L’UOMO COSMICO IN UN BARATTOLO

mistici metropolitani 1
di Annalisa Palombino [annalisapalombino@hotmail.it]
Il 19 marzo 2012, a Napoli presso Lineadarte- Officina Creativa, ha avuto luogo l’ultimo atto di una mostra-laboratorio inaugurata il 3. “Mistici metropolitani” è un progetto che coinvolge tre artisti: Gianfranco De Micheli, Gino Sansone e Francis V. Tiso. Dopo un percorso laboratoriale che ha coinvolto attivamente i visitatori, i quali hanno avuto modo di elaborare le energie ricevute dalle creazioni artistiche mediante la meditazione, un atto sacrificale ha trasformato l’Officina Creativa in un vero e proprio tempio.

Il Purusha, l’uomo cosmico del Vedismo, raffigurato sul pavimento con polveri colorate provenienti da diversi luoghi del pianeta, è stato dissolto dai tre artisti-ierofanti in una cerimonia corredata di oggetti rituali e recitazione di mantra. Questo rito richiama la dissoluzione dei mandala di polvere dei buddhisti tibetani: grandi e complesse rappresentazioni simboliche del cosmo che vengono spazzate via in nome del principio dell’impermanenza, cioè  della  transitorietà di tutto ciò che esiste. Il Purusha rappresenta il cosmo, la totalità dell’essere: è il principio creativo universale da cui ogni cosa  è nata. I visitatori-devoti, disposti in cerchio intorno alla figura, contenuti in un sacro silenzio, dopo averlo ammirato ergersi sulle acque primordiali dominando la kundalini, il serpente cosmico, lo hanno visto scomporsi, donare se stesso per dar vita a nuove creazioni. Infatti, le polveri derivanti dalla figura scomposta, ossia i resti del sacrificio, sono stati raccolti in 54 (la metà di 108, numero sacro) barattoli di latta etichettati con l’immagine del Purusha, la descrizione del contenuto e le firme degli autori. Questo nuovo prodotto immesso sul mercato è stato chiamato Body-soul poiché l’uomo cosmico è fatto di spirito e materia. L’etichetta riporta anche mantra e versi sacri delle principali religioni del pianeta allo stesso modo in cui le diverse opere esposte alla mostra, come in un tempio dell’era globale, celebrano le diverse forme in cui la sostanza divina si manifesta. A completamento del rito, il mattino successivo, una piccola parte delle polveri è stata dispersa nelle acque che circondano il Castel dell’Ovo ritornando così alla natura. In questo modo, alla vigilia dell’equinozio di primavera, il rituale di rinascita è stato esteso all’intera città. L’arte è stata restituita alla sua sacralità evocando al contempo le oblazioni vediche, i mandala tibetani e il sacrificio del Cristo. La dissoluzione non è stata rappresentata come morte ma come trasformazione, come l’origine di nuove vite. L’opera d’arte iniziale si è frammentata in tante opere d’arte più piccole (i barattoli) e la dissoluzione dell’uomo cosmico, proprio come in una magia simbolica, ha permesso un processo di rinascita a tutti i presenti. Un antichissimo inno vedico ha riprodotto se stesso trascendendo lo spazio e il tempo.

…Quando gli dei hanno spanso il sacrificio dell’offerta che era il Purusha, la Primavera era il burro chiarificato, l’Estate era la legna e l’Autunno era l’oblazione.
(dal Purushasuktam del Rig Veda, X:90; tradotto da F.V.Tiso)

3 Commenti a “L’UOMO COSMICO IN UN BARATTOLO”

  1. Antionio scrive:

    peccato nn esserci potuto andare
    bell’articolo!

  2. Interessante e chiaro, invita ad approfondirsi sul tema della vera cultura buddista… (meglio fermarsi qui) :-)

  3. Roberto scrive:

    L’articolo appare stimolante e contagia l’essenza dell’esperienza vissuta. Il tema della morte e della rinascita, che si rifà anche ai riti propiziatori e a quelli del ciclo delle messi (semina, fioritura e mietitura) ci fa riflettere sul ciclo della vita e sulla paura della propria fine come stato mentale non s pregno della verità dell’essere

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