Steal, in the silence

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di Elisa Lenhard
Visitando la mostra personale di Christina Mackie dal titolo Steal, in the silence che la galleria Sonia Rosso ha inaugurato lo scorso 18 marzo, non si può fare  ameno di incamminarsi verso un’intima dimensione di nostalgici ricordi, vicini o lontani, che inebriano fisicamente di infinita poesia e leggera piacevolezza.
Opere molto ricercate, raffinate e avvolte al contempo da un minimalismo – forse solo apparente – difficile da ricondurre ad una qualsivoglia esperienza altra, capace di evocare soavi sentimenti di purezza e semplicità.
Tecnica e osservazione della materia stanno alla base della ricerca artistica della Mackie, indagini che muovono un dialogo tanto fondamentale quanto intrigante tra forma – materia e collocazione all’interno dello spazio espositivo.
Nel dettaglio, la mostra si apre con due lavori che – a mio avviso – semplificano sublimamente il significato della maniera della Mackie. Me and my shadow, la prima, figura umana appena accennata nel mogano e Steal, in the silence la seconda, installazione ottenuta con la combinazione di più elementi che compongono un luogo abitativo, dove all’ interno troviamo sculture di dimensioni ridotte che ricordano le bambole russe; lavori che ci riportano ad un’età lontana, come quella che può vivere un bambino che si diletta solitariamente al gioco.

Le forme indefinite e soffuse che l’artista ottiene plasmando i materiali grezzi con minuziosa attenzione ad ogni singolo dettaglio, ritornano anche negli altri lavori in mostra, ad esempio The dies, composizione scultorea ricavata dall’assemblaggio di tavole di legno. Arricchite di altri materiali, emergono dalle stesse figure geometriche, forme pure che ci ribaltano negli abissi del silenzio.
Forme minimali, importanza del particolare, materiali semplici, grezzi, puri, incontaminati, l’ironia proprio dell’aspetto ludico della vita di ognuno, caratterizzano, dunque, il lavoro di Christina Mackie presentato da Sonia Rosso che, dopo l’originalità e successo del progetto di Jonathan Monk del Lira Hotel, ha confermato ancora una volta la ricchezza del suo lavoro, raro, raffinato, ricercato, di immensa profondità di contenuti, sempre estremamente attuale.

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