
di Elena Santoni
Rirkrit Tiravanija in collaborazione con l’architetto Neil Logan crea uno spazio- rifugio contro le radiazioni nucleari. Nell’eventualità della catastrofica esplosione, l’artista realizza un possibile luogo dove un ragazzino di undici anni si mette al riparo.
L’ambiente riproduce un giardino tropicale composto da vasi di palme collocati sul suolo della galleria, le pareti sono ricoperte da poster che riproducono una spiaggia esotica. All’ingresso veniamo accolti da questa oasi: un misto di naturale ed artificiale dislocato in un posto chiuso, privo di aperture.
Un arco introduce alla seconda stanza, di modo che i due ambienti non risultino separati ma in relazione. Puzzle con immagini di scoppi atomici, rappresentano il pericolo incombente che minaccia la natura proposta nel vano antistante, quello che propone i paesaggi in cui avvengono realmente le sperimentazioni nucleari. Si tratta di una sorta di scrigno che racchiude qualcosa di prezioso, qualcosa di simile all’atmosfera mancante, e un momento in cui, all’interno del bunker, è possibile ricrearsi.
L’aspetto ludico inteso come intervallo di impegno, riflessione, e scoperta è presente anche nella scelta di esporre dei giochi interattivi, appunto i puzzle, che possono essere usati dai visitatori su dei tavoli di legno a misura di bambino. Uno svago, certo, che però consiste anche in pazienza e ragionamento. Le stesse qualità indispensabili per trovare una soluzione alternativa all’energia distruttiva, e le stesse sensazioni che Tiravanija vuole indurre in chi si reca alla mostra.
Nella terza stanza è proiettato un video in cui l’adolescente legge ad alta voce il libro “Foster You’re Dead”, a cui si ispira il progetto di Tiravanija la sua presa di posizione sociale, la sua opposizione al il nucleare.
GALLERIA EMY FONTANA Milano
fino al 24 Maggio