
di Maria Savarese
Il timone di un percorso artistico in continuo rinnovamento ha bisogno di esplorare sempre nuove rotte, diffondendo ricerca creativa e partecipazione sociale nella collettività con cui vuole, ancora una volta, dialogare: Giuseppe Zevola, prima di lasciarla definitivamente per sfratto, apre per una settimana, dall’8 al 14 novembre, le porte della casa-museo e laboratorio, nella quale per gli ultimi tre decenni ha vissuto, lavorato ed esposto i suoi lavori.
La mostra dal titolo Sfratto euforico è idealmente la prosecuzione della mostra inaugurata in forma privata lo scorso mese di settembre in concomitanza con l’apertura del Museo Nitsch e la venuta a Napoli del maestro viennese, di cui Zevola è assistente e consigliere, oltre ad aver da lui assorbito la potenza immersiva di una pratica artistica che richiede di farsi esperienza di vita totalizzante.
Stimolato dal grande interesse suscitato e dallo straordinario successo di visitatori (tra gli altri, gli stessi Hermann e Rita Nitsch, François Godard, Barbara Zoleo, Alain Faure, Achille Bonito Oliva, Silvia Croce, Piero Craveri, Peppe Morra, Oreste Zevola, Nathalie Heidsieck, John Giorno, Gerardo Marotta, Maria Calì, Leo Aloisio, Salvatore Vitagliano e i promotori del movimento della ‘tropp’art’ Luigi De Matteo e Ugo Varriale), l’artista rende ora accessibile al pubblico in forma rinnovata la mostra.
La casa-museo-laboratorio di Zevola, da sempre punto di riferimento e di aggregazione di artisti e intellettuali di ogni provenienza, è scandita in sette ambienti, ognuno individuante una particolare dimensione dello spirito e del vivere; sette ambienti che costituiscono nel loro insieme un organismo ben integrato. La prima sala che accoglie il visitatore, Ingresso delle attese inconsapevoli, lo introduce subito, con i Collages indiani che ne rivestono le pareti, alla ricca complessità dell’artista, nutrita di stimoli iconografici e simbolici provenienti da molteplici prospettive filosofiche, estetiche e culturali.
L’integrarsi di ognuno dei sette ambienti in un’euritmica polifonia è rappresentato da La casa che dorme, opera che abita il Cubicolo del transfert incrociato. Nella stessa camera, l’installazione Double Face, dagli elementi a doppia faccia che saranno girati nel corso della mostra, offrirà allo spettatore lo stupore di un evento espositivo in continua mutazione. Costeggiando La veranda del certosino, in cui grazie a un gioco di specchi si rende percepibile la metafisica presenza di una figura osservatrice, si giunge nel Salone dei passi perduti, ampia sala aperta alla conversazione e al dialogo sotto l’egida de La mia signora filosofia, omaggio al pensiero filosofico, da sempre passione e ispirazione per il lavoro di Zevola, e allo Studiolo dei cani illuminati, camera per l’introspezione e intimità del sogno e del sonno.
Uscendo “fuori” e “fuori se stessi”, spazialmente e psicologicamente, la terrazza Hangar del carro del Sole ci immerge nella dimensione collettiva dell’empatica ed ecumenica verità annunciata da Siamo tutti sulla stessa barca, installazione riproducente il profilo di Halloween, antico veliero, eletto a dimora dall’artista per tre anni.
Sullo sfondo evocativo del landscape sonoro di Lucio Logatto, i visitatori potranno osservare – o guidare! – il procedere del Carro del Sole, sbirciare l’infinito possibile evocato dalla porta chiusa dell’enigmatico Sgabuzzino dell’Uomo Invisibile e scegliere da quale delle sedie disposte in varie posizioni osservare l’interno della casa, re-soggettivizzandosi in una prospettiva ridefinita. Intanto, durante la mostra, scorrono i brevi filmati della serie Azioni quotidiane (camera e regia di Giuseppe Zevola, montaggio e musica di Lucio Logatto), finestre visionarie ritagliate nel medium audiovisivo, conferma dell’ampiezza tecnica e interdisciplinare di Giuseppe Zevola, creatore di un’ “arte totale”: segni, simboli, oggetti, appunti, immagini, suoni, memorie che definiscono lo spazio e il tempo delle tante ‘circostanze’ della vita percorsa, perché, ricorda l’artista citando Ortega Y Gasset, “io sono io e le mie circostanze, e se non salvo le mie circostanze non salvo me stesso”.
Dopo il finissage, al momento dello sfratto, la prima opera che lascerà la casa di via Suor Orsola sarà istallata nella chiesa d Santa Maria la Nova dove sarà visibile al pubblico esposta a partire dal 6 dicembre.
[Diana Gianquitto, Maria Savarese]
Per saperne di più: www.positionplotting.com, dove è visionabile una raccolta di foto della istallazione di Francesco Semmola e Lorenzo Cirigliano
Giuseppe Zevola (Napoli, 1952) è artista, filosofo, poeta, scrittore, editore. Ha inoltre insegnato in diversi istituti universitari (Roma, Catania, Napoli), ed è assistente e consigliere di Hermann Nitsch, cui è legato da una trentennale amicizia artistica e intellettuale. Recenti mostre e progetti: Le stazioni dell’arte della metropolitana di Napoli (stazione Rione Alto, 2002), Le Opere e I Giorni: la Regola (Certosa di San Lorenzo, Padula, 2003), Naples Calls New York: Mystic Teresa (Anthology Film Archives, 2005, New York), Naples Calls Kyoto: 33 Photocollages for a Book (University of Art and Design, Kyoto, 2005), Il principe Antonio de Curtis chiama Dedalo. Primo esperimento di Cosmografia Immaginativa (Kaplan’s Project, Palazzo Spinelli, Napoli, 2005).
GIUSEPPE ZEVOLA – SFRATTO EUFORICO
Dall’ 8 al 14 novembre 2008 la mostra e la casa-museo sono visitabili tutti i giorni dalle 18,00 alle 24,00 in via Suor Orsola 5 (Napoli). Ingresso libero.
FINISSAGE: 14 novembre 2008 ore 18,00 in via Suor Orsola 5 (Napoli).
INFO: 081 427509 – 339 1714882 / zevola@positionplotting.com – msavarese2004@virgilio.it
COMUNICAZIONE E UFFICIO STAMPA: Maria Savarese, Diana Gianquitto.