Mamatschi di Hugo Markl

Nel primo ambiente della galleria è simulata una sala da gioco, con moquette e pareti blu, in cui sono installate quattro enormi carte francesi d’alluminio che formano un poker d’assi. Immagine fortemente connessa all’iconografica americana, dotata di un’esplicita e diffusa riconoscibilità. Hugo Markl infatti vive a New York e la cultura del luogo permea la sua produzione recente, come nella serie di sculture ‘Winchester?’ ispirate al famoso fucile yankee. Mamatschi è un’arcaica parola austriaca con cui si usava chiamare la mamma. Da qui parte la riflessione sul tema del gioco. Le sue dinamiche infatti sono affini a quelle che si creano nell’ambiente familiare in cui si stabiliscono ruoli e regole che disciplinano la convivenza tra gli individui. Il gioco infatti rappresenta una delle più antiche forme di relazione e di comunicazione basata su un codice a cui bisogna necessariamente adattarsi. Se da un lato tali regole costringono in un sistema asfissiante dall’altro però instillano una certa sicurezza, sottraendo l’uomo dal caos dell’anarchia. Tuttavia nella dimensione ludica è molto forte la componente dell’imprevedibilità, per cui non è escluso che sfuggendo al controllo, il gioco – fomentato dalla competizione - possa diventare pericoloso, inducendo al bluff. In un certo senso esso rappresenta un microcosmo del tutto simile al contesto socio-politico in cui viviamo, fatto di gerarchie e di norme che determinano ogni rapporto con l’altro. Tuttavia al singolo resta la possibilità di scegliere se attenersi o meno alle regole, di decidere se sedersi al tavolo per giocare la propria partita.
Inaugurazione giovedì 13 Dicembre 2007 dalle 19,00 alle 21,30.
Dal 14 Dicembre 2007 al 31 Gennaio 2008

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