Il sogno è dentro di noi

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di Ivana Porcini
Peeeeee: uno sberleffo con la lingua di Menelik. E’ questo il disegno scelto dalla galleria Di Marino per presentare la nuova personale di Marco Raparelli, Il futuro non è più quello di una volta, inaugurata a Napoli giovedì 12 febbraio.
Una mostra onirica, lasciata agli spazi mentali di colui che la visita, ma allo stesso tempo una mostra tutta da guardare. Con calma e con attenzione, sin dalla prima sala.
Qui l’impatto è violento e, nell’epoca aurea del “decorum” inseguito a tutti i costi, l’occhio si perde di fronte alla prepotenza delle immagini attaccate alle pareti. Disegni numerosi e di diverso taglio, su semplice carta. Donne e uomini brutti, grassi, pelati, sdentati che ci procurano fastidio per il loro essere inattesi; per il nostro essere impreparati.

L’autore romano è diventato famoso per i suoi goffi personaggi da fumetto ma si schermisce, con la solita vera o presunta innocenza degli artisti, quando gli si domanda se la sua è satira dei tempi.
Eppure la satira c’è, e quanta!
Nei corpi che risultano snob al contrario nelle loro ostentate bruttezze, nei polli agognati e messi in cornice, nel miele che diventa sinonimo di dolcezza e di consolazione quando si resta senza parole al passaggio di una limousine che è al completo di tutto e che sembra una villa su ruote.
Nel confronto serrato e poetico della seconda sala, dove l’installazione intitolata God must be crazy ha tutta la pesantezza di una vita qualunque che si sopporta ogni giorno in spalla perché la mente è altrove. E lo si capisce di fronte alla scultura che è sull’altra parete, Rappresentazione del materiale onirico, una nuvola fatta di cielo su cui è poggiato un castello bianco.
L’abbandono all’immaginazione sconfina, poi, nella terza e ultima saletta dove prevale l’ironia anche sull’arte e il tema della solitudine, sottolineato con la video animazione Abandoned dog, ci rende il senso del nostro percorso alla ricerca di un sogno che è dentro di noi. E dove il tempo che passa e che non può fermarsi è segnato da chiome lunghissime e avviluppanti che si azzerano per poi tornare a crescere.
                                                                                                                                      

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