a cura di Luca Cordoni
Si è da poco conclusa alla Galleria Elleni di Bergamo la doppia personale di Francesco Lussana e Giovanni Minelli, due creativi che si ispirano al mondo della produzione seriale per giungere poi ad esiti artistici unici. Lussana, coetaneo dell’arte concettuale, leva 1958, rappresenta uno spaccato del delicato periodo storico degli anni Settanta-Ottanta, in cui l’industria era affamata di lavoratori.
Entrato in fabbrica a quindici anni, Francesco ha la possibilità di specializzarsi nella tecnica della trasformazione della lamiera e poi di diventare il responsabile del progetto S.M.E.D. nella ditta Minifaber. La sigla sta per Single Minute Exchange of Die (cambio stampo al minuto) e rappresenta un processo, brevettato da Toyota volto a razionalizzare il lavoro, riducendo i tempi di cambio dello stampo e consentendo all’addetto di sporcarsi e faticare meno. Come operaio addetto alla produzione standardizzata, ha inizialmente imparato sul campo la necessaria relazione uomo-macchina, che anche per mansioni di controllo, richiede al primo un’attenzione notevole e gli impone la reiterazione del gesto e il suo rumore chiassoso scandito solo dalle pause. I colori delle sue installazioni di arte tecnologica registrano il cambio di colore delle macchine vissute in fabbrica: ora verde, ora rosso, giallo o bianco: quegli stessi colori che, riferisce Lussana, dopo anni di lavoro ricorrono nei sogni degli addetti alla produzione. Parallelamente coltiva buone letture e frequentazioni che lo portano a decontestualizzare i prodotti metallici, fermandone la produzione a un dato momento. In mostra sono presenti opere frutto di un’interruzione voluta, che impediscono a chi le guarda di capire cosa sarebbero diventate se il processo industriale avesse fatto il suo corso; questo è il caso del blocco cilindrico di metallo da cui è stata ottenuta una struttura verticale con i punzoni che poi sarebbero serviti per costruire forcelle di biciclette da bambino. Due lastre circolari forate, poste su dei pannelli gialli e appese al soffitto con dei fili resistenti, rappresentano invece l’aspetto più ludico e ed estetizzante della produzione dell’artista. La vera novità dell’esposizione è però rappresentata dall’installazione “Campionatura per piastra di cablaggio”, una serie di 18 lamiere tagliate al laser con dei quadrati concentrici e poste su pannelli bianchi, che rappresentano una successione crescente di forme regolari e pulite. Lussana espone i suoi lavori bidimensionali a parete, lasciando il piano alle fascinose opere di art design del giovane ed intraprendente Giovanni Minelli, laureatosi a Brera con un tesi sulla storia e l’evoluzione del design. Ben si inseriscono le sue poltrone metalliche nel progetto della mostra, perché nella sua ricerca lo studio della tecnologia dei materiali è strettamente legato alle sue conoscenze artistiche. Per Minelli è importante seguire il processo di lavorazione dei suoi mobili-sculture dalla fase di progettazione a quella di esecuzione, che richiede tempo e pazienza infinita nella minuzia delle saldature, pensate e commissionate nei suoi viaggi in Indonesia, dove l’artista possiede uno studio e può forse ridurre i costi di produzione. Le sue poltrone in filo di metallo bianco rappresentano opere destinate forse ad un pubblico di selezionati amatori del genere, ma tradiscono in alcuni casi anche un potenziale utilizzo nella comodità della seduta. Indubbio e accattivante il forte impatto estetico.
Francesco Lussana\Giovanni Minelli
Bergamo
ELLENI GALLERIA D’ARTE
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