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	<title>Viatico Art Magazine &#187; speciale</title>
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	<description>Blog d'Arte e Cultura contemporanea - Since 1996</description>
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		<title>Per un’estetica del riciclo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 09:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[speciale]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;Giuditta riciclata&#8221; (particolare), carboncino, acrilico, scotch su cartone ondulato, cm.100&#215;100

di Barbara Meneghel
Il termine “riciclo”, utilizzato in contesti di varia natura, porta quasi sempre in sé una vena sottilmente negativa. Se si esula dalla connotazione legata al riciclaggio dei materiali di scarto, in cui l’azione del recupero diventa utile e auspicabile come alternativa allo smaltimento, spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/03/ceccotti-03.jpg" alt="ceccotti-03.jpg" /><br />
<em>&#8220;Giuditta riciclata&#8221; (particolare), carboncino, acrilico, scotch su cartone ondulato, cm.100&#215;100</em><br />
<strong><br />
di Barbara Meneghel<br />
</strong>Il termine “riciclo”, utilizzato in contesti di varia natura, porta quasi sempre in sé una vena sottilmente negativa. Se si esula dalla connotazione legata al riciclaggio dei materiali di scarto, in cui l’azione del recupero diventa utile e auspicabile come alternativa allo smaltimento, spesso si associa il termine a scelte comportamentali poco lecite, o comunque scarsamente innovative. Anche in ambito artistico.<br />
Riciclare significa il più delle volte prendere a prestito idee già realizzate in passato, frutti di ricerche altrui tendenzialmente offerte al mercato come nuove. Significa giocare carte già scoperte, rimescolare ingredienti già utilizzati, proporre confronti già analizzati. Il tutto in un mondo in cui si richiede una dose sempre maggiore di originalità, per poter emergere dall’ombra e affrontare il confronto con l’altro.<br />
<span id="more-1533"></span><br />
Per queste ragioni, parlare di riciclo in riferimento alla serie di opere di una giovane artista al suo vero debutto con il disegno potrebbe risultare pericoloso: si rischierebbe cioè di fraintendere (e connotare negativamente) quella che è una precisa scelta estetica. Anzi, sono due.</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/03/ceccotti-07_.jpg" alt="ceccotti-07_.jpg" /><br />
<em>&#8220;Amelia riciclata&#8221;, carboncino, acrilico, scotch su cartone ondulato, cm.100&#215;130</em></p>
<p>Per Sonia Ceccotti (toscana, classe 1974) riciclare significa, immediatamente e semplicemente, fare riferimento a qualcosa di già utilizzato: i soggetti scelti per la sua ritrattistica intensa e minimale sono infatti già stati inseriti in precedenti lavori pittorici. A comparire sulle tele erano allora l’artista stessa (il soggetto in cui, forse per naturali ragioni di confidenza, la Ceccotti riesce a esprimersi meglio); gli affetti familiari, inevitabilmente; ma anche immagini femminili tratte da internet in base a scelte meramente estetiche. E ancora questi sono i protagonisti del disegno a carboncino, la nuova scelta tecnica dell’artista per la sua produzione. I supporti, di varie dimensioni, sono interpretati da volti intensi e sguardi espressivi, da sorrisi e malinconie, da un’umanità spesso più<br />
personale che intima colta in vari momenti della propria espressività. Ora è l’artista stessa letta con un miscuglio di sincerità estetica e distanza analitica da sé, ora è la malizia di una sconosciuta, ora una risata infantile, ora il volto noto che rassicura chi guarda. Personaggi che, tuttavia, non riescono a toglierci la netta sensazione di essere solo un pretesto. Qualcosa di poco lontano da una scusa per un esercizio di stile non superficiale, che la Ceccotti prende a prestito per confrontarsi con una vera e propria scelta di campo in senso tecnico. Il concetto del riciclaggio, infatti, non riguarda soltanto il riutilizzo dei protagonisti figurativi, retaggio