Fuoco e Fiamme

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di Davide Auricchio
Nello scenario apocalittico dell’emergenza rifiuti in Campania, un progetto artistico originale e al passo con i tempi,  accorato ma  lucido, e  non per questo privo di una grande forza espressiva.
Stiamo parlando di Eco-Balla, mega-installazione del giovane e promettente artista napoletano Pino Faiello, coadiuvato per la parte progettuale dall’architetto Vincenzo Maisto,  collocata in una delle piazza principali di Giugliano, comune della provincia martoriato dai rifiuti.
Una piramide alta circa sei metri e mezzo costruita con 60 eco-balle, per l’appunto, e arricchita da una serie di oggetti dal forte valore simbolico: bambolotti, e giocattoli di ogni sorta, senza trascurare un crocifisso che svetta sulla cima.
Opera questa completamente data alle fiamme la mattina del primo gennaio 2008, ennesimo atto di vandalismo che si aggiunge alla miriade di roghi che da qualche settimana a questa parte divampano ad ogni angolo della città e della provincia di Napoli.
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Un invito alla riflessione perentorio ma sobrio, un’opera che dialoga sapientemente con lo spazio e le persone che lo abitano, un esperimento di arte pubblica tanto raro in Italia quanto nella sconfinata provincia napoletana, spesso terra di nessuno abbandonata ai loschi affari dei clan.
In assoluta controtendenza con tanta arte che si produce oggi, il più delle volte mera riproposizione di immagini rubate al circuito mediatico dell’informazione, Eco-Balla non solo denuncia una situazione di profonda crisi del territorio campano ma suggerisce una riflessione più ampia sulla società dei consumi, induce ad una maggiore presa di coscienza delle responsabilità che ciascuno di noi deve assumersi nei confronti di una comunità dilaniata dagli sprechi, dagli abusi e dalle infiltrazioni della criminalità organizzata.
La dimostrazione del successo di tale progetto ci è offerta non solo dall’attenzione che ha ricevuto dalla stampa e dalla critica, ma soprattutto dal favore che ha incontrato presso la gente comune e i cittadini tutti di Giugliano che ne hanno fatto il simbolo di una condizione di degrado arrivata oramai oltre ogni limite.
Un territorio quello della campagna giuglianese completamente espropriato della sua originale identità, devastato dagli scempi e dagli abusi di ogni tipo, e non ultimo dal sito di smaltimento di “Taverna del Re”, sconfinato quanto surreale bacino di milioni di eco-balle provenienti da ogni angolo della provincia, ordinate in mastodontiche strutture alte più di dieci metri alla mercé degli agenti atmosferici senza alcuna possibilità di essere infossate o smaltite in alcun modo. Un disastro ambientale di proporzioni gigantesche le cui conseguenze sono incalcolabili, e secondo alcuni addirittura irreversibili, perpetrato impunemente per quattordici anni, ovvero per tutto il tempo del commissariamento.
Un’emergenza che, di fatto, è diventata il grande buisiness del secondo millennio, che ha arricchito le tasche di imprenditori spregiudicati ed avidi con la complicità di figure politiche colluse e di una comunità spesso rassegnata e fino a qualche settimana fa incapace di reagire.
Ma, appare utile sottolineare che il discorso dei rifiuti non attiene esclusivamente alle cose,  piuttosto anche agli essere umani e ad aspetti decisamente più immateriali ma non per questo meno decisivi: esistono rifiuti anche dello spirito o della psiche, se si preferisce, non meno difficili da smaltire.

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C’è un principio acclarato della psicologia che ci informa circa il problema di un cattivo “smaltimento” di certi vissuti. Secondo Freud esiste una precisa distinzione tra oblio e rimozione che consiste nel fatto che l’oblio è un modo di sbarazzarsi dell’esperienza, mentre la rimozione è una forma di conservazione e di consolidamento. I ricordi rimossi non solo perdurano, ma spesso esercitano una influenza pericolosa sulla personalità. Contrariamente ai ricordi consci che possono essere modificati ed elaborati, i ricordi rimossi agiscono dall’interno o dal “basso” e soggiogano la coscienza.
Dunque, caro amico di Giugliano: tu scambi il freudiano “ritorno del rimosso” con l’eterno ritorno dell’uguale” di Nietzsche.
Consentimi di dire, almeno, che non è la stessa cosa. 

