Trash Worship Napoletano

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di Davide Auricchio
“Un territorio che non esce dalla notte” scriveva Roberto Saviano qualche giorno fa su Repubblica. Una metafora tanto poetica quanto realistica quella dello scrittore campano, a descrivere una situazione davvero arrivata al culmine della sopportazione e della decenza.
A parte le polemiche, delle volte strumentali, altre volte più legittime e costruttive, resta da dire che le responsabilità di quanto avviene nella nostra regione da qualche settimana a questa parte non possono essere imputate esclusivamente alle amministrazioni di centro sinistra che gestiscono il territorio, andrebbero piuttosto equamente distribuite includendo rispettivamente le aziende che hanno fatto affari d’oro, i cosiddetti consorzi di  imprenditori spregiudicati, per usare un eufemismo, che hanno speculato sulla nostra pelle, e non ultime vanno sottolineate le mancanze di ciascuno di noi in qualità di cittadini, mi riferisco a un deficit di civiltà diffuso a tutti i livelli senza discriminazioni anagrafiche o di censo.

Che sia emersa una certa incapacità a livello istituzionale nella gestione dello smaltimento dei rifiuti (sono passati appena quattordici anni dal primo commissariamento) è fuori di dubbio, ma ciò non è sufficiente a spiegare la drammatica attualità dei nostri giorni, né a capire fino in fondo le proporzioni del problema.
Si, perché non stiamo semplicemente parlando di tonnellate di immondizia parcheggiate ad ogni angolo della nostra città, della nostra provincia e della nostra regione, o delle emissioni di diossina a seguito dei roghi divampati ovunque, piuttosto stiamo discutendo dei danni irreversibili inflitti al nostro territorio, del livello di inquinamento dei nostri terreni, delle nostre falde acquifere, dell’aria che respiriamo.
Sono queste le cause che hanno determinato, secondo gli ultimi dati dell’Oms, un vertiginosa impennata, circa del 14% rispetto alla media nazionale, delle incidenze di tumore al pancreas e ai polmoni, solo per citare qualche esempio.
Sicché, a parte gli scenari apocalittici più dei teatri di guerra del Medio-Oriente, vanno quantificati i danni al nostro ambiente, alla nostra salute, alle possibilità di crescita e di sviluppo del nostro territorio.
Danni, questi, irreversibili e inquantificabili, perpetrati impunemente da una classe di speculatori che hanno fatto dell’emergenza rifiuti in Campania, il più grande buisiness del nuovo millennio: tonnellate e tonnellate di rifiuti non solo campani ma provenienti da ogni angolo del nostro paese per un semplice quanto inesorabile meccanismo di mercato.
Mi riferisco ai prezzi stracciati per lo smaltimento dei rifiuti che queste aziende, alcune addirittura operanti senza alcuna concessione da parte del commissario, offrivano ai loro gentili clienti.
A ben vedere, quindi, l’assoluta competitività di queste aziende ha determinato la messa in tilt dell’intero ciclo dei rifiuti, saturando definitivamente i luoghi di stoccaggio e/o smaltimento.
Poi, si è arrivati alla malsana idea di riaprire vecchi siti come quello di Pianura fomentando una sommossa popolare del tutto comprensibile.
Ebbene, come reagire in un contesto di siffatta gravità? Come rimanere lucidi e sani, è il caso di dire? Come rispondere alle continue provocazioni dei facinorosi o agli appelli alla calma e ai trinceramenti di chi ha responsabilità istituzionali?
Insomma, come uscire da questa mezzanotte della Campania?
Per chi come me, non crede nelle soluzioni palliativo e neanche ai proclami nichilistici e distruttivi di chi cavalca la tigre del qualunquismo, il problema si presenta con una certa complessità e attende risposte, evidentemente, più semplici e più alla portata di tutti, soprattutto di quelle classi meno ambienti che più sono esposte al problema.
Ebbene, per quanto aleatoria e inconsistente possa sembrare, la proposta di Viatico è quella di avviare una cultura del “Waste Reduction” (”Contenimento dello spreco”), di incoraggiare la gente ad adottare un “Trash Worship way of life”: un esercizio ridicolo e pazzesco, come scrive Rolando Politi, che tuttavia si è dimostrato di indubbia efficacia.
Per maggiori chiarimenti rinvio al post del 3 gennaio (appena di seguito) uscito nelle pagine di questo blog, in ogni caso posso anticipare che si tratta di una vera e propria filosofia di vita che a partire da New York City si è lentamente diffusa in tutto il globo e soprattutto nei paesi dell’Occidente più opulento dove il consumo dei beni è più sfrenato e produce più rifiuti.
A parte alcuni aspetti decisamente folcloristici di questo movimento che usa metodi e simboli comuni a tutte le religioni della terra, il Trash Worship si estrinseca attraverso azioni popolari di strada.
Si tratta di “messe e processioni con statue e statuine degli spiriti ‘munnezzari’ ideate per purificare ed esorcizzare la ‘munnezza’ cattiva e per ispirare il popolo a trasformare in utile la ‘munnezza’ buona”.
Per assurdo che possa sembrare questi happening servono ad incoraggiare un cambiamento di mentalità da parte di tutti (si spera anche in un luogo così resistente come Napoli), a rendere più protagonista la gente giacché lasciare ad altri il compito di risolvere il problema non serve a nulla.
Dunque, proponiamo a tutti quanti, artisti e non, di organizzare queste azioni collettive creative e pacifiche al fine di stimolare atteggiamenti culturali diversi rispetto al problema e a tutti i discorsi di parte che questi alimenta a livello esponenziale.
Ci si muove dunque nella direzione di un esorcismo collettivo dove l’immondizia non è soltanto un rifiuto solido ma anche un rifiuto immateriale, direi spirituale.
Si tratta, in una sola parola, di esorcizzare quel mostro che è dentro di noi: quel mostro che convenzionalmente definiamo immondizia. 
Chi è senza peccato scagli la prima pietra! 

