
All’ interno del Programma evento Incontri di Frontiera, curato da Stefano Taccone e Pina Capobianco, Rosaria Iazzetta confrontandosi ancora con la realtà struggente del quartiere di Scampia, decide di sottoporre la propria persona, nel mostrare quanto assurdo è unirsi in matrimonio con chi appartiene al mondo criminale, in cui la vita è già segnata da morte e disperazione. Le foto di un apparente e normale album fotografico, vengono realizzate nei luoghi simboli di Scampia, e potrebbero risultare normali se solo non fosse che lo sposo si presenta già privo di vita, all’ interno di scene che oscillano tra una vanità principesca di origine “cafona” fatta di sfarzo criminale e una rassegnazione gioiosa che diventata abitudine,non si riconosce più come dramma.

Chi decide di amare e di unirsi in amore, di conseguenza ripudia l’ odio, e se questo concetto fosse ben chiaro a tutti quelli che decidono di unirsi in matrimonio, si avrebbe come risultato una minore coscienza criminale, perche senza saperlo avremmo convertito e ridimensionato i criminali che decidono di unirsi in matrimonio per rafforzare la politica criminale e aumentare il prestigio da classe di potere a status simbol.
Lead Wedding
Inside of Programm “ Incontri di Frontiera”,curated from Stefano Taccone and Pina Capobianco, Iazzetta confronting with the reality of Scampia district. The artist decides to submit the actual person,to show how much absurd is to unite itself in marriage with who belongs to the criminal world, in which the life already is marked from death and despair. The photograph of an apparent and normal photographic album, come realized in the places symbols of Scampia area, and could result normal if alone not pits that the groom is presented already lacking life, inside of stages that fluctuate between a vanity princely of origin “boor “done of criminal splendor and of a joyful resignation that become habit do not succeeds more to recognize itself like drama. Who it decides lover and to unite itself in love, means to repudiates the hatred, and if this concept was quite clear to all those that decide to unite itself in marriage, would have how resulted a smaller criminal conscience, because we would have converted it and reorganized the criminals that decide to unite itself in marriage to strengthen the criminal politics and to increase the prestige from power-class to status simbol.
“Nozze di Piombo”, il titolo del lavoro di Rosaria Iazzetta, nato all’ interno della Programma evento “ Incontri di Frontiera” curato da Stefano Taccone e Pina Capobianco
Centro Alberto Hurtado, Viale della Resistenza, polo artigianale Scampia, 80145 Napoli
Dal 24 al 30 Aprile
tel.:+39 329.7140758 tel.:+39 320.3560239 (lun.- sab. h 9.00-13.00 | 15.30-17.00)
“Incontri di frontiera”
a cura di Pina Capobianco e Stefano Taccone
Con Katia Alicante, Giacomo Faiella, Rosa Futuro, Rosaria Iazzetta, Salvatore Manzi, MaraM, Giuditta Nelli, Maria Vittoria Perrelli, Alessandro Ratti, Ur5o
Inaugurazione: venerdì 24 aprile dalle ore 18.30
Centro Hurtado – Polo Artigianale
Viale della Resistenza – Scampia, Napoli
Il progetto “Incontri di frontiera”, a cura di Pina Capobianco e Stefano Taccone si caratterizza come una prosecuzione dell’esperienza del ciclo “Corrispondenze di frontiera” (Centro Hurtado, ottobre 2007 – maggio 2008), ma anche come un passo ulteriore. Nell’ambito di quest’ultimo otto artisti campani, tutti provvisti di una profonda esperienza della realtà del quartiere, sono stati invitati a tenere a turno un’esposizione personale che elevasse il contesto, identificato come “zona di frontiera”, a materia prima del loro lavoro. In questa occasione invece dieci artisti, non solo campani, ma anche provenienti da altre regioni d’Italia, sono chiamati non più ad un’elaborazione metaforica del contesto, ma all’interazione con esso in presa diretta, nel suo quotidiano divenire. Da qui la sostituzione del concetto di “corrispondenza” con quello di “incontro”, nonché il passaggio dagli spazi interni a quelli prettamente esterni del centro e a quelli ad esso limitrofi.
