Scusate l’interruzione

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di Chiara Schirru_Askosarte

Ciascuno di noi, suggerisce Peter Gabriel in Digging in the dirt, dovrebbe scavare nello sporco del proprio io, per trovare i luoghi oscuri e appiccicosi dove ci siamo feriti, per rimuovere rabbia e risentimenti, e chissà, forse anche il dolore.

Che si opti, poi, per la psicoanalisi come l’autore, per i funghi allucinogeni e gli sciamani come i nativi dell’America Latina, o per l’arte, le visioni che ne scaturiscono, possono, veramente, innescare un processo di ascolto di sé, capace di ridare un senso a degli eventi che non sono, né devono restare isolati nella nostra esistenza.
Una percezione nuova degli accadimenti, in grado di cambiare radicalmente i parametri di riferimento che ci stanno accompagnando, o, al contrario, spingerci ad essere, esattamente così come quei fatti ci hanno portato ad essere.
Prendersi cura di se stessi, prestare attenzione a ciò che ci succede interiormente, del resto non è semplice: raccontare di sé agli altri, soprattutto delle esperienze dolorose, è impresa affatto ardua.
Per dirla ancora con Gabriel “due persone che sembrano molto vicine, se guardate da più vicino si rivelano più lontane di quanto possano apparire, perché chiuse nei loro Mondi Segreti”(Introduzione a Secret World).
Il fatto è, che questi ricordi, frantumati e confusi, sottili e complessi, anche se è stato fatto di tutto per reprimerli o dimenticarli, ci sono sempre, e agiscono in modo sotterraneo. Cicatrici che segnano le emozioni e sostengono, spesso a livello inconscio, una serie di contorsioni e insicurezze, ambivalenze e contraddizioni, che determinano la disponibilità a concedersi alla vita, orientandone scelte e percorso.
Ricostruire la memoria con l’aiuto dell’analisi si dimostra un’esperienza intensa, capace di riesumare e far rivivere questi istanti. Come una macchina del tempo che ci riporta esattamente nei punti in cui abbiamo la chance di riagganciare quei nessi che sono rimasti interrotti.
Il rendez vous con questa faccenda, per comprendere se, e in che modo, certi fatti ci stanno influenzando, è irrinunciabile: decidere cosa fare è poi questione personale.
Ciò che può essere interessante in questa sede, è il senso che può acquistare, farlo in uno spazio pubblico, che diventa – in base all’ottica da cui si guarda – atto sfacciato d’esibizionismo stile reality show, o prova di coraggio, con il quale ogni artista mostra sé stesso senza pudore.
Mossi dalla formula emozione genera emozione, un gruppo d’artisti si presta a quest’indagine del (falso)ricordo, che ancora suscita in (noi)loro, una forte suggestione, una sorta di black out provocato da uno shock ma anche da un sogno, una tensione psichica o una percezione che ci ha avvicinato, anche fugacemente, ma in maniera a tal punto vitale, allo stato di pienezza, da farci star male per la nostalgia e l’incapacità di ritrovarla.
E per farlo usano lo scatto fotografico e il video, con l’intenzione di rappresentare e trasmetterne un frammento.
L’arte si fa dunque, e ancora, spazio di narrazione, a cui consegnare un particolare privato, anche insopportabile e segreto, per cercare quel qualcosa che ancora non si riesce (o non si vuole) a vedere, però esiste.
O, riportando il pensiero del sociologo e filosofo britannico Zygmunt Barman, per parlare, attraverso la creazione artistica, del tempo liquido nel quale viviamo.
In vena di citazioni, giunge ad hoc Paolo Villaggio, interprete sarcastico e cinico della serie fantozziana, che si esprime con queste parole:
“la vera impotenza è quella sentimentale, la perdita del batticuore”

Scusate l’interruzione
SOLARUSSA_21 novembre_5 dicembre 2009
Stazione Ferroviaria

Concept Askosarte
Direzione artistica Ivo Serafino Fenu

Digging in the dirt, stay with me I need support  I’m digging in the dirt, to find the places I got hurt Open up the places I got hurt Peter Gabriel>DIGGING IN THE DIRT dall’album “US” (1992)

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