica ed isolata dal contesto di un sistema dell’arte in cui il tasso di alienazione continua ad essere piuttosto elevato, a convincermi della presenza di sempre più consistenti indizi riguardanti una insorgente mutazione estetica e comportamentale. Ho elaborato il termine “nuova contemporaneità” per indicare uno stato d’animo diffuso che sembra volere andare oltre le secche in cui si era ormai incagliato il post moderno. Come sostenuto da uno dei migliori estetologi italiani, Mario Perniola, l’arte vuole proporre nuovamente un senso al suo esistere, a cui egli dà l’appellativo di “resto” od “ombra”, andando oltre l’opposta tautologia nella quale si era incanalata a partire dagli anni ’50 dapprima con la teoria situazionista e con quella successiva del Concettuale incarnato dalla riflessione teorica di Joseph Kosuth, entrambe convergenti nel rifiutare una visione formalistica dell’arte perché inficiante il soggettivismo dell’artista, la sua produzione mentale e teorica come unica portatrice di senso e di verità in opposizione al feticcio dell’opera prodotto a solo uso e consumo della “società dello spettacolo”. La seconda opzione è viceversa una interpretazione strumentalmente riduttiva della cosiddetta “teoria istituzionale” che considera l’arte categoria principalmente storica e l’opera come oggetto la cui qualità è esclusivamente determinata dal successo che riscuote presso i soggetti istituzionali : musei ed operatori del mercato, riviste specializzate, critici più o meno solidali e compiacenti con  le regole imposte. Sono d’accordo sul fatto che l’arte non può essere spiegata a prescindere da ben determinati fattori storici e sociali ma è anche evidente come l’esasperazione di questi presupposti porta ad un disciogliersi del messaggio all’interno dei meccanismi della comunicazione. Il risultato in termini estetici è il cosiddetto “sensazionalismo”, procedimento in cui l’arte intende provocare disgusto e turbamento allontanandosi volutamente dal pubblico ma accrescendo la sua “audience” e costringendo i protagonisti a spararla sempre più grossa : esempio indicativo e citato perché noto ai più Maurizio Cattelan, personalità per cui valgono ormai i parametri di giudizio adoperati per valutare popstar e divi del cinema  e non certo i classici criteri di valutazione artistica. Tali fenomeni sono stati introdotti dal nichilismo e dalla “morte di Dio” teorizzata da Nietzsche sul finire del secolo scorso : l’avvento della tecnica svuota progressivamente la civiltà occidentale delle antiche certezze ed anche l’arte conosce lo stesso destino il cui esito finale si ha dopo la seconda metà degli anni ’70 quando viene meno la spinta propulsiva e vitalistica delle avanguardie storiche strettamente correlate al concetto del Superuomo. La citazione esasperata e spesso sterile delle esperienze del passato, il cinismo dichiarato con senso di supponenza è per molti aspetti espressione di questo rimpianto. Tuttavia in questi anni d’esordio del nuovo millennio si intravede la possibilità di una “terza via” al di là di improbabili volontà di restaurazione di una classicità statica o di un totale annullamento dell’arte nel reale e nella comunicazione : un atteggiamento che, pur partecipando alle vicende del quotidiano, interviene su di esse per gettarvi verità, resistendo al conformismo ed alla massificazione dell’opera per restituire all’arte grandezza progettuale e dignità estetica. Un indizio certo di questo mutato atteggiamento è dato dalla capacità attuale di usare le tecnologie nella loro specificità di linguaggio. Il tutto parte dal ruolo assunto dalla fotografia che, nell’ultimo trentennio, si è riversata massiccia nel panorama eclettico della contemporaneità privilegiando la funzione piuttosto che l’oggetto e diventando gradualmente una delle dimensioni narrative maggioritarie, trascinando con sé il video, suo successore e derivato tecnologico. L’atteggiamento si è manifestato nella duplice accezione di una partecipazione “fredda”, tendente a privilegiare una classificazione impersonale ed asettica dell’esistente e della banalità quotidiana, ed un’ altra dimensione “calda” e psicologica, in cui gli artisti hanno adoperato il mezzo come estensione del proprio io, per calarsi nel reale con atteggiamento di affettuosa partecipazione. Ma questo non è affatto in contraddizione con un uso “artistico” del mezzo, anzi semmai ne rafforza la vocazione di strumento atto a cogliere il reale nell’accezione di un abbraccio interire, di un congiungimento con l’io dell’artista. Il “reincanto” stigmatizza una nuova fase epocale in cui siamo ormai entrati : dopo la plurisecolare prevalenza del razionalismo introdotto dal