Nato a Madrid nel 1953, Javier Vallhonrat comincia a lavorare come fotografo nei primi anni ’80, collaborando con diverse testate giornalistiche di moda e producendo servizi fotografici che influenzeranno un’intera generazione.
Negli anni ’90 Vallonrhat lascia il mondo della moda per intraprendere altri percorsi fotografici e per dirigere alcuni spot pubblicitari, iniziando a concentrarsi sul concetto di spazio e sulla sua rappresentazione.
Acaso documenta un progetto di quattro anni sviluppato in questa direzione e chi è abituato ai lavori fatti da Vallhonrat per Vogue può rimanere stranito davanti alla forza concettuale che viene espressa in questa serie.
Il fotografo cerca infatti di dimostrare come l’uomo tenti di trasformare lo spazio in una casa, provando a dare in questo modo un senso a una terra altrimenti sterile di significati e a creare uno spazio per sé.
Le immagini di Acaso sono come metafore che invitano chi guarda a considerare i diversi significati dell’idea di “luogo” : spazio per la memoria e l’esperienza dove convergono l’identità individuale e il senso di appartenenza di ognuno.
La serie non può essere inclusa in nessuna categoria fotografica specifica: tutte le fotografie sembrano misteriosi esperimenti che portano lo spettatore a provare un forte senso di alienazione. Nonostante mostrino movimento, il tempo sembra rimanere immobile.
Ogni foto può essere vista separatamente dalle altre e forma un’entità a sé stante all’interno della serie, tuttavia è presente un legame che le unisce e che prescinde dalle loro caratteristiche formali.
Vallonrhat si avvale di una raffinata tecnica fotografica che collega le immagini da una parte al cinema, per il formato che ricorda quello dei “film stills”, dei fotogrammi cinematografici, e dall’altra alla pittura, per l’accurata composizione, per il gioco di luci e ombre e per i movimenti sospesi, bloccati nella fotografia.