6 Commenti a “Fuoco e Fiamme”

  1. biondo scrive:

    …E ci voleva un catenaccio per ritrovarla lì! Lo sappiamo, dal villaggio alla città, nell’evoluzione della specie umana ci passa il tempio, primo luogo di istituzione con tanto di burocrazia sacerdotale emergente… ma se te ne vai in provincia, ancora, che invece di balle è meglio parlare con le mucche ? Io sono della provincia e da un po’, ma da un po’ me ne vado in giro a parlare di oblio, piuttosto che di rimozione. È meglio così, altrimenti finisce che mi brucio da solo… E senza farlo coscientemente…

  2. Stefania scrive:

    Ho apprezzato molto questo aricolo perché esprime bene la condizione che viviamo tutti noi in Campania e soprattutto la sub-cultura che ci circonda, direi che ci assedia.
    Il problema dell’immondizia, è verissimo, non riguarda soltanto le cose o l’ambiente ma anche gli uomini e soprattutto di un cero tipo.
    L’immondizia è anche quella parcheggiata negli ospedali: migliaia di corpi in fin di vita, per non parlare della malattia mentale e delle carceri dove, lo ricordava Sofri qualche giorno fa, si conserva una dignità solo per miracolo dello Spirito Santo.
    A ben vedere di immondizia ne è piena la tv, i giornali, la cinematografia e anche, non di rado la letteratura e l’arte.
    Insomma ne siamo piene fino al collo e non sappiamo come uscirne sicché non ci rimane che esorcizzarla magari con un grande fuoco pieno di diossina che, a dispetto di quello che si dice, non fa male e anzi procura piacevoli alterazioni di coscienza.

  3. Enzo scrive:

    Il nord che guarda con espressione incredula le scene dei cumuli di spazatura di cui si riempion le discariche e che scorda le centinaia di migliaia di carichi di morte che ha mandato a sversare nella terra del sud e che adesso saranno più comodamente mescolati alla spazzatura . Dimentica anche che dovrebbe dichiarare bancarotta se si dovesse interrompere il flusso dei carichi. Fabbriche e fabbrichette costrette a licenziare o a chiudere i battenti se dovessero cominciare a smaltire legalmente i rifiuti prodotti, anziché mandarli in Campania per l’ingrasso dei camorristi che qualcuno continua a chiamarli “uomini d’onore” . Ma l’unico onore per il camorrista è il guadagno, il malavitoso ti (s)vende anche la madre una volta stabilito il prezzo. Il camorrista non è preoccupato dalle sorti di madre, padre, figli, mogli, amici, maiali, terra, tutti destinati a marcire dentro, in nome della ragion del prezzo: “o’ bisiniss”. Qualcuno ingenuamente ha chiesto ad uno di questi “uomini d’onore” cosa ne pensasse dell’inquinamento delle falde aquifere in Campania, visto che comunque ci viveva insieme alla famiglia. L’arroganza è sempre irritante, con il camorrista napoletano diventa grottesca, il duro interpellato ha risposto: “ce bevimme l’acqua minerale”. Si dice a quel MALEDETTO, “NEL CARRELLO DELLA SPESA, INSIEME ALL’ACQUA MINERALE, MIETTECE PURE E BBOMBOLE D’OSSIGENO!”. Terra di Napoli e della sua provincia maledetta, avvelenata e senza futuro. Una prostituta vecchia e sdentata che insieme alla provincia, paga il prezzo della sua sfiorita bellezza, trasformata in un orinatoio dove ognuno si libera e va, compiendo l’ennesimo liberatorio sfregio.

  4. Kekkatz scrive:

    Nel consorzio di bacino che dovrebbe fare la raccolta differenziata, si dà lo stipendio a detenuti, parenti di camorristi e altri clienti della politichetta…non si capisce chi è più delinquente il politico nazionale, la parodia del presidente del bacino intervistato dalle “Jene” con la bavetta alla bocca o il locale amministratore che si allea con il boss….chi avrebbe garantire il rispetto per il territorio e per le leggi e chi avrebbe poi dovuto fare la raccolta differenziata?…Anzichè un installazione o una cronaca, si può provare a scrivere un giallo o un Horror….già ci ha pensato Pietro Treccagnoli con “e non lo chiamano veleno”…leggetelo ..è scritto in quasi vernacolo metropolitanapoletano e pe chi conosce o non conosce le zone della distruzione, in solo 130 pagine dà un idea del livello criminale che si è raggiunto.