Katia Alicante realizza, in collaborazione con i bambini di Scampia e dei loro genitori, un sito web far conoscere il quartiere e i suoi abitanti; Giacomo Faiella continua la sua decostruzione del sistema dell’economia traslando il motivo del parallelismo tra sistema monetario e sistema metrico decimale nello spazio da cui originariamente l’idea era scaturita; Rosa Futuro conduce la sua consueta satira sociale invitando gli spettatori ad unire i puntini di un ampio cartellone per scoprire la figura che vi si cela; Rosaria Iazzetta e MaraM inscenano una vera e propria doppia festa nuziale ritagliandosi la parte delle due spose, ma perdendo prematuramente i loro rispettivi sposi; Salvatore Manzi propone una sorta di punto di ascolto, una postazione in cui gli spettatori possono discutere dei propri problemi ed individuare soluzioni insieme all’artista; Giuditta Nelli insegna ai bambini di Scampia a costruire macchine fotografiche rudimentali con scatole di latta ed ad usarle per ritrarre quelli che loro considerano “luoghi impossibili”; Maria Vittoria Perrelli innesca un cortocircuito cerebrale tra la nobiltà dei toni della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e la consunzione delle poltrone che accolgono gli spettatori che la ascoltano recitata in cuffia; Alessandro Ratti pone nello spazio pubblico i suoi oggetti in plastica al fine di trasformarli in propulsori di socialità; Ur5o riflette su come la coatta e materialistica concretezza del nostro cammino conduca ad un distacco dai bisogni autentici, ma anche, una volta conseguito il picco più alto dell’alienazione, ad un moto di ribellione radicale.
Questa volta però gli incontri avvengono non solo sul piano degli interventi artistici, ma anche per mezzo momenti di dibattito a tema, ove alcuni degli artisti, ma anche intellettuali ed operatori di differente estrazione e formazione, rendono testimonianza della loro “esperienza di frontiera”, intendendo il concetto di “frontiera”, come già nell’evento del 2007-2008, in quanto limite che separa due ambiti distinti. Il 28, 29 ed il 30 aprile si svolgono così, dalle ore 18,30, i dibattiti incentrati rispettivamente sulla Frontiera africana, sulla Frontiera economica e sulla Frontiera mentale.
L’iniziativa rientra nel progetto “Costruiamoci un orizzonte”, che ha come promotrice e finanziatrice la Fondazione Vodafone Italia congiuntamente alla Regione Campania, la Provincia di Napoli, il Comune di Napoli e la Compagnia di Gesù con il Centro Hurtado, centro di formazione per i giovani del quartiere, per la loro crescita culturale e l’avviamento al lavoro.
“Costruiamoci un orizzonte” mira a sperimentare un modello di sviluppo e di crescita per il territorio attraverso tre linee di azione: sostenere iniziative di educazione di strada destinate a ragazzi in dispersione e a rischio; offrire opportunità culturali, attraverso l’arte visiva, musicale e la lettura; attivare la formazione di professionalità, in particolare con la costituzione di un laboratorio di legatoria e di restauro del libro.
Ringrazio pubblicamente il Maestro Davide per proporre notizie che hanno una utilità sociale che superano il concetto stesso della sola estetica.E questo forse dovrei ringraziare il Signore che l’ha creato con una sensibilità unica; grazie Signore. Approfitto poi dell’ occasione per dibattere su un tema caldo quale la normalità contemporanea nel condividere la vita con situazioni illegali e camorristiche. Io a mio avviso credo che l’ arte in queste tematiche e in una realtà quale quella Campana dovrebbe alzare la testa e uscire allo scoperto.l’utilità dell’ arte sociale stà nel fatto che dà la possibilità di andare a scoprire dinamiche in cui c’è qualcuno che ci guadagna da un lato e dall’ altro qualcuno che soffre.Se avessimo il senso di collettività alto e ridimensionassimo l’ idea che il terrore della camorra ci ha inculcato, ossia l’ idea di pensare solo a noi stessi per sopravvivere, noi avremmo sconfitto il fare criminale.L’ arte in questo ha un ruolo fondamentale nell’ aprire le coscienze e suggerire dinamiche positive al fine di cambiare uno stato di fatto creato per le sofferenze di molti e vantaggi di pochi. Voi sensibili e aperti al confronto, che ne pensate? Quanto l’ arte può fare per cambiare dinamiche illegali ? E se ci riesce, quali secondo voi dovrebbero essere le dinamiche di fruibilità per arrivare alle coscienze degli illegali nel combatterli e nei sani per sostenerli?
Rosaria, hai perfettamente ragione: l’arte è uno dei mezzi migliori per scuotere le coscienze, perché comunica direttamente con il nostro animo. Di certo, non può far miracoli, ma io sono convinta che possa essere uno strumento molto utile per smuovere le acque.
L’arte è il solo mezzo che io conosca per comunicare efficacemente… sia con i bambini, che con gli adulti!
Dall’arte visiva alla musica, ci sono infiniti modi per parlare al cuore delle persone e convincerle di qualsiasi cosa che valga la pena di fare! Ve l’assicuro