M-city & Orticanoodless

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Courtesy Photo by Paola Verde

di Luca Cordoni
Lungi da volere insegnare qualcosa, la prima doppia personale dello stenciler polacco M-city, unico writer invitato a Manifesta 2008 e del visionario architetto milanese Orticanoodless, porta sulle pareti della Traffic Gallery di Bergamo una parabola laica con finale escatologico, che prosegue idealmente con l’intervento urbano sui muri dimenticati e logori dell’ ex-cementificio Italcementi.

Gli ambienti stretti della centralissima galleria orobica, bene si prestano a catturare il visitatore ed ad accompagnarlo nel percorso circolare creato rigorosamente in stencil dai due street-art-men, convinti assertori della funzione lirica e comunicativa dell’arte urbana. A vagare tra i palazzoni e le fabbriche dismesse delle periferie possibili di ogni città, Milano come Danzica, ci sono dei trilobiti primitivi, muniti di oggetti simili a grandi obbiettivi fotografici, che reiterando un movimento circolare basato sul processo della loro degenerazione in fossili e poi in petrolio, suggeriscono l’insostenibilità della dipendenza dall’oro nero. Il viaggio si svolge tra soluzioni abitative e produttive di tipo modulare disegnate in bianco e nero, cifra stilistica questa del writer polacco, che si stagliano perentorie sul fondo rosso, frastagliato dai segni grafici dell’artista milanese. Curioso è notare a terra tra gli scheletri dei pesci e le petroliere in funzione, la presenza seriale di scatole sulle quali è disegnata la fisionomia di un viso con sguardo estatico, che ricorda quello di Cristo, ma anche del Che. Il percorso urbano di questi esseri alienati che potremmo essere noi tra qualche anno, a metà viaggio si nutre della speranza tipica dalla street art: un arcobaleno unisce i camini di due ciminiere, per poi concludersi nell’ultima tappa rappresentata da una grande esse, che nel suo movimento circolare mastica i resti degli animali mischiandoli al cemento grigio dei palazzi e delle fabbriche.

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