Rinascimento e confermato dall’Illuminismo, dominato dal “logos”, le tecnologie immateriali ci hanno introdotti nella civiltà dell’immagine, in cui si assiste ad una ripresa di valori magici e rituali che collegano la nostra epoca ad un passato premoderno con la ricomparsa di antichi archetipi ed una nuova dimensione comunitaria in cui l’individuo vive attraverso lo sguardo e le leggi degli altri. Questo assunto è valido per la nuova immagine tecnologica ma è pressoché del tutto traslabile verso altre opzioni stilistiche come l’oggettualismo, in questo caso con l’introduzione di una cospicua dose di ironia e la volontà di sfidare le arti applicate sul loro stesso terreno e la pittura, tesa verso una dimensione simbolica e narrativa. Le contaminazioni tra linguaggi, oggi sempre più plausibili e necessarie, fungono da efficace collante linguistico. Vengo ora a trattare di alcuni tra gli autori presenti in mostra, dividendo questa compito con l’altro curatore, che è Bianca Pedace. Gaetano Buttaro impiega con lucidità le tecnologie digitali per costruire un’immagine tesa allo scandaglio analitico ed impietoso, per quanto velato da una patina di soffusa malinconia, dei misteri dell’interiorità umana. L’artista, negli ultimi lavori, tende a rivolgere il suo sguardo indagatore su sé stesso, con inquadrature dotate di un movimento volutamente frammentato ed in parte sfocato, che indica la mutevolezza delle sensazioni e degli stati d’animo e la volontà, forse vana,  di ricondurle all’unitarietà del Super Io. Theo Gallino con le sue opere ultime pone in essere un vero e proprio procedimento alchemico, coerentemente con uno stile dove l’aniconicità sa conciliarsi con l’immagine sublimata nell’evocazione dell’ombra, intravista come un fantasma sfuggente bloccato nell’attimo stesso in cui si pone all’ attenzione percettiva. Nelle sue “scatole alchemiche” figure ed oggetti giacciono sofficemente custoditi in contenitori dalle forme variabili, avvolte in un liquido amniotico composto da cera ed anilina. Tea Giobbio  riflette sul rapporto tra il suo essere donna ed il mondo tramite un’analisi della condizione del corpo femminile e l’invasiva esteriorità contemporanea o si sofferma, con la delicatezza del bianco e nero, su paesaggi onirici in cui il cielo funge da cornice all’immanenza di soggetti placidamente zoomorfi. Come evidenziato anche da altri curatori nel lavoro della Giobbio è privilegiato il concetto dell’ “assenza”, in quanto il suo corpo, così come il paesaggio, non appare mai nella sua interezza ma si fissa in una situazione temporale di transito e di divenire. Walter Vallini è un creativo a tutto campo, come conviene essere in questa nostra epoca divisa e frammentata  che anela una possibile unitarietà. Le installazioni di Vallini, al confine tra arte e design, sono caratterizzate da un funzionalismo “dolce”, in cui l’oggetto va oltre il suo compito di concreta utilità per relazionarsi con l’ambiente in cui si colloca, contribuendo a determinare le reazioni psicofisiche dei fruitori, con un’operazione dove la “technè” è intesa come capacità di progettare, di aggiungere all’oggetto un’opportuna dose di estro e creatività, emendandolo in buona parte dal suo inevitabile destino di “merce”. Vittorio Valente, che spesso con Vallini ha collaborato nella realizzazione di progetti collettivi, è un’artista dallo stile inconfondibile ed ormai largamente conosciuto ed apprezzato, centrato sullo svelamento dell’intensità e del dinamismo dell’universo biomorfico, della naturale artisticità ed apparente innocenza di temibili cellule, pronte a moltiplicarsi ed a colpirci. Il tutto con una tecnica dove l’oggetto si dispone di preferenza in contesti ambientali ma anche a parete, che si avvale di materiali plastici e di silicone con cui l’artista forgia una gamma inesauribile e mai ripetitiva di soluzioni formali, che invadono lo spazio in cui hanno l’occasione di collocarsi, con la costante capacità di scuotere positivamente i fruitori. Roberto Zizzo è un’artista che sfida con coraggio i dogmi soffocanti del “politicamente corretto”, oggi così di voga. Zizzo manipola in mille modi e maniere, con il tramite della tavolozza tecnologica adoperata come reale protesi della manualità, il corpo umano, talvolta con uno scandaglio auto-voyeurista di particolari del suo corpo, in altri casi pescando nell’immenso vivaio di immagini anonime fornite da Internet. La sua è un’analisi da un lato rivolta verso le mutazioni prodotte dalle nuove frontiere della ricerca biologica, dall’altro tesa alla critica della mercificazione del corpo nella società contemporanea, dove esso è sempre più sottoposto alle leggi dell’apparire