a cura di Stefano Taccone
Cosa vuol dire “libertà di scelta”? Quali sono le condizioni che permettono il suo esercizio effettivo? Nei regimi totalitari del passato (e del presente) tale prerogativa risulta esplicitamente negata tramite la repressione violenta. Per circa i due terzi della popolazione mondiale la quotidiana lotta per la sopravvivenza relega tale discorso fuori da ogni orizzonte possibile. Ma nel contesto delle società opulente, anche laddove l’uso della forza o la tirannia del bisogno, benché tutt’altro che fenomeni ad essa alieni, non paiono sussistere, che genere di autodeterminazione praticano gli individui?
Quanto dei loro pensieri e delle loro azioni è dettato dall’amore verso il prossimo e quanto da quello verso gli idoli? «Dov’è il tuo tesoro, lì è anche il tuo cuore», si legge nel Vangelo di Luca. È così che, secondo la tradizione agiografica, Sant’Antonio da Padova svela che il cuore dell’avaro, di cui si stanno celebrando le esequie, non si trova più nel suo petto, ma nella sua cassaforte.
Il denaro come fine, cui si intreccia in maniera perversa la smania del successo, in una dinamica in cui il possedere e l’apparire, alimentandosi l’un l’altro (possedere per apparire; apparire per possedere) erodono progressivamente l’essere, sembra costituire oggi più che mai l’ossessione dell’uomo. Esso diviene così uno strumento di coercizione morbida. Di dominio tanto più efficace in quanto perseguito “con le buone” e dunque a stento percepibile, eppure, in quanto tale, non meno (anzi meglio) capace di tenere in scacco i suoi sudditi. Si ripropone così la teoria già enunciata quasi mezzo secolo fa da Herbert Marcuse ne L’uomo a una dimensione (1964).
Evidenziando la circostanza per cui occupare il posto del comando non implica più ordini diretti, ma somiglia ormai piuttosto ad un messaggio in segreteria di un telefono cordless, che fa tranquillamente a meno dei fili e dell’interlocuzione, Salvatore Manzi intende contribuire a quel processo di uscita da tale condizione, consistente, per Serge Latouche, in una “decolonizzazione dell’immaginario”, in quanto sovvertimento dei valori attualmente vigenti. I principi ispiratori del Festival dell’impegno civile “Le Terre di don Peppe Diana”, iniziativa promossa da Libera e dal Comitato don Peppe Diana e nel cui ambito la mostra ha luogo, vanno senz’altro in questa direzione.
Venerdì 19 giugno 2009
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