dei propri paralleli percorsi pittorici. Nello stesso tempo &#8211; e, diremmo, soprattutto &#8211; rimanda anche alla scelta di inserire nel disegno stralci di elementi “poveri”. Si tratta di materie tratte direttamente dalla vita quotidiana, in particolare dal materiale da imballaggio: cartone ondulato (che funge da supporto al disegno), nastri adesivi da pacco, nastri isolanti, codici a barre. L’artista si è accorta di questa potenziale innovazione quasi per caso. Partendo dalla sua azione, quasi quotidiana, di imballare le proprie tele prima della spedizione, è nata in maniera naturale l’esigenza di far diventare l’azione stessa un’opera.</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2009/03/ceccotti-14_.jpg" alt="ceccotti-14_.jpg" /><br />
<em>&#8220;Malinconia riciclata&#8221;, carboncino, acrilico, scotch su cartone ondulato,cm.100x 130</em></p>
<p>O, più precisamente, di farla entrare – letteralmente – nell’opera. Da qui l’evoluzione dell’artista nella propria ricerca, che l’ha portata da una delicata figurazione pittorica a olio, tendenzialmente tradizionale, verso un confronto con il disegno a carboncino su supporto in cartone ondulato. Non un superamento, né una forma di rifiuto della direzione precedente: piuttosto, una sana e legittima voglia di sperimentazione in una dimensione più “concreta”, materica, quotidiana. Più che di “riciclo”, sarebbe quindi corretto parlare di “recupero”: una sottile differenza semantica che basta però a connotare l’operazione con un senso più “costruttivo”. In questo caso, è evidente come il recupero della materia intrattenga un dialogo con la vita stessa, muovendosi in una precisa direzione: quella della riabilitazione del “basso” in senso nietzschiano, di qualcosa che altrimenti verrebbe fisicamente scartato e svalutato. Non necessariamente e non solo si fa arte con le materie dell’arte, ma anche con quelle del vissuto terreno dell’uomo. Il più “sporco” e il più “basso”, se necessario.<br />
Il rimando alla stagione poverista italiana, e a tutto quello che ne è conseguito, sarebbe tanto scontato quanto, in parte, fuori luogo. La sua applicazione a una figurazione ritrattistica e all’interpretazione di volti, figure e persone, lo spoglia dell’immediato senso ideologico e lo sposta su un piano intimo, personale, (auto)biografico. Se si muove forse da quella stessa intenzione iniziale (il recupero di una certa dimensione estetica archetipica e legata alla materia, soprattutto quella “umile”), i risultati sono evidentemente divergenti, per forma e materia. I volti (ora colti in primissimo piano, escludendo il resto del corpo; ora ampliati fino a comprendere il collo, le spalle, il busto del soggetto) sono “invasi” e disturbati da interventi con materiale riciclato, che al contempo ne sottolinea punti di luce / ombra e ne nasconde parti del corpo. Là dove il collo femminile scivola nella spalla, una raggiera di pezzi di nastro adesivo interviene a bloccare la continuità della linea, creando un certo contrasto tra ruvidezza e delicatezza. Ora invece lo sguardo è sbilanciato in maniera quasi inquietante dalla scomparsa di un occhio dietro un tratto di scotch.<br />
L’armonia simmetrica delle parti del viso è interrotta a sorpresa da continui cortocircuiti materici. Ecco quindi che subentra anche un gioco di nascondimento, che vela e svela parti del corpo e del volto. L’artista ama giocare sull’ambiguità di una casualità pilotata nell’inserire la materia, tale per cui alcune parti anatomiche vengono letteralmente mangiate, portate via da quel “disturbo” in arrivo. Si crea quindi anche un dialogo tra presenza e assenza, tra celare e nascondere all’interno dell’opera stessa che chiama in causa non solo l’aspetto artigianale del “fare”, ma anche un certo bisogno intimo dell’autrice di mettere in campo la propria esperienza, il proprio vissuto. I due distinti momenti percettivi &#8211; quello dell’assenza e quello della presenza – si affiancano e si intersecano per un effetto visivo e interpretativo molto più “mosso” di quanto non accadesse con il fare pittorico tradizionale proposto fin qui.<br />