piuttosto che  a quelle, ben più profonde ma difficili da conquistare, dell’essere. Francesca Maranetto Gay  utilizza il video, la musica e la tecnologia digitale per realizzare immagini in movimento o fissate bidimensionalmente nei frames od in autonome elaborazioni formali, dove protagonisti sono la dimensione interiore ed il trascendente nell’accezione del dialogo con l’altro da sé o della contemplazione del paesaggio nel suo scorrere e divenire. L’artista si pone costantemente in una dimensione di movimento, l’azione e l’agire sono regole per lei fondamentali, nei suoi video assistiamo a dei viaggi transreali con una partenza, un arrivo ed in mezzo un turbinio di sensazioni, come appariva evidente nell’ultimo lavoro, “Video1-Def” presentato in occasione della sua recente mostra personale alla Fusion Art Gallery.</p>
<p><strong><em>Cosmonauti</em><br />
di Bianca Pedace</strong><br />
In questa metaforica navigazione tra le stelle si può forse rinvenire il senso di un’arte da intendersi come ricerca necessaria e affascinante in lande lontane e sconfinate , in assenza talvolta di sicuri centri di gravità. Nondimeno mi pare si possa fare rotta verso nuovi sistemi solari, aprendo nuovi percorsi di senso.<br />
La babele linguistica, dato acquisito e ormai permanente, si accompagna anche a elementi di “nuova contemporaneità”, meglio leggibili nei linguaggi storicamente più recenti ed emblematicamente riassunti nella nodale “L’immagine reincantata” , ordinata nel 2006 a Torino da Edoardo Di Mauro.<br />
Lontana ormai, ne peraltro remota, la Platea di szeemaniana memoria, si chiude, credo, anche l’epoca di una apertura critica alle più disparate esperienze , resa vana dalla degenerazione in episodi di puro intrattenimento.<br />
Nello stesso tempo all’arte oggi sempre più si demanda una presa di posizione sui temi più scottanti , quasi fosse l’ultima possibile plaga di autorevolezza, l’ultima possibile chiave di accesso, insomma l’ultima possibile gnoseologia. Su questa linea si poneva , nel 2005, un piccolo contributo di chi scrive, con la mostra “Deterritorializzazione” alla Rocca Paolina di Perugina e, nello stesso tempo, “Identità e nomadismo” nel senese Palazzo delle Papesse, dove si è peraltro tenuta la poetica e stimolante “System Error – Errore di sistema”. Il bisogno di un nuovo radicalismo critico si dovrà del resto giocare anche e soprattutto in un rinnovato pensiero forte curatoriale e, come ha scritto Di Mauro in occasione della prima tappa di queste nostre “Stelle!” viaggianti, nella stessa nuova capacità dell’arte di trovare un senso al suo agire.<br />
In questa direzione si gioca “l’allusione siderale” della collettiva che curo insieme a Edoardo Di Mauro.<br />
Conseguentemente, sebbene si evidente la differenza fra le varie opzioni linguistiche presenti, mi pare si possa tentare un’analisi anche comparativa del gruppo romano che presento (Alessandro Alimenti, Tomaso Binga, Mariastella Campolunghi, Sebastiamo Messina, Giovanna Picciau, Claudio Spoletini).  Artisti, in ogni caso non privi di una compattezza generazionale e accomunati dal territorio in cui operano e cioè Roma, oggi al centro di un nuovo Rinascimento. Considerati separatamente e impregiudicatamente, direi che li avvicini anche una tangenza neosurrealista variamente esplicata, per la quale si propone una variegata situazione di Neosurrealismo romano,. Con accenti diversi, invece, si estrinsecano altre due interessanti esperienze pittoriche d’area centroitaliana, quella di Laurence Ursulet e di Francesco Martani . La prima, di pertinenza perugina, ci propone una riflessione profonda partita dalla cartografia geofilosofica . Dalle suggestioni deleuziane l’artista trae un complesso universo, trasposto in forme grafiche, pittoriche e agopittoriche in un “atlante delle emozioni” di forte afflato speculativo. Dalle sete si liberano efflorescenze di fili sciolti e pendenti, percorsi da cosmonauti in un territorio di valenza interiore.<br />
