a cura di Luca Cordoni
Sabato 11 Ottobre nel cuore di Bergamo, ha inaugurato la propria attività viamoronisedici, spazio dedicato al confronto tra generazioni di artisti anagraficamente distanti, ma che spesso parlano la stessa lingua nella comune ricerca contemporanea. Interessante accostare quindi nella prima collettiva due artisti affermati come Mariella Bettineschi e Salvatore Falci ai due emergenti Filippo Berta e Stefano Romano.
La mostra si chiama Storie e racconta delle storie appunto i cui protagonisti sono uomini e donne che incontrandosi si condizionano a vicenda. La video installazione Silent comunication di Salvatore Falci è il frutto di un progetto commissionatogli nel 1998, che si prefiggeva di rendere possibile l’incontro e la conoscenza in una cittadina australiana tra le due etnie lì residenti: quella di origine anglosassone e quella aborigena, che pur frequentando gli stessi luoghi, mantenevano distinti i comportamenti sociali. Inizialmente l’ambiziosa mission rimase tale: solo dopo avere assistito ad una rissa notturna, dalla quale l’artista trasse in salvo due donne aborigene, si guadagnò la riconoscenza ed il rispetto della popolazione locale.

Il progetto antropologico prende forma in video e fotografia. Falci rompe la barriera imposta dai limiti comunicativi esistenti tra le due comunità, proponendo una comunicazione di tipo non verbale: invita esponenti di entrambi i gruppi a guardarsi per tre minuti, filma il tutto e fa degli scatti fotografici dal secondo minuto in poi, quando l’imbarazzo iniziale ha ormai lasciato il posto ad espressioni del viso e a sguardi interessati a cercare l’altro. Il lieto finale di questo incontro impossibile è rappresentato, a detta dell’artista, dal fidanzamento tra una donna aborigena e un anglosassone.
Mariella Bettineschi propone una versione rimpicciolita della già proposta installazione Que estas esperando, formata da stampe digitali su vetro, rappresentanti due categorie: le catastrofi provocate dall’uomo, come lo tsunami e Ground Zero e le immagini di cura e affetto, come delle mani di donna che difendono il mappamondo fermo sul Sud America o come la bellezza antica di un viso di donna africana scolpito dal tempo. Pensata per gli studenti dell’Università Cattolica di Milano, l’istallazione non cela la sua connotazione didattica, invitando chi la guarda ad affidarsi alla bellezza del mondo nelle sue molteplici sembianze, per potere affrancarsi dalla precarietà dell’esistenza.
Il giovane artista bergamasco Filippo Berta ragiona sul potere aggregante delle radici culturali comuni, filmando una performance collettiva dal titolo Canzonette nel salotto buono di Bergamo. La frequentatissima via XX Settembre, meta di orde domenicali in cerca di svago ed incontri, si presta a location ideale per un concerto insolito: un tappeto rosso ospita undici stranieri fischiettanti il motivo di una tipica canzone popolare orobica: “Noter de Berghem”. L’artista giocando sapientemente sul confronto tra situazioni dicotomiche e apparentemente inconciliabili, propone nuove vie per la conoscenza e l’accettazione reciproca, oggi giorno che la multietnicità è divenuta una componente fisiologica della società e propone la possibilità di incontrarsi lì dove è più semplice e rassicurante farlo: le proprie origini e la propria tradizione.
L’installazione dell’artista napoletano Stefano Romano si chiama Landscape e racconta di una giornata particolare ma in fondo del tutto normale: l’otto Ottobre duemilaotto, l’artista al risveglio, decide di annotare i nomi di tutte le persone con cui avrebbe parlato da lì fino a sera. I nomi messi uno di fianco all’altro e disposti in orizzontale costituiscono uno skyline immaginario, un paesaggio quindi formato da ciò che rimane delle relazione e dell’incontro con l’altro. Un’idea semplice quanto efficace, perché d’altro canto siamo quello che impariamo dagli altri e il cambiamento lo portiamo in giro con il nostro passo incessante, disegnando paesaggi potenzialmente infiniti.
Storie
11 Ottobre – 29 Novembre
viamoronisedici spazio arte
Bergamo