Non si tratta solo di confrontarsi con una nuova tecnica, altra rispetto a quella pittorica sia dal punto di vista visivo che dal punto di vista della materia: per Sonia Ceccotti si parla ora di una nuova sfida estetica, che la porta a rendere i propri soggetti in qualche modo più complessi. Mentre per lo spettatore la fruizione diventa meno univoca, ma un continuo invito al dialogo con l’opera stessa.</p>
<p><strong>SONIA CECCOTTI<br />
<em>Facce Riciclate</em></strong><br />
<em>inaugurazione sabato 28 marzo &#8211; ore 19,00<br />
</em>testo in catalogo: <strong>Barbara Meneghel</strong><br />
<em>dal 28 marzo al 20 giugno 2009<br />
</em>catalogo edizione: <strong>GiaMaArt studio<br />
</strong>direzione: <strong>Gianfranco Matarazzo</strong></p>
<p><strong>GiaMaArt Studio<br />
</strong>Via Iadonisi, 14 · 82038 <strong>VITULANO (BN)</strong> · ITALY<br />
Tel/Fax: 0824.878665 · Cell: 338.9565828<br />
Web: <a href="http://www.giamaartstudio.it/">www.giamaartstudio.it</a> · E-mail: <a href="mailto:info@giamaartstudio.it">info@giamaartstudio.it</a><br />
Orari: dal martedì al sabato ore 17.00 &#8211; 20.00 e per appuntamento.</p>
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		<title>Il Potere della Volontà</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 08:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[speciale]]></category>

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		<description><![CDATA[
Mi sono messo a ridere guardando la prima foto&#8230; lo farai anche tu. Però scorri più sotto e potrai condividere questa storia sul Potere della Volontà. Eccola:
Hai pensato che il cane sta imitando il signore&#8230;

O sta divertendo i ragazzi del liceo&#8230;vero?

Adesso guarda più da vicino&#8230;

E&#8230;

Hai colto il messaggio ???

Nonostante sia un animale, lui si guadagna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/image001.jpg" alt="image001.jpg" /></p>
<p>Mi sono messo a ridere guardando la prima foto&#8230; lo farai anche tu. Però scorri più sotto e potrai condividere questa storia sul <strong>Potere della Volontà</strong>. Eccola:</p>
<p><span id="more-926"></span>Hai pensato che il cane sta imitando il signore&#8230;</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/image0021.jpg" alt="image0021.jpg" /><br />
O sta divertendo i ragazzi del liceo&#8230;vero?</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/image003.jpg" alt="image003.jpg" /></p>
<p>Adesso guarda più da vicino&#8230;</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/image004.jpg" alt="image004.jpg" /><br />
E&#8230;</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/image005.jpg" alt="image005.jpg" /><br />
Hai colto il messaggio ???</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/image006.jpg" alt="image006.jpg" /><br />
Nonostante sia un animale, lui si guadagna il rispetto&#8230;</p>
<p><strong><u><font size="5" color="#810081"><br />
</font></u></strong></p>
<p><strong><u></u></strong><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/image007.jpg" alt="image007.jpg" /><br />
Ed è caldamente benvenuto in ogni luogo&#8230; </p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/image008.jpg" alt="image008.jpg" /><br />
Ottiene manciate di affetto&#8230;</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/image009.jpg" alt="image009.jpg" /><br />
LUI VALE PER QUELLO CHE E&#8217;</p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/image010.jpg" alt="image010.jpg" /></p>
<p><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/image011.jpg" alt="image011.jpg" /><br />
Le porte sono sempre aperte per chi crede in se stesso e nella forza della propria volontà, che fa sì che un quadrupede cammini su due zampe&#8230;!!!</p>
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		<title>DARKNESS</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 19:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[speciale]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Il mese di dicembre da sempre porta con sè profondi significati e molte speranze.