Nel suo ciclo più recente , una riflessione sul dolore, anche il cielo si bagna di sangue e solo i sentimenti di pietas, espressi dalle ripetute velature di resine sembrano redimere la ferinità umana, contrappuntando la violenza della storia con ricami di stridente e fabulistica acme cromatica , quasi stelle lontane, rotte strali e in attingibili. L’intensa presenza pittorica di pertinenza bolognese di Francesco Martani, è stata invece segnata da un fondamentale imprinting nella New York degli anni ‘50, dove apprende, tra l’altro, un furor gestuale mai più abbandonato. Le sue Nuvole, simbolo per eccellenza dell’ambiguità di forme, della leggerezza e dell’immateriale, insomma dell’etereo, diventano folgorante metafora dei nostri tempi, topos potente del nostro immaginario, essendo del resto realizzate con una pittura liquida e luminosa, traslato stilistico della oro levità. Per quanto riguarda invece il gruppo romano l’ascendenza surrealista è evidente, ad esempio nella serie dell’Alfabetiere murale di Tomaso Binga, opera del 1977, riproposta, a distanza di trent’anni, in una sorta di visione del contemporaneo come presente della coscienza che, negli stessi giorni in cui si apriva la prima tappa del nostro viaggio cosmico, veniva identicamente proposta da Documenta. Impegnata nella cruciale questione del genere Binga trasforma il corpo femminile in lettera, cioè significante, mentre la composizione rimanda al mondo della scrittura e della scuola , dell’alfabetizzazione come liberazione e acquisizione di senso.<br />
In Alessandro Alimenti la progressiva decantazione compositiva perviene ad una sorta di “ecologia visiva”, nella quale l’ingrandimento dei particolari, di dettato metafisico – surrealista, riporta alle Sculptures involontaires di Brassai per Dalì, svelando il potenziale estetico degli elementi del paesaggio visivo quotidiano. Maristella Campolunghi, operando con il medium fotografico , presenta il ciclo Fiori nudi in cui il rovesciamento del punto di vista consueto è il prodromo di un metamorfismo che rende irriconoscibili i soggetti, giungendo ad un’astrazione ambigua, di allure poetica e surrealista, mentre la maestria nel gioco compositivo delle penombre lumeggia uno spazio inafferrabile e sinuoso.<br />
Nel lavoro di Sebastiano Messina, già il titolo della serie, Epoche, ovvero sospensione del giudizio, allude al temporaneo accantonamento delle facoltà logico – discorsive . Posto a tacere dunque il logos è possibile immergersi in un reale assoluto , che immediatamente si qualifica come surrealtà. E la fotografia, indice per eccellenza, traccia della realtà, è il mezzo d’elezione per costruire una nuova narrazione delle cose, come teorizzato da Rosalind Krauss  nel suo Fotografia e Surrealismo.<br />
Claudio Spoletini  negli ultimi anni dipinge scene rarefatte e tacite su cui si staglia solitaria la sagoma delle fabbriche, catalogando in repertorio un’operazione di recupero memoriale collettivo , di cui trae il vocabolario iconografico da immagini d’epoca, tramandandone poi traccia nella sua pittura. Scomparsi gli operai e le operaie , uccisi dalla ferocia capitalista, resta, a surrogare la presenza umana, la collezione di giocattoli di latta , fuori scala e colorati, in una sottile allusione saviniana che conferma il suo subliminale neosurrealismo , demistificante e tragico, a dispetto della levità quasi aerea degli esiti estetici.<br />
Nella pittura di Giovanna Picciau il ricordo di una ormai lontana fase magrittiana si fonde con più precisi ascendenti di realismo magico, ironicamente riassunti in una pittura di ascendenza Pop , nella libertà fantastica dell’immaginifica levitazione dei corpi o degli oggetti nello spazio, rese nelle forme lucide e suadenti di brillanti superfici cromatiche. La ludica, demistificante disposizione all’immediato edonismo visivo qualificano il grande appeal internazionale della sua operazione.</p>
<p><strong>Ideazione : Gaetano Bùttaro, Claudio Spoletini, Vittorio Valente<br />
Sede : Fusion Art Gallery piazza Peyron 9 g Torino<br />
Inaugurazione : venerdì 13 giugno 2008 dalle 19 alle 23<br />
Durata : fino al 16 settembre martedì, giovedì e venerdì 16.30 – 19.30  o su appuntamento<br />
Curatori : Edoardo Di Mauro e Bianca Pedace<br />
Allestimento : Walter Vallini<br />
Ufficio Stampa : Marcella Germano 339 3531054<br />
Patrocinio : Regione Piemonte<br />
Artisti : Alessandro Alimonti, Tomaso Binga, Gaetano Bùttaro, Maristella Campolunghi,  Theo Gallino, Tea Giobbio, Francesca Maranetto Gay, Francesco Martani, Sebastiano Messina, Giovanna Picciau, Claudio Spoletini, Laurence Ursulet, Vittorio Valente, Walter Vallini, Roberto Zizzo.<br />
Info : 335/6398351  </strong><a href="http://www.fusiongallery.it/"><strong>www.fusiongallery.it</strong></a><strong>  </strong><a href="mailto:info@fusiongallery.it"><strong>info@fusiongallery.it</strong></a></p>
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		<title>A SERVICE TO BOBOOBLEE FOR YANBUKI PRIDE MONTH</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 18:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[spazi del contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[
ON THE MORNING OF APRIL 18TH THE POPE GAVE A SERVICE AT YANKEE STADIUM FOR 60000 PEOPLE, IN THE AFTERNOON WE PROVIDED A SERVICE TO BOBOOBLE IN TOMPKINS SQ. PARK
WITH 6 OR 7 PEOPLE IN ATTENDANCE.
