Attorno al tavolo

di Elena Santoni
Teste mozzate emergono da bui caravaggeschi, su un vassoio, come offerte sacrificali. Niente violenza, solo una lama conficcata nella gola e un po’ di sangue. Vitelli e porcellini appartengono a questa categoria di “ ritratti”. E’ vero che usando il termine più accademico e appropriato sarebbe opportuno indicarli come nature morte, oppure, ironicamente, come carni morte. Ma in fondo, siamo posti di fronte ad una testa che occupa con sobria eleganza l’intero formato cartaceo, e possiamo parlare di ritratto in modo opportuno. Vitali rappresenta la carne, e privilegia i toni della carne: il rosso e il rosato. Nell’acquarello, una tecnica sfruttata per la sua fluidità, una possibile allusione agli umori, ai liquami intestinali che si fanno fonte di sublime ispirazione per poi condensarsi in equiparabile maestria formale.
Alla serie dei pesci è dedicata una complessa tecnica mista che è un po’ il segreto dell’autore, come rivela Antonia Jannone: “ Vitali non ama fare scuola…” .
Lo Sfondo bianco, la pietanza, la prospettiva squadernata, la disposizione ordinata di ciascun elemento, di ogni pesce: dietro alla morte l’ordine e la vita, una rigidità ed un a razionalità mondrianiana anteposta ad una tecnica che coglie ogni tessuto, ogni muscolo insanguinato che sta per essere consumato e mangiato. La precarietà dell’esistenza viene proposta attraverso il cibo, attraverso il nutrimento fisico dell’uomo.
Non mancano le pietanze di frutta; ad essere rappresentato con ricorrenza è il fico, dell’arida, pascoliana, estate dei morti.
Evacuazioni di carboncini in cui appare e riappare ossessivamente la stessa immagine, quasi una sorta di cubismo sviscerato e viscerale, grottesche presenze umane, strani spiriti che aleggiano tra le trasparenze di una tavola imbandita sono gli scatti - visione di Giancarlo Vitali.
Nella galleria milanese un assaggio a “ Ritratti di pollame, carne , rose e girasoli…” il preludio alla grande antologica di Lecco.
Galleria Antonia Jannone - Milano