Il solstizio d’inverno ricorre il 21 dicembre, in quei momenti il sole tocca a mezzogiorno il punto più basso dell’orizzonte, cioè il punto più meridionale dello zodiaco. Nell’antichità si riteneva che in questa occasione si assistesse alla morte e all’immediata rinascita del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/12/denike.jpg" alt="denike.jpg" /></p>
<p>Il mese di dicembre da sempre porta con sè profondi significati e molte speranze.<br />
Il solstizio d’inverno ricorre il 21 dicembre, in quei momenti il sole tocca a mezzogiorno il punto più basso dell’orizzonte, cioè il punto più meridionale dello zodiaco. Nell’antichità si riteneva che in questa occasione si assistesse alla morte e all’immediata rinascita del sole.<br />
<span id="more-915"></span><br />
Il solstizio è un momento di passaggio molto delicato: l’anno vecchio lascia il posto a quello nuovo. Per queste occasioni l’uomo ha sempre ritenuto necessari riti e cerimonie di purificazione. Il buio e la ricerca della luce contraddistinguono cosi, questo interminabile mese.<br />
<strong><em>Darkness</em></strong>: <em><strong>un viaggio alla ricerca della luce</strong></em>, è il titolo della mostra collettiva alla galleria annarumma404, tra le buie sperimentazioni di <strong>Roberto Bellini</strong>,  <strong>Jen DeNike</strong>,  <strong>Rashid Johnson</strong>  e <strong> Federico Maddalozzo</strong>.</p>
<p>Jen DeNike  (USA 1971) per il video  “Gold Star”,  trae ispirazione da un antico rituale pagano scandinavo che viene ripetuto ogni anno il tredici Dicembre, per portare la luce nell’interminabile buio scandinavo. Durante le prime settimane di questo mese infatti, i ragazzi viaggiano porta a porta, indossando vesti bianche e lunghi cappelli a punta ornati da tre stelle dorate, cantando un&#8217;antica canzone.<br />
La DeNike inoltre presenta anche una installazione composta da diciotto fotografie dal titolo:  “What do you believe in” nelle quali l’artista immersa nel buio siderale del cosmo, formula un segnale d’aiuto utilizzando l’alfabeto della marina che si serve di bandierine per scandire ogni lettera. </p>
<p>Rashid Johnson (USA 1977) invece con il suo “Cosmic slop”, versa una colata di cera nera per creare una geografia buia e misteriosa. L’artista esplora così i sistemi semiotici e l’iconografia di una mitica società segreta indagando i confini di un paesaggio metafisico lontano dal tempo e dalla storia.</p>
<p>Federico Maddalozzo, (Italia 1978) nel suo lavoro indaga sul colore, analizzandone le caratteristiche e verificandone gli effetti sulla nostra percezione. Con la sua pratica asciutta e minimale, crea forme basilari, come nel caso del lavoro presente in mostra, una cassa da imballaggio dalla quale trapela un filo di luce colorata percepibile solo al buio.</p>
<p>Roberto Bellini, (Brasile 1979) artista brasiliano, con il suo video “Invisible Garden”, ci restituisce uno scenario di una città invisibile. L’artista penetra nell’oscurità di una periferia americana: in questa organizzazione spaziale che si oppone all&#8217;utilizzo pubblico è immaginato un nuovo mondo con suoni ed atmosfere del tutto proprie.</p>
<p><strong><em>Inaugurazione:  Mercoledì 17 Dicembre 2008  ore 19,00  –  fino al 30 Gennaio 2009<br />
</em>annarumma404</strong>   Via S.Brigida 76   Napoli  -  tel/fax 081-5529169    e-mail: <a href="mailto:info@annarumma404.com">info@annarumma404.com</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>India Special</title>
		<link>http://www.viatico.org/speciale/india-special/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 11:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[speciale]]></category>

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		<description><![CDATA[

di Vera Vita Gioia
Emozione, avventura, esperienza, imprevedibilità, naturalezza. Questa è una prima ondata di sensazioni che si provano all’arrivo in uno qualunque degli aeroporti del subcontinente. Aria densa di spezie e carburanti non filtrati, assembramenti umani, sguardi immensi e lucidi, cartelli  sventolanti per farsi riconoscere dai turisti che hanno riservato un taxi. Poi, una volta in città, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img src="http://www.viatico.org/wp-content/uploads/2008/07/india.jpg" alt="india.jpg" /><br />
