
a cura di Palmiro Rauch
Bruno Munari, fin dal dopoguerra, supportato intelligentemente dagli editori Laterza e Zanichelli, ha formato generazioni di addetti e non, senza risparmiarsi in sapienti e numerosi scritti in tutte le discipline connesse al design. Scrittore, Maestro, Artista, Artigiano, Sperimentatore, inarrestabile tuttologo, Munari non è mai stato facilmente allocabile ne definibile; è sempre stato di volta in volta Principe ove si proponeva. Geniale nell’aver avvicinato alla Cultura visiva i giovanissimi fin dall’età prescolare, educandoli a sperimentare, ad osservare, ad usare la fantasia senza vincoli di sorta.Il feed-back della creatività dei suoi giovani allievi è sempre stato superlativo. Il progetto non era mai fine a se stesso, circoscritto, chiuso, tutto era concatenato in una logica di razionale di disarmante linearità. Un progetto era un arco più o meno ampio su una enorme circonferenza preceduto e seguito da interrogativi che sempre avevano risposte intuitive e mai banali. Un maestro da cui partire per scoprire l’importanza dell’osservazione della natura. Osservate un albero. Soffermatevi sulla sua funzione, l’uso, la bellezza, la gioia di stargli sotto od accanto, magari su una panchina senza tempo; un roccione che la natura aveva modellato nei secoli, per accoglierti comodamente, sapeva che un giorno saresti passato da quelle parti. Docente in ogni parte del mondo, era osannato in Giappone dove filosofia, rigore, tradizione, rispetto dell’ ambiente erano la sua innata connotazione. Amatissimo dai fratelli del Sol Levante e di riflesso anche da noi occidentali che il Design lo viviamo/subiamo tutti i giorni.
Noi, quelli del paese Du Sole, che per proprietà transitiva siamo ora anche un po’ Giapponesi , il che non guasta.