  5. recycle and pray scrive:

    Osservando dall’esterno del vostro inferno, l’epilogo delle ecoballe bruciate mi ha deluso moltissimo.
    Ennesima reazione negativa con teppisti ed artista indegnato!
    L’artista aveva realizzato un’ottima idea. L’inizio e’ stato forte, la scultura aveva tutti i giusti simbolismi materiali e spirituali e poi?
    Con tutto il rispetto per il lavoro creativo oso dire che l’artista si e’ lasciato catturare dal suo egoismo. Si e’ persa una buona occasione per creare in concerto con la comunita’ locale un epilogo veramente forte; cioe’ dopo un accordo con i capi popolo non sarebbe stato piu’ positivo e utile organizzare un’azione di
    “fuoco amico”? fiamme purificatrici con la comunita’ in estasi tribale intorno alle balle in fiamme tipo i rituali “korroboree” degli aborigini.
    L’artista forse anche inconsciamente ha consegnato il suo lavoro ai teppisti ricevendo l’immediata ma “negativa” attenzione mediatica come tutti gli altri episodi di questa crisi, almeno quelli che ci fanno vedere all’esterno.
    Insomma se l’idea era di preservare questa opera in perpetua allora bisognava piazzarla in un museo? non concepisco e non e’ il mio modo di pensare ed agire. A me sembra un altro esempio di frammentazione tra’ arte e societa’.
    Se la comunita’ locale era favorevole ed entusiasta di avere questa opera nella loro piazza perche’ non la hanno difesa dai teppisti?
    Scusatemi ma da new york sono troppo lontano dal vostro tessuto sociale e non al corrente di tutti i fatti.
    Comunque mi auguro che l’intervento di “trash worship” abbia creato le scintille ispiratrici per iniziare a creare dalla base un movimento positivo sulla “monnezza”. La “monnezza” e’ piu’ buona che cattiva, credetelo esistono molti dati ed esempi in giro per il mondo a dimostrarlo.
    E’ giusto cominciare dal lavaggio dello spirito disinfettarlo dalla monnezza cattiva e riempirlo con quella buona.
    I miracoli esistono nel DNA napoletano e allora immagino come per miracolo
    l’apparizione fisica di tanti santini nell’immagine di BOBUBLEE (il grande spirito protettore ed ispiratore di tutti gli imballaggi in plastica del mondo).
    Bobublee si presenta in un’infinita varieta’ di forme, a lui basta anche una semplice bottiglietta d’acqua transformata in maniera spiritata.
    IMAGINE prendendo spunto dalla famosa lirica di John Lennon, tanti spiritelli
    bobublee in tutte le nicchie accanto alle foto di maradona e sui portoni delle case popolari e ovunque…bobublees anonimi anzi meglio senza diritto d’autore…
    I bambini ci credono e ci giocano con bobublee, almeno loro possono salvarsi ancora.
    AMEN

  6. Carlo scrive:

    Ma sì era sfuggito a tutti fuorchè all’artista e a recycle and pray che l’artista aveva consegnato la sua opera ai concittadini. Questi l’hanno comunque, anche con tante smorfie, presenvata fino alla “data fatidica” dell’alba della mattina del primo gennaio e solo in un estasi rituale, una volta “salvato” il crocifisso, consegnato al parroco e fatto trovare sulle scle della chiesa, hanno voluto inaugurare, alle sei di mattina, come in una esecuzione, ad un anno esatto da quella di Saddam, l’avvento del nuovo anno, con l’esaltazione distruttiva del vecchio. Il popolo o meglio coloro che si sentono messaggeri dei suoi valori, ha partecipato così al completamento..peccato non esserci stati e peccato non averlo preventivato perchè le balle si sarebbero potute erigere in materiale infiammabile secco e non foriero di velenosa diossina e anticipare al trentuno dicembre il rito del 13 gennaio dove, in questi posti che sentono ancora gli odori del passato contadino, si incendiavano e si incendiano tutt’ora i torrioni di legna di Sant’Antonio (megio detti “fucarazzi”), con il corollario di canti e balli popolari a suono di nacchere e tammorre.

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