</strong><br />
<strong>di Vera Vita Gioia<br />
</strong>Emozione, avventura, esperienza, imprevedibilità, naturalezza. Questa è una prima ondata di sensazioni che si provano all’arrivo in uno qualunque degli aeroporti del subcontinente. Aria densa di spezie e carburanti non filtrati, assembramenti umani, sguardi immensi e lucidi, cartelli  sventolanti per farsi riconoscere dai turisti che hanno riservato un taxi. Poi, una volta in città, si aspetta di essere trasportati in un rumoroso <em>rickshaw</em> in giro per luoghi che ti catturano in un gorgo. Immediatamente diventi diverso. Un’altra persona, quell’altra che c’è in te,  si espande e trova uno spazio liberatorio e liberato.<br />
<span id="more-548"></span><br />
Una cultura che non accetta mediazioni, che non ti chiede di scusarti per essere dell’altra parte. Di quel mondo, <em>western</em>, oscurato e complicato, dove nulla è veramente comprensibile, tranne il fatto di essere consapevoli partecipi di una grande democrazia e di essere molto capaci di esportarla.<br />
Questo, in India, non interessa a nessuno, naturalmente parliamo dell’oltre un miliardo di umani che la popolano. Escludiamo gli uomini del boom economico, che fanno soldi, con  tutti gli altri che fanno i soldi del mondo, che non hanno  altra identità se non quella di far soldi.     <br />
Ma, da un certo punto di vista, la  folla di umani,  con dignità solida, indifferente al corso della storia del pianeta, sorridente, con tradizioni religiose che partono dall’anima e non da assurde formalità, che non fa altro che parlare e praticare  felicità, concentrazione, distacco e meditazione, esprime una forza indicibile, superiore ad ogni conquista materiale richiesta dalla contemporaneità.<br />
Direi che non è poco. Imparare un poco, pochissimo di questa elevatissima filosofia è vitale e, se si è già fatto un percorso, appena giunti, appunto, in uno qualunque degli aeroporti del subcontinente, ci si sente pervasi, quasi autorizzati ad entrare in quella dimensione. E col fare del tempo sempre più  ti avviluppa e, si spera, che non ti abbandoni anche quando ti ritroverai nella confusione, nel disordine, nell’ambiguità, nella sciatteria, nel malessere disonesto intellettualmente del tuo <em>western world</em>.<br />
Si parte da New Delhi, di solito, per cominciare una qualunque escursione nel paese proprio questa città si rende disponibile ad una visione dell’indianità molto complessa.        <br />
Il centro dove il Mahatma Gandhi ha vissuto i suoi ultimi momenti: un lettino, un tavolino, una sedia. Jama Masjid, la più vasta  moschea islamica di fronte al Red Fort. Il quartiere Parganji popoloso e centro di mercatini, il delizioso Crafts Museum, raffinato e ricco di dettagli della storia delle varie forme artigianali del paese.<br />
Ma, oltre alla storia, al folk, all’immensità della strade, dei quartieri, dei parchi, si annidano, purtroppo disposte in luoghi molto distanti gli uni dagli altri, della vere a proprie preziosissime gallerie di arte contemporanea. Sorprendente scoprirle e compiacersi di quanta cura, professionalità, ricerca si esprima.<br />
La preferita per storia, cultura, analisi accurata e spazio perfetto è di sicuro: Nature Morte, A-1 Neeti Bagh. Il gallerista e artista americano, Peter Nagy, dedica da oltre 15 anni un’attenzione costante all’interazione col mondo degli artisti indiani, selezionandone alcuni di spessore e qualità.<br />
La mostra: C<em>ountdown</em>, espone i lavori di TV Santosh, sculture bianche candide accompagnate da <em>led</em> in azione, che mostrano la numerazione degli oggetti esposti. Mostra comunque contaminata, in altro ambiente, da una serie di recenti foto  scattate in Iraq e Afghanistan da Charles Green e Lyndell Brown, di Melbourne. Foto dure, di fatto,  una presa di coscienza delle condizioni di disperata devastazione di paesi non lontani.<br />
