Liquid Light

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Di che materia sono fatti i sogni? E i ricordi? E le nostre sensazioni, le emozioni?
Esperienze diverse, eppure tessute con un filo forte e comune, impalpabile e deciso. Petulia Mattioli sembra esplorarle nell’installazione video Liquid Light. La strada che ha scelto è di grande bellezza ed eleganza formale. Per assonanza, il lavoro può ricordare l’intensità emotiva dei video di Shirin Neshat o la potenza evocativa dei film del regista Werner Herzog, che spesso si avvale, come ha fatto Mattioli in Liquid Light, della partecipazione di attori non professionisti, persone reali, e trasporta un immaginario in un contesto diverso, per ricrearne subito un altro atto ed esplorare così realta’ metafisiche nascoste ben piu’ in profondita’ delle nostre certezze.

L’uso delle luci (di ispirazione caravaggesca, come dice la stessa artista), il movimento della telecamera costruiscono il racconto su frammenti che trovano una coerenza narrativa. L’uso delle luci (di ispirazione caravaggesca, come dice la stessa artista), il movimento della telecamera costruiscono il racconto su frammenti che trovano una coerenza narrativa. Le immagini, tratte dal video, colgono dettagli, le inquadrature dei corpi sono fatte di chiaroscuri decisi, dove il buio ha il sopravvento e la luce illumina, con precisione chirurgica, piccole porzioni di realtà.

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Suoni di bambini che giocano, ridono. Figurine vestite come fantasmi o medici del futuro, in mano hanno torce elettriche che frugano che giocano con il buio. E poi ecco una donna forte e sensuale, un uomo seducente, un atleta che combatte, una signora velata, un piccolo guerriero armato di una spada di bambù e bolle di sapone. Chi sono? E cosa fanno sotto lame di luce che li accarezza e li colpisce? «È un approccio poetico all’esplorazione della realtà, una realtà che si confronta con le immagini del subcosciente, in cui la conoscenza è intrecciata con la memoria e le emozioni. Una fusione di immagini e suoni, un fluire percettivo per incontrare se stessi tra l’ombra, la luce, il buio»», dice l’artista. Guardare il video, perdersi tra le figure e le armonie di sottofondo, conduce in un viaggio, all’interno di ricordi ed emozioni. Un viaggio che raccoglie e riordina l’esperienza del vivere. Ci sono le speranze dell’infanzia e la voglia di gioco, la sicurezza e la maturità di una femminilità conscia del suo potere. E poi la consapevolezza di dover combattere per costruire i propri sogni, l’altro da sé così diverso, così attraente e forse pericoloso. Frammenti lenti, che emergono piano piano dal buio. Immagini che, come il profumo delle Madeleine, ne riportano altre, perdute nei meandri del tempo che è passato e che credevamo perdute. E invece ecco che, davanti al piccolo guerriero armato di spada, riaffiora nitido il ricordo dei noi, piccoli e spavaldi, sicuri che il futuro sarebbe stato esattamente quel che ci immaginavamo. Lo avremmo piegato al nostro volere, armati di una spada, appunto, o di bolle di sapone. La vita adulta ci insegna che le cose non stanno così, ma regala altre consapevolezze: quella del proprio corpo, strumento di conoscenza e di piacere. Quello della scoperta dell’altro. A volte il percorso include momenti dolorosi, ma sta nel gioco, a un certo punto si impara. Arriva così la parte più oscura e serena, quella maturità e quell’equilibrio conquistati con fatica, ma anche con una consapevolezza che offre serenità. Il tempo sta finendo, la luce sulle rughe e sul rossetto che sbava a volte diventa crudele. Fa parte delle regole del gioco. Nessuno può cancellarci dagli occhi quello che siamo stati: bambini guerrieri armati di bolle di sapone, donne in rosso, atleti dal corpo perfetto. Il tempo ci cambia, il tempo finisce, si impara a farci i conti. E le figurine vestite come medici del futuro all’improvviso assomigliano a piccole levatrici dell’anima: con la mascherina e il camice bianco, riportano alla luce il nostro essere che a volte crediamo di aver dimenticato.  Laura Incardona,
Catalogo edito da Silvana Editoriale, testi di Laura Incardona

PETULIA MATTIOLI 
Liquid Light 
12 marzo – 18 aprile 2009 

GALLERIA GIULIA
Via della Barchetta 13
00186 ROMA Italy
39 06 6861443 info@galleriagiulia

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