WE SURELY HAVE A LONG WAY TO GO TO GAIN THE RESPECT AND THE FAITH OF PEOPLE IN WASTE WORSHIP. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/04/bobooblee11004.jpg" alt="bobooblee11004.jpg" /></p>
<p>ON THE MORNING OF APRIL 18TH THE POPE GAVE A SERVICE AT YANKEE STADIUM FOR 60000 PEOPLE, IN THE AFTERNOON WE PROVIDED A SERVICE TO BOBOOBLE IN TOMPKINS SQ. PARK<br />
WITH 6 OR 7 PEOPLE IN ATTENDANCE.</p>
<p>WE SURELY HAVE A LONG WAY TO GO TO GAIN THE RESPECT AND THE FAITH OF PEOPLE IN WASTE WORSHIP. A PARALLELISM WITH THE STRUGGLE OF EARLY CHRISTIANS IS IN ORDER BUT AT LEAST WORSHIPPING YANBUKIS ARE NOT FED TO THE LIONS.<br />
BOBOOBLE WAS LEANED AGAINST THE BIG TREE, A POEM AND SONGS WERE SANG PARTICULARLY MOVING AND POIGNANT WAS THE CLOSING SONG TO  THE TUNE OF AMERICA THE BEAUTIFUL.</p>
<p>O BEAUTIFUL BOBOOBLEE<br />
TRANSPARENT GOD OF TRASH<br />
YOU ARISE FROM OIL<br />
AND EAT UP ALL OUR CASH</p>
<p>O BOBOOBLEE O BOBOOBLEE<br />
PLEASE DUMP YOUR GRACE ON US<br />
KEEP US CLEAN WITH YOUR PLASTIC GENE<br />
FOREVER FREE FROM RUST…….. etc…</p>
<p><span id="more-318"></span><br />
CHILDREN ENJOYED THE SITE OF BOBOOBLEE AFTER THE UNVEILING.ONE LITTLE GIRL GAVE  IT  A HUG. A FEW  PEOPLE ASKED KNOWLEDGEABLE GARBAGE QUESTIONS. MOST PEOPLE JUST DISMISSED THE SERVICE AS A FUNNY WEIRD HAPPENING.<br />
BOBOOBLEE :  THE TRANSLUCID DEITY OF  BO  TTLES  BOO BBLES  AND  BLEE  STERS.  CONDEMNED TO LIVE FOREVER AND EVER THRU NO FAULT OF IT’S OWN. THE MAIN QUEST OF  “IT”  AS IT WANDERS IMMORTAL THRU HUMAN HANDS , BAGS , CANS AND GUTTERS IS TO AVOID BEING SENT TO THE LANDFILL WHERE IT WOULD PAINFULLY ROT FOREVER WITH NO USE.<br />
BOTTLES COULD BE RECYCLED, BUBBLES CAN BE USED OVER AND OVER AGAIN FOR WRAPPING FRAGILE ITEMS BUT BLISTERS ARE BAD VERY BAD THE WORST OFFENDER. BLISTERS ARE THE CANCER OF BOBOOBLEE AND TO HELP HIM ALLEVIATE THIS PAINFUL CANCER WE SUGGEST  TO  REUSE  THE BLISTERS AS MOLDS. MAKE ASSORTED BEACH MOLD SETS FOR THE KIDS AS THEY HAVE NO PROBLEM ACCEPTING THEM AS A COOL BUILDING SET. THE MEANING OF THE WORD PLASTIC IS “MOLD” AND SO WE SIMPLY FOLLOW IT’S MEANING. THE UBIQUITOUS CLAM SHELLS OF TAKE OUT FOODS MAKE COOL  GEOMETRICAL MOUNDS OF WET SAND  RESEMBLING AZTEC TEMPLES AND THE VARIETY OF BLISTER MOLDS ARE PRACTICALLY  ENDLESS.  ONE CAN USE THESE BLISTERS AS MOLDS FOR PLASTER AND CLAY ALSO.<br />
AFTER THE SERVICE TO BOBOOBLEE IT WAS CLEAR THAT BOBOOBLEE NEEDS REDEMPTION, IT NEEDS TO HAVE A STORY WITH REDEEMA.<br />
REDEEMA IS THE MOST BEAUTIFUL PROTECTOR OF THE REDEEMERS, SHE LIKES NICKELS AND DIMES AND ONLY LISTENS TO CHINESE RADIO.<br />
LOOK FOR FUTURE PROCESSIONS UNITING BOBOOBLEE AND REDEEMA.<br />
WE ACTED AS A PREVIEW FOR “EARTH DAY”. ON EARTH DAY A VERY COOL TRASH CAN POPPED UP ON THE STREET CORNER OF 7TH ST. AND 1ST AVE. IT WAS MADE UP WITH THE COMPONENTS OF BOBOOBLEE ALTHOUGH THERE WAS NO CONNECTION BETWEEN US AND THE PLANTER OF THAT CAN. A MESSAGE FROM HEAVEN,<br />
A SIGN THAT DESPITE THE STRUGGLE AND LOW AUDIENCES, WE ARE NOT ALONE!!!!<br />
THANKS TO CORE YANBUKIS  JK  ARROW  AND  EMMY  AND ALL THOSE WHO WERE WITH US IN SPIRIT…</p>
<p><strong>WORDS OF  O BOBBOBLEE  BY  ARROW<br />
BOBOOBLEE ASSEMBLY BY  RAP<br />
CHORUS  JK  ARROW  RAP<br />
</strong></p>
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		<title>Occhi d&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 18:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[spazi del contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
E’ la prima volta che l’Istituto Cervantes esporta la mostra di un artista spagnolo nel cuore della città. La scelta del luogo – la chiesa di San Gennaro all&#8217;Olmo – è in tal senso tutt’altro che casuale. Qui è dove fu battezzato il filosofo partenopeo Gianbattista Vico. Qui è dove la città greca che nasce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/03/cervantes.jpg" alt="cervantes.jpg" /></p>
<p>E’ la prima volta che l’Istituto Cervantes esporta la mostra di un artista spagnolo nel cuore della città. La scelta del luogo – la chiesa di San Gennaro all&#8217;Olmo – è in tal senso tutt’altro che casuale. Qui è dove fu battezzato il filosofo partenopeo Gianbattista Vico. Qui è dove la città greca che nasce con i decumani si inabissa tra le strette viuzze che circondano come una ragnatela la zona dei Tribunali.<br />
