Trash Worship
di Rolando Politi
Trash Worship è un modo di vivere. La pratica di questo “modus vivendi” è principalmente focalizzata sulla spazzatura di imballaggio dei beni di consumo.
Nella sua applicazione assoluta il Trash Worship tratta qualsiasi oggetto e materiale in stato di abbandono con una riverenza spirituale. La spiritualità si esprime in modo semplice ed animistico con gli spiriti del bene in perenne conflitto contro quelli del male.
In 7 anni di esistenza si è sviluppata una certa mitologia folcloristica raccolta in un non meglio denominato “libretto di preghiere”…the Prayer Book.
Gli adepti praticanti sono chiamati “Yanbukis”. La missione dei Yanbukis è quella di sensibilizzare la società non solo sul valore ecologico di riutilizzo di “Trash” ma anche sui valori mentali terapeutici che si ottengono con la sistematica pratica di separare, pulire e ricostruire oggetti di rifiuto.
Uno Yanbuki praticante acquisisce un forte senso di benessere fisico mentale nei confronti di un non praticante che troppo spesso rimane frastornato, frammentato e deluso dalla civiltà dei consumi.
La “Trash Worship Society” essendo una “situazione”, uno stato d’animo ed un potenziale movimento non può identificarsi esclusivamente con i segmenti artistici di “trash art”, “recycling art” e “found objects”, altrimenti correrebbe il rischio di alienare i settori sociali che più avrebbero bisogno di questo metodo di educazione spirituale: in definitiva gli strati sociali più bassi che praticamente vivono circondati da trash di ogni tipo!!!
Comunque, spesso Trash Worship può servire d’ispirazione per artisti operanti in quei segmenti.
I metodi di presentazione sono diversi, da teatro di strada (trash burattinaggio) a veri e propri riti, processioni e installazioni (santuarii pubblici)…etc.
Concludo con una opinione sul RECYCLING. Non mi oppongo in linea di massima al concetto del RECYCLING che è un perno universale di tutta la vita organica, ma alle pratiche del RECYCLING così come sono offerte dalla società.
In definitiva il RECYCLING disponibile per il cittadino non fà altro che restituire al sistema lo stesso materiale che ritorna ad imballare gli stessi insignificanti e scadenti beni di consumo.
Il Trash Worship professa una svolta più radicale:
DON’T RECYCLE - DON’T RETURN IT TO THEM BUT REUSE IT - REPURPOSE IT - TRANSFORM IT FOR OTHER USE ALSO IF JUST FOR AESTHETICS.
ELIMINATE THE NEED TO RETURN AND BUY AGAIN AND AGAIN THE SAME THING…
12 Gennaio 2008 alle 22:12
Che bello vedere che ci sono forme di organizzazione spontanea rispetto alla questine apocalittica dei rifiuti, che ci sia una avanguardia che usa la propria cretività per ridurre il consumo e l’inquinamento.
Sono veramente felice di aver conosciuto questa filoofia ed il suo guru, spero di poter partecipare presto a degli happening di strada.
Come in un processo alchemico, proviamo a trasformare la “munnezza” in arte.
Sperimentiamo e confrontiamoci,
ispiriamoci a Trash Worship