L’insostenibile leggerezza dell’Eros
di Monica Trigona
Secondo Ovidio (Metamorfosi, X, 243 - 297), Pigmalione, re di Cipro, scolpì una statua d’avorio che rappresentava una donna nuda dalle forme perfette, che chiamò Galatea (dal greco gala, galaktos, latte), e della quale si innamorò perdutamente, considerandola il proprio ideale femminile, superiore a qualunque donna.
L’abile re scultore ritoccava ogni giorno la sua “creatura” per renderla sempre più bella e arrivò al punto di dormirle a fianco, agognando che diventasse di carne e ossa. Un giorno finalmente egli si recò al tempio di Afrodite, dea protettrice di Cipro, e la supplicò affinché il suo desiderio si avverasse e potesse far di Galatea la sua sposa. La dea acconsentì facendo innalzare le fiamme dell’altare fino al cielo per tre volte. Pigmalione a quel punto si recò velocemente nella sua dimora dove, sotto i suoi occhi, Galatea si animò. I due si sposarono ed ebbero un figlio, Pafo. Mi piace iniziare con questa leggenda, un testo dedicato ad un argomento così delicato, troppo spesso vittima di semplificazioni e confusioni semantiche.
Una volta per tutte: l’erotismo non è pornografia!
La pornografia è più esplicita e generalmente esaspera la sessualità fisica, non quella emotiva; laddove la pornografia opera empiricamente attraverso atti sessuali, l’erotismo evoca semplicemente, ammicca. È difficile stabilire tuttavia una distinzione netta poiché le definizioni si basano su un giudizio soggettivo che dipende dal contesto in cui viene espresso. L’erotismo, benché spesso confuso con le manifestazioni sensibili della sessualità, consiste più precisamente, secondo la definizione di Georges Bataille, che ne ha scritto l’apologia in un’opera famosa, nella trasgressione sessuale di ogni norma morale, di ogni ordine, di ogni sistema di valori. Bataille sottolinea come il Cristianesimo non abbia condannato la sessualità, ma si sia opposto, fin dal suo nascere, all’erotismo. Ancora più arduo è esprimere dei giudizi di carattere morale. Chi, infatti, puó dire con certezza di sapere cosa sia la “normalità” rispetto alla quale tutti i comportamenti erotici “diversi” risultano a-normali?
Nel Simposio Platone parla del mito che Aristofane racconta circa l’origine dei sessi. Secondo Aristofane in origine i sessi erano tre. L’”unità originaria” poteva essere composta di due sessi maschili, di due femminili o di un sesso maschile e di uno femminile. Chi era parte di un tutto maschile avrebbe ricercato tutta la vita un partner maschile, chi era parte di un tutto femminile avrebbe ricercato un’altra parte femminile; il tutto per ripristinare la “palla originaria”.