
a cura di Luca Cordoni
Hanno varcato l’oceano più volte per proporre una creatività fatta d’immagini e suoni che si sciolgono, che avvolgono e guidano senza clamore lo spettatore a guardare l’interiorità, che per un uomo forse è tutto. Obiettivo la ricerca di atmosfere minimal che faccia luce proprio nel lato nascosto dell’animo, lì dove si annidano parole mai dette, speranze pervicacemente agognate, sogni a volte neri.
Una sorta di ricerca zen, fatta sì d’intimismo e concentrazione, ma che vede nella forza della performance live un’esperienza sinestetica unica e gioiosa.
Protagonista è il collettivo Otolab, un gruppo di una quindicina di creativi che nel 2001 nella tentacolare ma a volte miope Milano, ha scelto di unirsi artisticamente per condividere e far circolare saperi diversi: musica suonata e mixata, elettronica, video-arte, regia filmica, web design, architettura, grafica.
Dopo i successi internazionali di Elektra ‘09, Montreal; Cinesthesy ‘08, Parigi; Dissonanze ‘06 & ‘08, Roma; Clubtransmediale ‘05, Berlino; Arte Nuevo Interactiva, ‘05 Bienal Internacional de Merida, Mexico; Istanbul Contemporary Art Museum, Turkey; Gallery Noass, Art and Culture Project Noass, Riga, Lettonia; Netmage ’04 Bologna, il collettivo milanese di optical art tra i più affermati in Italia, porta alla Traffic Gallery di Bergamo il suo ultimo lavoro: “giardini neri”.

Il progetto ispirato all’idea del giardino, rappresenta una svolta figurativa nella produzione della visual-band, da sempre affezionata al tema optical e ipnotic per eccellenza. In galleria sono esposte ventitré stampe su alluminio, ricavate dagli stills della performance tenutasi a Parigi nel 2008. L’idea del progetto nasce in Messico, dice Massi, il mentore del gruppo, pensando a delle stanze in cui sound e design parlassero la lingua persuasiva dei sogni. Il live proiettato su un doppio schermo si risolve in un susseguirsi di stati d’animo diversi. Il giardino, viene vissuto quando nessuno lo vive: di notte, quando la coscienza ha tempo per fermarsi e sentire il suo peso. Questa la sequenza narrativa esposta in senso orario sulle pareti della Traffic: il pulsare delle luci anticipa delle immagini dei boschi, che poi diventano sentieri e poi campi di cotone, in seguito inondati dall’acqua che, con il riflesso di una luce bluastra, sembra porre fine alle ansie e ai dubbi e mettere un punto d’arrivo al viaggio onirico. I fermo immagine degli ultimi dieci minuti non ci sono, ma raccontano la fine di questo peregrinare notturno dell’anima: l’acqua, prima elemento rassicurante, si trasforma in un liquido denso e scuro che lascia percepire solo la linea dell’orizzonte e crea un approdo difficoltoso alla trascendenza. Le ultime immagini, inquadrate dall’alto secondo una diagonale prospettica, abbandonano l’iniziale radice figurativa per approdare a un finale molto noise. Il video esposto in Galleria è la ripresa della performance parigina e ne restituisce un senso claustrofobico accompagnato da suoni etno-elettrici. La seconda sala della Galleria ospita un progetto qui in precedenza ospitato: “OP7”. Si tratta di un lavoro del 2006, commissionato dal festival di sperimentazione digitale Mixed Media, intorno all’installazione permanente di Anselm Kiefer: “Sette Palazzi Celesti”, che inaugurò nel 2004 gli spazi immensi dell’Hangar Bicocca di Milano. Le stampe fotografiche tratte da stills del materiale video originale, restituiscono bene l’idea della rilettura del tema del tunnel come metafora del viaggio e indagine sulla percezione audiovisiva. Il video è visionabile su http://www.vimeo.com/694087. Il cammino d’iniziazione spirituale proposto dall’artista tedesco avviene attraverso i sette palazzi celesti che rappresentano i diversi livelli di partecipazione dell’uomo al divino. Otolab sembra riuscire a eludere la sorveglianza degli angeli, che secondo l’antica leggenda custodirebbero le torri, creando geometrie tridimensionali illusorie e facendo precipitare l’occhio dello spettatore nelle cavità dei tunnel, costituiti dall’alternarsi di fotogrammi stroboscopici alternati in sequenza binaria bianco e nero. Il passaggio da un livello di conoscenza al successivo è reso possibile da un momento di pausa, che prepara chi guarda a entrare in un altro tunnel. L’unica ancora di certezza nel vuoto di suoni e forme creato dal gruppo è la linea dell’orizzonte. L’approdo e la visione della trascendenza si risolvono in quella dell’unità finale di forme e suono.
Otolab
giardini neri
23 giugno – 25 luglio 2009
giardini neri
Traffic Gallery Contemporary Art Bergamo
Via San Tomaso 92 (24121)
Tel. 0039 035 0602882.
www.trafficgallery.org
info@trafficgallery.org