Federico Lombardo al GIA.MA.ART STUDIO

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di  Davide Auricchio
In assoluta controtendenza rispetto a tanta pittura di oggi, Federico Lombardo interpreta la figura umana eliminando ogni residuo mimetico, tralasciando volutamente ogni preoccupazione che possa riguardare la prospettiva o la verosimiglianza. Siamo piuttosto in presenza di una figurazione senza sfondi o ambientazioni, sospesa in una temporalità distesa e mitica dove ogni riferimento al reale è bandito.
In perfetta linea di continuità con la migliore tradizione della pittura italiana, soprattutto quella del Trecento e del Quattrocento, e perché non con l’iconografia romana e bizantina, Federico Lombardo si affida alla figura per comunicare qualcosa di altrimenti ineffabile.
Con ogni probabilità queste figure sono dei fantasmi, o addirittura la trascrizione di una deriva identitaria dello stesso artista: “i personaggi raffigurati nei quadri non rappresentano affatto i tratti somatici del soggetto ritratto nelle foto che sta alla base del lavoro: semmai, potrei dire che rappresentano tutti me stesso, perché mettono a nudo la mia visione delle cose e le mie ossessioni”.

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