Altra, diversissima esperienza, la Gallery Espace, community centre, New Friends Colony. La <em>Metastasis of Signs</em> dell’artista Chintan Upadhyay. Il lavoro di Chintan è simpatico e intrigante, esplora il sistema di segni, sigle e immagini miste nel sistema di comunicazione contemporanea. Analizza il simbolismo politico-culturale aberrante del sistema-segni in una deformazione patologica.  Tutto questo adoperando l’iconografia di un infante paffutello che fa appunto tutti i gesti con le sue goffe manine, proprio per accentuarne il versante grottesco.<br />
Luogo canonico dell’arte la NGMA, la National Gallery of Modern Art, Jaipur House, India gate. Mostra di fotografia, distinta in 3 sezioni: Henri Cartier Bresson in occasione del suo ottantesimo anniversario. L’artista aveva creato la 14 Magnum, un’agenzia associata con fotografi indiani. Si può trovare un lavoro con Raghu Rai. Altra sezione si riferisce ad una collezione di Umrao Singh Sher. Le foto di Amrita Shergil e sua sorella Indira sono toccanti. La terza parte raccolta dalla Alkazi collection, tra miniatura e  foto da studio.<br />
Il tour dell’arte conta ancora alcune tappe che rinviamo ad altra data, in quanto, a dire il vero, talora per raggiungere le varie locations occorrono intere giornate. I taxi drivers non conoscono la città e si fermano decine di volte a chiedere informazioni e la cosa è ridicola e snervante, ma siamo in India e tutte le reazioni nervose si placano, inevitabilmente.<br />
Assai diversa la collocazione degli spazi, le realtà, le scelte, la velocità di Mumbai, dove saggiamente vai a fare un giro a piedi.<br />
Basta scegliere come quartiere di residenza Colaba. Già vagare nel quartiere è una delizia. Quasi tutti gli indiani conoscono alcune frasi in tutte le lingue e ti fermano costantemente per proporti acquisti svariati. Ma il loro sorriso e la loro accoglienza è unica. Le domande:  &#8220;sei felice e di cosa hai bisogno&#8221; si affollano e, dopo le prime resistenze, rispondi.<br />
Poi la passeggiata lungo l’India’s gate di fronte al Taj Mahal hotel, vero centro del lusso oltre a costosissimo shopping center, è un viaggio nel viaggio. La folla di imbarcazioni sul lungo mare, i colori accesi del cielo, la parallela chiassosa e superaffollata Colaba Causeway. Mumbai è una bella città, compresa la sua Bollywood, fucina di film e jet set indiani.<br />
Arte contemporanea e gallerie sono vivaci e seriamente impegnate nella crescita della storia culturale contemporanea.<br />
Unica realtà “fuori quartiere” è un’elegantissima galleria, Museum Gallery, Dubash Marg, Kala Goda, che espone lavori di Sudha Punsi. Opere di grande simbolismo esoterico misto ad  un figurativismo meticoloso. Grandi tele, prevalentemente in bianco e nero. Accanto a questo spazio c’è la sede di un Artists’ Centre, dove i giovani artisti si cimentano in operazioni carine ma molto accademiche ed ingenue.<br />
Tornando a Colaba, nel Pipewala building, la galleria The Guild, in una gradevole atmosfera visitata da alcuni indiani intellettuali, con i lavori di Bharati Kapadia, che ha  presentato alcuni brandelli di stoffe o carte dipinti o disegnati in maniera un po’ casuale.<br />
Vicino a Radio Club,  in Kamal Mansion,  Matthieu Foss at C&amp;L gallery, i lavori di Bharat Sikka, splendide foto di luoghi della città, tra cui spicca Nehru Place. In atmosfere inquinate, con stralci di tetti in cemento, nebbioline nocive che assumono un’aria romantica e molto glamour.<br />
Nella stessa  Kamal Mansion, Bombay art Gallery, con i lavori recenti di Yashwant Deshmukh. L’artista  fa disegni fragili e minimali, geometrizzanti , gradevoli, ma dall’apparenza molto europea anni ’70.<br />
Una volta fuori dallo spazio dell’arte, un bisogno impellente di entrare in un tempio, di fare una puja, di bere un chai, di entrare a compare un saree, di ripartire e decidere di ritornare. In India.</p>
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		<title>Metamorphosis</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 15:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide auricchio</dc:creator>
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