Rufo Criado propone un linguaggio rarefatto, immateriale, capace di dialogare con la forza istintiva della città e con lo spazio della chiesa. Come in una perfetta macchina dei sogni, fatta di luce e di ombre liquide, la realtà ci appare sospesa, e il degrado che ci circonda si scioglie nell’illusione di un sogno senza tempo.<br />
<span id="more-239"></span></p>
<p><strong>Lunedi, 25 febbraio 2008/ore 18:80</strong><br />
Istituto Cervantes<br />
in collaborazione con la FONDAZIONE GIOVANBATTISTA VICO<br />
<strong>RUFO CRIADO</strong><br />
<strong>&#8220;OCCHI D’ACQUA&#8221;<br />
Chiesa di San Gennaro all’Olmo<br />
(angolo Via San Biagio dei Librai-Via San Gregorio Armeno)</strong></p>
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		<title>Spruzz &#8211; Scene del contemporaneo #5</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 11:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[spazi del contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Quelle che Silvia Camporesi racconta con le sue fotografie sono storie che hanno come obiettivo descrivere temi complessi. Questa artista ha fame di cultura e sapere; tra le sue opere si possono riconoscere, anche se rielaborati, fatti, avvenimenti, personaggi importanti, tratti dalla vita reale o da opere di altri artisti quali libri, film, quadri…. Nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/03/off-3.jpg" alt="off-3.jpg" /></p>
<p>Quelle che Silvia Camporesi racconta con le sue fotografie sono storie che hanno come obiettivo descrivere temi complessi. Questa artista ha fame di cultura e sapere; tra le sue opere si possono riconoscere, anche se rielaborati, fatti, avvenimenti, personaggi importanti, tratti dalla vita reale o da opere di altri artisti quali libri, film, quadri…. Nei suoi lavori propone la sua personale presentazione dell’evento considerato.<span id="more-211"></span>E’ con la fotografia, e di recente anche con il video, che Silvia “congela” le sue storie per rivelarle ai suoi fruitori.<br />
La fotografia diviene per lei mezzo per rendere statica la realtà raccontata, il video, viceversa, è utilizzato come una elaborazione della fotografia stessa che permette una sequenzialità più marcata della storia, grazie alla sua caratteristica di movimento spazio temporale. I suoi set fotografici sono organizzati nei minimi particolari, niente è dato al caso e tutto è rappresentazione di un suo punto di vista.<br />
Dall’opera di Shakespeare, Millet ha tratto un’immagine di Ofelia che la Camporesi ha cercato di riprodurre, così come il pittore se l’era immaginata, in un racconto fotografico.<br />
Silvia ha poi fatto di più, con il suo ultimo video ha dato voce ad Ofelia che viene coccolata dall’acqua del fiume che le ha preso il corpo e scorre sopra di lei delicatamente. L’anima di Ofelia, vera rappresentazione di follia di tutta la tragedia, puro delirio e linguaggio senza forma, simbolo di dolcezza e delicatezza femminile, intona un ultimo canto melodioso abbandonandosi liberamente al suo destino.</p>
<p class="MsoNormal"><strong><font size="7" color="#ff00ff" face="Ravie"><span>SPRUZZ</span></font></strong><font size="7" color="#ff00ff" face="Times New Roman"><span></span></font></p>
<p class="MsoNormal"><strong><font size="5" color="#ff99cc" face="Arial"><span>scene del contemporaneo #5<br />
</span></font></strong><strong><font size="2" color="#ff99cc" face="Arial"><span>curated by Daniela Lussana<br />
</span></font></strong><strong><u><font size="4" color="#ff00ff" face="Arial"><span lang="EN-GB"><a target="_blank" href="http://www.viatico.org/cgi-bin/vlink.cgi?Id=v7FMO2DEBBReXcsneUgak7EX70TLB7nWdnJo7cwm1gcsjKM21JQQTWe0xiia%2BMFs&amp;Link=http%3A//www.spruzz.eu/"><font color="#ff00ff"><span lang="IT"><a href="http://www.spruzz.eu/ogni">http://www.spruzz.eu/</a></span></font></a></span></font></u></strong><strong><font size="2" color="#ff99cc" face="Arial"><span><br />
ogni mese un giovane artista contemporaneo</span></font></strong></p>
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		<title>Trash Worship</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2008 15:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[spazi del contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
di Rolando Politi
Trash Worship è un modo di vivere. La pratica di questo “modus vivendi” è principalmente focalizzata sulla spazzatura di imballaggio dei beni di consumo.
