Jimmie Durham

di Giudi Scotto Rosato
Il progetto espositivo di Jimmie Durham, artista visivo e attivista politico dell’American Indian Movement, decostruisce in maniera ironica l’atavica struttura coloniale, tutt’oggi alla base della nostra cultura.
Il lavoro di Durham sovverte e contraddice i modelli trascendentali della cultura occidentale attraverso il recupero dei materiali e attraverso gli assemblaggi inaspettati: lo scetticismo e la diffidenza nei confronti del “diverso” diventano oggetto di una critica corrosiva e pungente.
Al Madre, l’artista presenta tre installazioni provenienti dalla Fondazione Morra Greco: The Petrified Forest (2003), Something (Perhaps a Fugue or an Elegy) (2005) e un’opera inedita realizzata con tubi di cemento armato.Mobili, computer e fax sprofondano sotto il peso delle pietre, come in un’eruzione lavica di cemento; oggetti senza nessuna connessione tra loro sono assemblati orizzontalmente, aperti a ogni interpretazione possibile; strutture in cemento configurano una foresta inaridita da una terribile pioggia acida.
Il pubblico percorre l’allestimento districandosi tra i sentieri di scenari apocalittici, ma al contempo affrancati da una modellistica prestabilita e consolidata. In questa prospettiva, Durham denuncia l’impossibilità di accettare le cose passivamente e, quindi, la necessità di rileggerle, di ridiscuterle e di riosservarle senza pregiudizi.