Gabbia sospesa

a cura di Luca Cordoni
Le sculture primordiali dell’artista bergamasco Alfredo Colombo, dopo essere state ospitate presso l’Oratorio dei Disciplini di Clusone, celebre per il famoso affresco della Danza Macabra, riempiono ora di nuovo significato il primo matroneo e il sottotetto seicenteschi della Basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo alta.
Terre e Ombre è il titolo della mostra che inaugura una nuova destinazione d’uso di spazi antichi: il matroneo, galleria collocata sopra le navate laterali e riservata un tempo alle donne e il sottotetto, utilizzato come magazzino e base per il sollevamento di materiali, attrezzi e strumenti scenici grazie ai grandi quattro argani lignei.

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Photo di Luca Cordoni

La scelta allestitiva e curatoriale di Mauro Zanchi, volta ad evitare espliciti ed ossequiosi contenuti religiosi, accompagna il dialogo silente tra la materia umile ed essenziale delle opere dell’artista con le ombre che si vengono a creare sulle pareti pregne di mistero. Il percorso mentale della mostra si può tracciare in due nuclei tematici: il rapporto con l’albero della vita inteso come tensione dell’uomo verso una realtà a lui superiore e la ciclicità degli eventi storici ed umani che vede nel secolare argano del sottotetto un richiamo concreto. Rapportarsi con lo spazio di una Basilica, in cui il corso dei secoli ha sovrapposto molteplici tendenze artistiche, significa porre le proprie opere in rapporto con il passato cercandone una corrispondenza ontologica e di merito. Basilica significa verticalità, tensione all’elevazione dello spirito in un silenzio ovattato dall’incenso che stordisce e calma. Tre totem collegano idealmente i tre piani della mostra in questa ascesa al cielo, in cui storia e coscienza della morte si fanno spallina. Nel lato destro del transetto, il primo, quello terreno, è costituito da tronchi tubolari di terracotta che in alto si aprono a chioma frondosa, ricordando l’albero della vita trecentesco affrescato sulla parete antistante. Ora l’ascesa diventa concreta: ripidi scalini a semicerchio, circondati dai colori pastello degli affreschi ci conducono al matroneo.
Qui ad accoglierci c’è un secondo albero di creta, che ha perduto i rami rimanendo tronco nudo, sul quale sono incise immagini tra cui spicca la figura di un cavaliere che dialoga con il protagonista dell’arazzo strappato e posizionato sulla parete di fondo del matroneo: Sant’Alessandro a cavallo, patrono della città di Bergamo. Il ritrovamento casuale di una scala in loco ha permesso all’artista di ricordare il brano della Genesi, in cui Giacobbe in fuga in mezzo al deserto, sogna una scala, tramite la quale schiere di angeli scendono dal cielo. Colombo posiziona per terra delle foglie di terracotta, idealmente cadute dall’Arbor Vitae sulla Terra, che dopo essere state indurite dal tempo e dalla luce, tendono a risalire la scala per tornare all’origine.
Il senso straniante della tensione escatologica derivante dai semplici oggetti fatti di terra è accompagnato dalla suggestività della location: pareti e spazi freddi che hanno visto l’epifania della fede di migliaia di fedeli nei corso dei secoli. Uno stretto passaggio ci conduce nel sottotetto, e veniamo accolti in un’atmosfera fatta di luce sospesa in cui padroneggia al centro un grande argano antico, che fa da perno alla disposizione circolare delle installazioni. L’artista, da sempre legato al filone dell’Arte Povera, dimostra una maturità nuova nel porre le sue radici contadine, testimoniate dal recupero dei materiali poveri come l’argilla, il ferro e il legno a confronto con temi esistenziali come la vita e la morte, la luce e l’ombra, la caducità e la tensione teleologica delle cose, l’uomo e i suoi residui di coscienza. L’opera Gabbia sospesa è formata da una gabbia usata dagli uccellatori, piena di forme sferiche che evocano sia i semi dell’agricoltura che gli eccidi di Pol Pot. Il tutto si sdoppia nell’ombra che sul muro lambisce un settecentesco memento mori, testimonianza delle morti sul lavoro per la costruzione della Basilica. Il tema della gabbia contenente piccole sfere forate viene riproposto in varie grandezze e forme a sottolineare la forte analogia che l’animo umano ha con l’idea di occultamento. Il corpo come gabbia, l’anima come coscienza lavabile, i ricordi come colori che sbiadiscono con il tempo. Posizionato per terra in un angolo illuminato da una luce fioca, un cumulo di sfere di terracotta ci richiama alla mente che il detto Historia magistra vitae est non è solo mero sfoggio di erudizione, ma dovrebbe ricordare che nella vita è utile imparare dagli errori commessi. Ora l’uomo è per natura fallimentare, non per questo è però  legittimato a perpetrare i soprusi su altri uomini per affermare il proprio ego. Queste sfere di creta, formate da due calotte tenute insieme dallo spago, possono indicare ordigni sopravvissuti ad una guerra o ferite della carne ricucite, su cui la natura ribadisce la propria forza, tanto che i germogli crescono anche sul cemento. Chi è dotato di grande fantasia, potrebbe scorgere nell’installazione delle dodici sfere appese a un filo una cosmogonia sui generis, che fa riferimento ai dodici segni dello zodiaco, inventati dai babilonesi. Questa disposizione ordinata delle ombre dei pianeti sulla parete non è altro che il frutto del caso, cosa che vale anche per la sfera caduta rovinosamente a terra. La mostra si conclude con dei trofei a mezz’aria che tanto ricordano l’Arte Povera di Mario Merz e che toccano la sensibilità dello spettatore, generando domande e ricordi.
 

Un Commento a “Gabbia sospesa”

  1. Tokmoismfum scrive:

    Shahid Kapoor and Priyanka Chorpa first time worked together in Vishal Bhardwaj’s Kaminey movie. In the film ‘Kamine’ Shahid Kapoor and Priyanka Chopra shotted a lip lock related scene. For this scene firstly Priyanka have refused but lately she agreed on director Bharddhaj’s saying.
    This scene completed after taking 5 retake shots. Now you see on the screen that how looks like their chemistry. Check put below given Shahid Kapoor Priyanka Chopra lip locked exclusive video clip.

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