Nella sua applicazione assoluta il Trash Worship tratta qualsiasi oggetto e materiale in stato di abbandono con una riverenza spirituale. La spiritualità si esprime in modo semplice ed animistico con gli spiriti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/01/rolandowavingtocircleline.jpg" alt="rolandowavingtocircleline.jpg" /> </strong></p>
<p><strong>di Rolando Politi<br />
</strong>Trash Worship è un modo di vivere. La pratica di questo “modus vivendi” è principalmente focalizzata sulla spazzatura di imballaggio dei beni di consumo.<br />
Nella sua applicazione assoluta il Trash Worship tratta qualsiasi oggetto e materiale in stato di abbandono con una riverenza spirituale. La spiritualità si esprime in modo semplice ed animistico con gli spiriti del bene in perenne conflitto contro quelli del male.<br />
<span id="more-106"></span><br />
In 7 anni di esistenza si è sviluppata una certa mitologia folcloristica raccolta in un non meglio denominato “libretto di preghiere”…the Prayer Book.<br />
Gli adepti praticanti sono chiamati “Yanbukis”. La missione dei Yanbukis è quella di sensibilizzare la società non solo sul valore ecologico di riutilizzo di “Trash” ma anche sui valori mentali terapeutici che si ottengono con la sistematica pratica di separare, pulire e ricostruire oggetti di rifiuto.<br />
Uno Yanbuki praticante acquisisce un forte senso di benessere fisico mentale nei confronti di un non praticante che troppo spesso rimane frastornato, frammentato e deluso dalla civiltà dei consumi.<br />
La “Trash Worship Society” essendo una “situazione”, uno stato d’animo ed un potenziale movimento non può identificarsi esclusivamente con i segmenti artistici di “trash art”, “recycling art” e “found objects”, altrimenti correrebbe il rischio di alienare i settori sociali che più avrebbero bisogno di questo metodo di educazione spirituale: in definitiva gli strati sociali più bassi che praticamente vivono circondati da trash di ogni tipo!!!<br />
Comunque, spesso Trash Worship può servire d’ispirazione per artisti operanti in quei segmenti.<br />
I metodi di presentazione sono diversi, da teatro di strada (trash burattinaggio) a veri e propri riti, processioni e installazioni (santuarii pubblici)&#8230;etc.<br />
Concludo con una opinione sul RECYCLING. Non mi oppongo in linea di massima al concetto del RECYCLING che è un perno universale di tutta la vita organica, ma alle pratiche del RECYCLING così come sono offerte dalla società.<br />
In definitiva il RECYCLING disponibile per il cittadino non fà altro che restituire al sistema lo stesso materiale che ritorna ad imballare gli stessi insignificanti e scadenti beni di consumo.</p>
<p>Il Trash Worship professa una svolta più radicale:<br />
<strong>DON’T RECYCLE &#8211; DON’T RETURN IT TO THEM BUT REUSE IT &#8211; REPURPOSE IT &#8211; TRANSFORM IT FOR OTHER USE ALSO IF JUST FOR AESTHETICS.<br />
</strong><strong>ELIMINATE THE NEED TO RETURN AND BUY AGAIN AND AGAIN THE SAME THING…</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.viatico.org/?p=106&amp;akst_action=share-this"  title="E-mail this, post to del.icio.us, etc." id="akst_link_106" class="akst_share_link" rel="nofollow">Share This</a>
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		<title>MADE IN ITALY Rubrica di design italiano</title>
		<link>http://www.viatico.org/spazi-del-contemporaneo/made-in-italy-rubrica-di-design-italiano/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 22:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[spazi del contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[
a cura di Palmiro Rauch 
Bruno Munari, fin dal dopoguerra, supportato intelligentemente dagli editori Laterza e Zanichelli, ha formato generazioni di addetti e non, senza risparmiarsi in sapienti e numerosi scritti in tutte le discipline connesse al design. Scrittore, Maestro, Artista, Artigiano, Sperimentatore, inarrestabile  tuttologo,  Munari non è mai stato facilmente allocabile ne definibile; è sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span><font face="Times New Roman"><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2007/11/munari-palmiro-rauch.jpg" alt="munari-palmiro-rauch.jpg" /></font></span></strong></p>
<p><strong><span><font face="Times New Roman">a cura di Palmiro Rauch</font></span></strong><strong><span><font face="Times New Roman"> </font></span></strong><strong><span><br />
