
Vernissage in grande stile per l’apertura della personale di Donald Baechler presso lo Studio d’Arte Raffaelli di Trento.
Nell’incantevole cornice del cinquecentesco Palazzo Wolkenstein, in via Marchetti a Trento, sono stati presentati una quindicina di New Works dell’artista neyorkese, che non smette di stupire.
Nell’ingenuità dei suoi soggetti, quali coni gelato, cavalli, rose e papaveri, Baechler trova sempre il modo di rinnovarsi, cosicchè i suoi New Works sono davvero degli inediti tutti da scoprire. Baechler cancella tutto quello che di accademico ha acquisito negli anni di studio giovanile, acquisendo uno stile personale e inconfondibile, che si riappropria della spontaneità espressiva tipica dei bambini e dei malati mentali per creare dipinti in cui lo sfondo acquisisce un’importanza estetica rilevante, talvolta primaria.
Beachler è un eterno bambino, la cui arte esprime apertamente e liberamente ricordi, idee, suggestioni e sogni che il mondo adulto fatica a decifrare proprio perché estremamente semplici ed esistenziali.
Il catalogo contiene una recensione del critico americano Alan Jones, anch’egli presente giovedì sera. L’inaugurazione è stata quindi l’occasione ideale per presentare il suo libro “Leo Castelli – L’uomo che inventò l’arte in America”, una biografia curata dal critico e ricca di testimonianze e interviste, che esce in occasione del centenario della nascita del grande gallerista italiano, che ha cambiato il corso dell’arte contemporanea, facendo di New York il suo fulcro.