Sono lietissimo di annunciare ufficialmente la nascita del primo
Trash Worship Napoletano
Rimaniamo disponibili per tutti quei materiali cartacei o video che possono contribuire a questo grande esorcismo collettivo, da inviare all’indirizzo di posta elettronica: viatiko@libero.it 

5 Commenti a “Trash Worship Napoletano”

  1. paola scrive:

    Santificare e beatificare tutti quegli oggettacci di cui stiamo per liberarci. Sono il male adesso, ma hanno fatto la nostra vita prima. Rechiamoci, quindi, al loro funerale; edifichiamo per loro templi di cera bianca; accompagnamoli nel loro lento decadimento, prima che siano loro a seppellire noi stessi. Cordoglio, pentimento e un momento di riflessione, ecco che cosa potrebbe aiutarci, oltre che la carta igienica da abbandonare di lato, per caso, come capita …

  2. bianca scrive:

    Trash Worship è un’idea fantastica!
    Finalmente sbarca in Italia dove sul problema dei rifiuti c’è molto da fare, per non parlare di Napoli in questi ultimi giorni alla ribalta della cronaca internazionale per questa emergenza da cui sembra impossibile uscirne.
    Penso davvero che bisogna cominciare a fare qualcosa per rieducare la gente, per proporre dei modelli alternativi di vita e di consumo…forse Trash Worship può aiutarci a farlo.
    Salutiamo con entusismo la nascita ufficiale di Trash Warship Napoletano e aspettiamo con ansia la sua prima azione collettiva, un grande esorcismo collettivo per una catarsi del territorio e delle nostre vite.

  3. Carlo scrive:

    Bello sentire e leggere proclami contro il onsumo e il rifiuto…ma ce la sentiemo di vivere francescanamente, senza nemmeno un telefonino?…e come pensate le vostre opinioni con la velocità che dà il web? Afrontiamo il problema dall’economia che…si sà non ha il fascino dell’arte ma condiziona non di meno quasi tutto e sicuramente anche e soprattutto l’arte.

  4. tasso scrive:

    A proposito di spazzatura, dai una occhiata al ricordo dei fratelli Castiglioni dello scorso Luglio!
    Ma ormai l’appello …è bruciato in tutti i sensi.

  5. kekkatz scrive:

    “Rifiuti”
    residuo di vita e di azioni, folgorati in ricordi i quali evanescenti e fuggenti non lascerebbero tracce di se. I musei da secoli ne sono pieni..adesso anche la terra da cui provengono e della quale gli autori faranno parte per seppellirli e custodirli sotto coltri di balle per ammorbare le coscienze e i ricordi e farli ritrovare, intatti a coloro che non sapranno che farsene.

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