</span></strong><span><font face="Times New Roman"><span><font face="Times New Roman">Bruno Munari, fin dal dopoguerra, supportato intelligentemente dagli editori Laterza e Zanichelli, ha formato generazioni di addetti e non, senza risparmiarsi in sapienti e numerosi scritti in tutte le discipline connesse al design. <span><font face="Times New Roman">Scrittore, Maestro, Artista, Artigiano, Sperimentatore, inarrestabile<span>  </span>tuttologo,<span>  </span>Munari non è mai stato facilmente allocabile ne definibile; è sempre stato<span>  </span>di volta in volta Principe ove si proponeva. <span id="more-44"></span></font></span><span><font face="Times New Roman">Geniale nell’aver avvicinato alla Cultura visiva<span> </span>i giovanissimi fin dall’età prescolare, educandoli<span>  </span>a sperimentare, ad osservare, ad usare la<span>  </span>fantasia senza vincoli di sorta.</font></span><span><font face="Times New Roman">Il feed-back<span>  </span>della creatività dei suoi giovani allievi è sempre stato<span>  </span>superlativo. </font></span><span><font face="Times New Roman">Il progetto non era mai fine a se stesso, circoscritto, chiuso, tutto era concatenato in una logica di razionale di disarmante linearità.<span>  </span>Un progetto era un arco più o meno ampio<span>  </span>su una enorme circonferenza preceduto e seguito da interrogativi che sempre avevano risposte intuitive e mai banali. </font></span><span><font face="Times New Roman">Un maestro da cui partire per scoprire l’importanza dell’osservazione della natura. Osservate un albero. Soffermatevi sulla sua funzione, l’uso, la bellezza, la gioia di stargli sotto od accanto, magari<span>  </span>su una panchina senza tempo; un roccione che la natura aveva modellato nei secoli, per accoglierti comodamente, sapeva che un giorno saresti passato da quelle parti. </font></span><span><font face="Times New Roman">Docente in ogni parte del mondo, era osannato in Giappone dove filosofia, rigore, tradizione, rispetto dell’ ambiente erano la sua innata connotazione. Amatissimo dai fratelli del Sol Levante e di riflesso<span>  </span>anche da noi occidentali<span>  </span>che il Design lo viviamo/subiamo tutti i giorni.<br />
</font></span><span><font face="Times New Roman">Noi,<span> </span>quelli<span>  </span>del paese Du Sole, che per proprietà transitiva siamo ora<span>  </span>anche un po’ Giapponesi , il che non guasta.</font></span></font></span></font></span></p>
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		<title>Peggy Guggenheim e l&#8217;immaginario surreale</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2007 19:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[spazi del contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[EX CHIESA DI SAN MARCO Vercelli
  
di Gabriele Marazzina
Per la prima volta 58 capolavori provenienti dalle collezioni veneziane e newyorkesi dei musei Guggenheim, sono stati riuniti in una mostra curata da Luca Massimo Barbero, curatore associato della Peggy Guggenheim Collection, che si terrà dal 10 novembre 2007 al 2 marzo 2008 a Vercelli.
Imperdibile occasione per ammirare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="1" style="font-size: 8pt"><strong>EX CHIESA DI SAN MARCO Vercelli</strong></font></p>
<p><font size="1" style="font-size: 8pt"><strong> </strong></font><font size="1" style="font-size: 8pt"><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2007/11/15-nov-viatico.jpg" alt="15-nov-viatico.jpg" /> </font></p>
<p><strong>di Gabriele Marazzina<br />
</strong><font size="1" style="font-size: 8pt">Per la prima volta 58 capolavori provenienti dalle collezioni veneziane e newyorkesi dei musei Guggenheim, sono stati riuniti in una mostra curata da Luca Massimo Barbero, curatore associato della Peggy Guggenheim Collection, che si terrà dal 10 novembre 2007 al 2 marzo 2008 a Vercelli.<span id="more-29"></span><br />
Imperdibile occasione per ammirare assieme grandi opere da manuale di storia dell’arte: Il violinista verde di Chagall, La nostalgia del poeta di de Chirico, L’aurora di Delvaux, cinque Max Ernst fra cui L’antipapa, sei Giacometti, Magritte, Duchamp, Man Ray, Mirò, Henry Moore, quattro Picasso e Tanguy solo per citare i più noti al grande pubblico.<br />
Il tema della mostra, l’immaginario surreale, si riferisce all’immaginario fantasioso e onirico della stagione surrealista, che questa mostra vuole evocare attraverso opere d’arte che vengono presentate accostando i capolavori acquistati da Peggy ed alcune opere straordinarie provenienti dal museo dello zio Solomon di New York.<br />
Lo spazio espositivo, estremamente suggestivo, è un chiesa gotica trasformata in mercato coperto nell’Ottocento e riconvertita recentemente in uno spazio destinato a grandi mostre che verrà inaugurato proprio da questa esposizione, prima di una serie di grandi mostre che si succederanno nel corso del tempo.<br />
Attraverso i secoli e le sue vicende storiche la Chiesa di San Marco è diventata un edificio surreale dall’età indefinita che dietro la facciata ottocentesca dominata dall’iscrizione Mercato Pubblico MDCCCLXXXIV lascia intravedere, nell’ombra dietro le grandi vetrate ottocentesche, le ardite volte delle sue navate gotiche.<br />
</font></p>
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